Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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una presidente che farà la storia

MATTEO ANGELI

Mentre in Italia c’è un florilegio di speculazioni su chi, a fine mese, salirà al Colle per rimpiazzare Sergio Mattarella, nel cuore d’Europa si prepara, quasi in sordina, l’elezione di un altro presidente. O meglio, di una presidente, perché è ormai certo che sarà una donna a succedere al compianto David Sassoli. Le candidate principali sono infatti due donne, che hanno entrambe un curriculum per fare la storia.

La grande favorita è Roberta Metsola, quarantaduenne deputata maltese, che probabilmente martedì prossimo festeggerà due volte: il suo compleanno – è nata il 18 gennaio – e l’elezione allo scranno più alto. Volto moderato, per tanti versi progressista, del Partito popolare europeo (Ppe) – il gruppo politico più numeroso, che rappresenta il centrodestra a trazione cristiano democratica – Metsola deve la sua ascesa non solo all’indiscussa bravura, ma anche a una serie di circostanze fortuite. 

La prima, l’elezione nel 2020 di Mairead McGuinness, ex prima vice-presidente del Parlamento europeo, a Commissaria europea, per prendere il posto del collega irlandese dimissionario, Phil Hogan, travolto da uno scandalo legato al Covid. McGuinness, anche lei esponente del Ppe, andava sostituita con un’altra donna. Questa logica permise a Metsola di passare davanti a molti colleghi più noti e di diventare prima vice-presidente dell’Eurocamera. Un posto già di per sé sufficiente a garantirle la pole position nella corsa alla presidenza.

Metsola, poi, ha potuto beneficiare di un secondo colpo di scena: la decisione di Manfred Weber, capogruppo dei popolari, di non candidarsi. Era lui, secondo l’accordo non scritto tra popolari, socialisti e liberali, che avrebbe dovuto ricevere il testimone da Sassoli. Questo ha spalancato la strada a Metsola. A fine novembre i deputati Ppe l’hanno scelta senza patemi come loro candidata alla presidenza del Parlamento. Lei intanto cura l’immagine da rockstar della politica europea. Ha una retorica potente, dovuta anche al fatto che, diversamente dalla maggior parte dei suoi colleghi, è di madrelingua inglese.  

Ad esempio, in occasione di un dibattito sul problema delle “zone libere da Lgbt” in Polonia, la sua è stata una delle prese di posizioni più forti, nonostante il Ppe di solito non faccia di questi temi una sua priorità. Metsola disse nel settembre 2020: “Avere zone libere da Lgbt vuol dire avere zone libere dall’Europa. Se c’è un solo angolo di questa Unione in cui gli europei non sono i benvenuti, questo è un angolo di troppo. A quelle persone che si sentono disperate, a quei genitori che sono terrorizzati per la sicurezza dei loro figli, a quei giovani che si aspettano che manteniamo la nostra promessa che possono vivere la loro vita liberamente, io dico: la vostra non è un’ideologia invasiva, la vostra è un’ideologia polacca, un’ideologia europea. Siamo dalla vostra parte: l’Europa è dalla vostra parte, perché sappiamo che mentre siamo tutti diversi, siamo tutti uguali”. 

Un concetto ribadito con ancora più forza il 10 marzo 2021. “L’Europa è sinonimo di libertà. Libertà di vivere come si desidera vivere, libertà di amare chi si desidera amare, libertà di essere chi si desidera essere. Non c’è uno stato, una città, un villaggio nella nostra Unione dove questa libertà non sarà difesa, perché questo siamo noi. Questa è una zona di libertà”, così la deputata maltese.

Con questo atteggiamento Metsola si è affermata come una costruttrice di ponti, molto apprezzata anche da sinistra ed ecologisti. Una volta che la sua candidatura è stata confermata, però, è stato puntato il dito contro la sua posizione sull’aborto, che riflette quella del suo paese, Malta, uno degli stati europei con le leggi più restrittive a riguardo. Una macchia su un curriculum eccellente, strumentalizzata da alcuni per cercare di fermarne la corsa.

Sta di fatto che, mentre i socialisti e democratici e i liberali di Renew non hanno avanzato nessuna candidatura, in ossequio al patto del 2019, che stabilisce che il posto debba andare a un esponente del Ppe, gli ecologisti hanno scelto di presentare una loro candidata. Si tratta di Alice Bah Kuhnke, deputata svedese di colore, già nota presentatrice televisiva nel suo paese, poi ministra della Cultura, e al Parlamento europeo dal 2019. A Bruxelles e Strasburgo, Bah Kuhnke si è imposta come una campionessa dei diritti. Cosa che martedì dovrebbe permetterle d’intercettare i voti di chi, a sinistra, non vuole proprio seguire la linea ufficiale e votare Metsola. 

La deputata maltese resta la grande favorita. Se vincerà sarà la terza donna a guidare l’Eurocamera. Soprattutto, mai il Parlamento europeo ha avuto un presidente così giovane. Anche per questo, Metsola è destinata a fare la storia, rappresentando una generazione fin qui lasciata ai margini del grande gioco della politica europea. Anche Alice Bah Kuhnke potrebbe scrivere la storia, in un altro modo, come prima presidente nera del parlamento.

La sfida in ogni caso si presenta come carica di novità, soprattutto se comparata con lo scenario italiano, dove l’elezione a un’altra presidenza, quella della Repubblica, è monopolizzata dai piani di un ottantacinquenne Berlusconi e di un centrodestra diviso tra l’”operazione scoiattolo” e un piano B, dove B non sta per Berlusconi. Anche contro il Cav s’invoca una donna. Ma questa, purtroppo, è una storia decisamente meno avvincente. 

una presidente che farà la storia ultima modifica: 2022-01-15T10:43:09+01:00 da MATTEO ANGELI
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