Tra_Monti
Una rubrica di Marcello Di Martino
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Il girotondo del Cervia

Via Elio Lampridio Cerva, umanista dalmata, ospita una scena di Borotalco, film di Carlo Verdone. Sergio Benvenuti suona al campanello di un appartamento con finestroni vista Piazza Zamagna e trova ad aprirgli Nadia, mirabilmente interpretata da Eleonora Giorgi, sua ex compagna di vendita di enciclopedie porta a porta.  Con bacio sulla rampa di scale con vetrata sul verde prato. 

Il Monte Cervia, senza le musiche di Lucio Dalla, è la cima di giornata. La Riserva Regionale prende il suo e il nome del Navegna, piramide ostica di mesi addietro. Quota 1.438 metri.

Collegiove, Comune campo base, mille metri di altitudine e trenta abitanti in inverno. Ma d’estate, con orgoglio la locandiera  Nannetta tiene a ricordarlo, arrivano a centinaia per sottrarsi dall’afa metropolitana della Capitale.

Pentapartiti. Con me, Sandro sherpa di razza, Luca figlio adottivo e una giovane coppia di dottori forestali, Alessandra e Luca. Luca trasuda scienza di montagna e dei Monti Lucretili è fine conoscitore.  Qui siamo sui Monti Carseolani, ma fa lo stesso.

All’uscita dal paese, sulla sinistra, una agevole carrareccia, al cui esordio macabri vessilli di lavorazioni edili giacciono indisturbati, fa da primo tratto all’ascesa del Cervia. Con l’area picnic, un fontanile e l’immancabile effige della Madonnina, si conclude il prologo e si passa al duro sentiero di cresta, suggerito da abbondante segnaletica in legno. Siamo sul 344, che non è il numero di un tram.

La pendenza non dà tregua e allo sguardo verso l’alto paline bianco-rosse disegnano  un ingannevole susseguirsi di obiettivi. Al culmine del segmento più erto ci si aiuta con le mani per superare ripide roccette. E qui il percorso si fa anche leggermente sdrucciolevole. 

Raggiunta la Vena Maggiore, alternando saliscendi in cresta a pietre e sfasciumi di roccia, si scopre in avanti una voluminosa e sproporzionata croce metallica sostenuta da tiranti  e illuminata nelle ore notturne da un minuscolo generatore solare. Siamo a quota 1.394 metri. È il sigillo grande del Cervia, riferimento visivo della montagna per gli abitanti di Collegiove. Non è, tuttavia, l’apice della sua vetta. 

Sandro è più avanti con i suoi due amici. Luca è con me. Monotematica conversazione del giorno è incentrata sulla cucina. Frollare la selvaggina, facendo attenzione a immergere nella marinatura di vino bianco quelle essenze foraggere che prevalgono nella dieta del malcapitato sacrificato. Minuziosi dettagli che se non fosse per il contenuto macabro della carcassa spennata marinata susciterebbero una plateale risata, ma non possono, tuttavia, non destare nei miei occhi e nel mio profondo un senso di incontrollato buon umore. E con queste ed altre amenità, superando altri immancabili saliscendi, raggiungiamo la cima del Cervia. 

Una sbilenca  e minuta croce in legno, incastonata su un cumulo di pietre e in andamento obliquo ci attende a segnalarci che l’ascesa è alla meta. Un boschetto di faggi la cela. Una bandiera italiana sbrindellata resiste alle folate di vento e alle intemperie.

I due rami del Lago del Turano, il fratello maggiore Navegna, i Lucretili con il Pellecchia e il Gennaro, il Terminillo e il Gran Sasso innevati riempiono gli occhi e allargano i polmoni.

Sandro ama gli anelli. Una sorta di personale avversione a tornare sui propri passi. Un ibrido fra lo sguardo sognante verso il futuro e la smisurata propensione a immergersi nel nuovo. Si vira così verso Nord, a seguire il tracciato del sentiero 343. Traversata per la faggeta, macchie di neve nei punti d’ombra. Tratti tappezzati da foglie indecomposte rendono scivoloso il procedere, soprattutto se in forte pendenza. Ma anche castagni, alcuni monumentali. Alle spalle le alte pareti rocciose del Cervia, formazioni invisibili dalla traccia seguita al mattino. 

Pienamente approvata l’opzione anello dello sherpa maior. Anche i tempi si riducono e in poco più di un’ora siamo di nuovo a Marcetelli, appena fuori del centro abitato di Collegiove. Sandro e il duo botanico-forestale recuperano le auto parcheggiate sulla carrareccia. Con Luca sgranocchiamo un ultimo spuntino ristoratore. Siamo di nuovo in cinque.

Ci attende Nannetta per natura multitasking. Propina caffè, birre,  sigarette, pranzi e cene a base di tartufi e cinghiale, letti per dormire in estate, quando le temperature di città diventano insostenibili.

Il girotondo del Cervia ultima modifica: 2022-11-20T10:00:35+01:00 da Marcello Di Martino