Tra_Monti
Una rubrica di Marcello Di Martino
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Le grandi pietre del Pallano

Tornareccio è miele. Ma anche scamorze. E salsicciotti pure. Poco meno di duemila abitanti, poco più di cinquecento metri di altezza. Valle Medio-Bassa del fiume Sangro, al confine con il Molise.

Per i mei sessantotto, di anni, si torna sui monti, partendo dal basso. La cima odierna, Monte Pallano, è a soli mille e quaranta metri di altitudine. Quota inconsueta per Tra_Monti.

L’articolazione coxofemorale, testé lubrificata, è pronta a risalire.

Lasciati latticini e scorse laboriose produzioni apistiche, fuori dall’abitato, sale in erta una stretta strada d’asfalto e subito sulla sinistra un campo sportivo, provvisto anche di biglietteria in un manufatto in legno scorticato, macabro vessillo della desolazione. Solo l’opera pubblica così negletta riesce a indossare abiti così laceri. Punto ristoro, in Tholos, è lunedì 31 luglio, chiuso, solo il sabato e la domenica aperto. L’accoglienza di comodo. 

E poi la cappella dedicata alla Brigata Julia. Qui il parcheggio. 

Un cartello ben fatto, con indicazione dei tempi di percorrenza, ci orienta a seguire il sentiero E504. Siamo nella Riserva del Monte Pallano e Lecceta d’Ischia d’Archi. Da qui in poco più di sessanta minuti raggiungiamo l’area archeologica, i resti di una città preromana dei Sanniti. Sul sito regnano sovrani l’abbandono e l’incuria. Cartelli divelti e scoloriti dispersi nella sterpaglia, bacheche in legno nude, reperti e scavi preda dell’incalzante erba infestante. Una rappresentazione plastica di inefficienza e di abbandono. Deplorevole e persino offensiva nei confronti dei volenterosi visitatori di questo interessante sito archeologico, abbandonato dai Sanniti nel II secolo.

Il sole non picchia come nei giorni di Caronte e l’ascesa al Pallano, nonostante l’ora prossima al mezzodì, trova nelle fresche e temporanee folate di vento ristoro e piacevole compagne di cammino. Inusuale presenza al mio fianco, con sandali e camicia arancio di seta pura. Il settore dell’abbigliamento sportivo, se fosse per Claudia, non starebbe più in piedi da tempo. Anzi. 

Si riprende l’asfalto, alternato a tagli di anse sinuose su terra. Il silenzio di noi soli sulle strade e i sentieri che portano al Pallano è ritmicamente interrotto dall’eco prodotta dalle rimostranze di Claudia, indomita contestatrice, ancora in preda allo squallore in cui ha visto versare il centro abitato della Pallanum della Tabula Peutingeriana, del quinto secolo avanti Cristo.

In poco più di venti minuti, percorsi all’incirca due chilometri, è la volta delle Mura Megalitiche, vero emblema del Parco Archeologico. Di recente oggetto di intervento per favorire l’accesso ai disabili, la fortificazione, estesa all’origine per diversi chilometri, ipnotizza per dimensione della sua struttura poligonale e per i monoliti che sovrastano le tre aperture verso l’esterno. Di età preromana, di concezione micenea, questi imponenti sistemi di difesa, vere e proprie mura ciclopiche edificate senza malta e con pochi cunei in pietra, ci ammaliano. E allo stupore e alla commozione che ne segue, si sostituisce nell’immediato il pensiero del perché e del come i Sanniti che popolavano questa estesa area di transito verso Brindisi intendessero e fossero in grado di realizzare tanta bellezza architettonica. 

E poi lo sconforto. Poco più avanti, proprio sulla vetta del Monte Pallano, all’esordio del terzo millennio, un ergersi denso, fatto di torri metalliche e di cemento, portanti antenne e parabole per la telefonia, la radio e la televisione, fa da stridente contrasto con la bellezza del quinto secolo avanti Cristo. 

Ma, il rivolgere lo sguardo alle proprie spalle aiuta a riprendersi. Il verde leggermente offuscato del grande Lago di Bomba, il cui invaso alimenta una grande centrale idroelettrica i cui watt illuminano Roma Capitale, il profilo indistinto che vira al bluastro della Maiella all’orizzonte, la distesa Valle del Sangro e i tanti piccoli borghi che insistono sulle colline preappenniniche allargano il respiro e finiscono per mitigare le brutture appena toccate.

E il panorama così goduto rafforza nella memoria i megaliti, la loro maestosa imponenza, e, forse, anche il mistero che si cela nelle loro sagome, perfette, tessere di un mosaico perenne.

Le grandi pietre del Pallano ultima modifica: 2023-08-04T09:12:52+02:00 da Marcello Di Martino
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