Tra_Monti
Una rubrica di Marcello Di Martino
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La pausa mare merita un riscatto e si affida al Redentore

Mi è stata concessa, in data odierna, la revoca ai domiciliari, pena inflittami in occasione della sventura occorsa sul Pizzone dei Lepini. Data la provata certezza del percorso, la sua limitata difficoltà di sviluppo, potrò recarmi di nuovo “in solitaria” in montagna, sui Monti Aurunci, catena montuosa, margine fra Lazio e Campania. 

Papa Leone XIII agli inizi del Novecento fece collocare su venti cime alpine e appenniniche vessilli, fatti di croci e di statue, richiamanti il Redentore. La cima odierna, il Redentore appunto, è l’unica di queste che ne richiami ancora con il toponimo la genesi.

In una recente puntata di Dilemmi, trasmissione televisiva condotta Gianrico Carofigio, Lidia Ravera e Evelina Christillin hanno dibattuto ed espresso le proprie convinzioni sul dubbio iperbolico: montagna o mare?

La prima, vivendo in una casa sugli scogli di Stromboli, la seconda ancorata alle altitudini della Valle d’Aosta. Aspirazioni alte e metafora della vita, la montagna e il mare, possono trovare una loro sintesi, nel quesito conclusivo, completandosi e integrandosi? 

E così di prima mattina, su questa scia di pensiero, lascio l’immensità del mare sul deserto arenile fra Terracina e Circeo, per dirigermi in alto, sul Redentore, alla ricerca del mio equilibrio interiore.

Nell’immediato skyline, vedo, sull’ultima propaggine dei monti Ausoni, l’erigersi imponente del tempio di Giove Anxur. E poi volgendo lo sguardo al mare blu e verde, il bianco profilo di Sperlonga, i resti della maestosa villa dell’imperatore Tiberio, il castello Angioino Aragonese di Gaeta. E poi, Formia, già alle prese con il traffico mattutino che avvolge frenetico l’area portuale. 

La cocciutaggine di non ricorrere a google map e affidarmi, baby boomer, alla carta stradale del Touring, nel volume dedicato al Sud, mi porta fuori strada. E solo, dopo il classico: vado bene per Maranola? La raggiungo. Sono, così, finalmente sulla buona strada (si fa per dire) che da Maranola conduce al rifugio Pornito. 

Prevalentemente senza guard-rail, in buoni tratti ad una sola carreggiata, erta e piena di tornanti con vista mare, sì, ma anche con l’occhio timoroso rivolto a versanti assai scoscesi. Sette chilometri. Richiamano alla memoria uno spericolato tracciato affrontato sul Col di Tenda. Mitigato, nel rifugio, dalla frittata di patate e cipolle e la zuppa di verdure alla francese.

Nei miei giorni di acqua salata e sole, non certo allenato, la misurata pendenza mi dà, tuttavia, all’inizio quel solito sbandamento con cui mi chiedo sorridendo con me stesso: che ci faccio qui?

La giornata è calda e assolata, ma l’apertura tanto temuta per l’assenza di coperture arboree è attenuata da ampi segmenti ancora in ombra e da qualche nuvola che transita benevola attraverso il sole. Man mano che ci si innalza dagli ottocento metri del rifugio Pornito, inspiegabilmente chiuso in una bella giornata di giugno, si fa sempre più protagonista il mare. il golfo di Gaeta, le Isole Pontine, il Circeo che riassume la sua originale geomorfologia staccato dalla terra ferma. Il percorso, il cui allestimento con staccionata in legno ne orienta dal basso in alto il tragitto, si sviluppa per una lunga spirale che porta dolcemente al superamento dei cinquecento metri di dislivello.

L’ascesa fin dall’esordio reclama la sua essenza religiosa, una immagine mariana in terra cotta, poi una croce imponente a metà strada, poi ancora una madonnina opalescente posta su uno sperone roccioso. Effige, questa, che confonde il raggiungimento della meta e poi ancora l’eremo non visitabile di San Michele Arcangelo, ricostruito, sull’antro originale dell’ottocento trenta, in stile gotico alla fine del mille e ottocento. 

E poi dulcis in fundo il monumento al Redentore. Il piccolo altipiano che lo precede dall’erba ancora smeraldo, le voci echeggianti di armenti al pascolo, il verde intenso della circoscritta radura e in alto la semisfera del vero e proprio mausoleo. Su questo, il Cristo Redentore benedicente e in avanti la croce, simbolo di questa spalla laterale del monte Altino. La leggenda vuole che la testa della prima statua, eretta agli inizi del novecento, distrutta da un fulmine, rotolasse fra le rocce del canalone fino a Maranola e lì custodita in chiesa per anni. The rolling head.

Siamo a quota 1.252 mt. Si resta paralizzati dal panorama che il Redentore concede. Nemmeno la leggera foschia sopraggiunta ne limita la profondità, ne riduce l’alternanza dei colori e ne ridimensiona la vera e propria bellezza di questo stupefacente tratto della costa tirrenica.

 

Se nel salire solo tre runner scolpiti, dal passo marziale, mi superano con sottofondo argomentativo del battito cardiaco e della performance sportiva, interrompendo momentaneamente il mio procedere solitario, nello scendere è tutta un’altra cosa. L’accompagnatore di ragazze spagnole in t-shirt bianca, scarpe da tennis e calzoncini neri, abita all’Eur ed è in vacanza a Formia.

La coppia del Frusinate, lui con la maglia amaranto della magica Roma, lei, col cappellino dell’Unicef, ancora scossa dai vortici della strada che li ha condotti al rifugio Pornito.

La coppia di canadesi muta. La coppia geriatrica con docente di botanica che discerne sulla rarità delle erbe che affollano il ciglio del sentiero. La coppia di ragazzi proveniente da Caiazzo, nei pressi di Piedimonte Matese, dove da bambino all’età di quattro anni cantavo “Nel blu dipinto di blu” affacciato dal balcone di casa, collocata sul corso principale del piccolo borgo del casertano. E per finire, il single montanaro diretto alla cima del Petrella, apice degli Aurunci. 

Una umanità variegata, l’intercettata. Alla ricerca nella montagna di risposte e di vaticini, diversi l’uno dall’altro. Forse, per il cammino odierno al Redentore, ci sarà stato anche chi aspirava alla liberazione dei propri peccati. 

La mia redenzione? Per me, si è trattato di uno scorcio di libertà dalla pena irrogatami mesi fa.

La pausa mare merita un riscatto e si affida al Redentore ultima modifica: 2024-07-09T12:17:55+02:00 da Marcello Di Martino
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