La corsa di Andrea Martella verso Ca’ Farsetti prende tono, consistenza e un indirizzo dai contorni definiti. Il comizio di ieri sera alla Pescheria di Rialto segna, per il centrosinistra, l’ingresso nel vivo della campagna per l’elezione del nuovo sindaco di Venezia, una competizione dominata da due frontrunner, Martella, candidato sostenuto da una coalizione ad ampio spettro, che copre tutte le sensibilità del campo progressista, e Simone Venturini, candidato senza partito del centrodestra, ma connotato da una forte impronta fucsia, il colore della personale forza politica del sindaco uscente, Luigi Brugnaro. In corsa, anche diversi altri aspiranti sindaco, tra cui, in posizione preminente, Giovanni Andrea Martini.
Di forte rilievo, nel comizio di ieri, la cornice, la scelta del luogo. Il mercato di Rialto. Carico di storia veneziana, di simboli, di memoria e di memorie. Un luogo, anche, della quotidianità, una quotidianità rubata ai veneziani da una smodata presenza turistica. E poi la notevole partecipazione – pure in concomitanza di un’importante partita in casa del Venezia calcio -, un fatto decisamente politico, questo, che parla di una competizione molto sentita dall’elettorato di sinistra veneziano.
Ma quel che rende particolarmente rilevante il discorso di ieri è il baricentro politico che disegna Martella: una candidatura costruita attorno al noi, specchio evidente del clima che si sentiva ieri tra i presenti in Pescheria. Un cambio di paradigma dopo undici anni di una leadership che ha fatto dell’impronta personale il suo marchio distintivo. Martella prova a ricollocare la politica in un perimetro più ampio, fatto di rappresentanza, processi collettivi, responsabilità condivise. Ma proprio per questo ora si apre la questione decisiva: come si tradurrà il “noi” nella concreta architettura della squadra?
Dovrà farlo presto. Se non tutti i nomi degli assessori designati, dei presidenti delle municipalità e di altre funzioni apicali, almeno proponendo alcune scelte significative, emblematiche del profilo della futura classe dirigente: competenze, aree di responsabilità, figure in grado di parlare ai diversi mondi della città — porto, casa, laguna, welfare, innovazione, cultura. L’enfasi sul “noi”, se non è accompagnata da volti e criteri chiari, rischia di restare una cornice retorica. Per ora, però, il messaggio è rafforzato dalla presenza politica di peso registrata ieri: esponenti del Partito Democratico, di Venezia è Tua, del Movimento 5 Stelle, di Alleanza Verdi‑Sinistra e di altre realtà civiche. Una convergenza trasversale che segnala la costruzione di un campo largo reale, non dichiarato.
Questa impostazione mette Martella in una posizione strategica inedita: la sua candidatura non è semplicemente alternativa al centrodestra, ma propone un modello diverso di governo urbano, basato sulla riconnessione tra città amministrata e città abitata. La casa come “diritto di cittadinanza”, lo Statuto Speciale come struttura istituzionale di lungo periodo, la sicurezza come equilibrio tra presidio, rigenerazione e sociale, una strategia sul post‑Mose che manca da anni: sono pilastri che parlano alla richiesta di normalità amministrativa, non di spettacolarizzazione politica.

Il centrodestra, invece, adotta, scegliendo Venturini, un approccio nella continuità, una scelta, da questo punto di vista, a dir poco singolare: rende vecchio, politicamente, un candidato che propone come suo principale punto di forza il suo essere anagraficamente giovane. D’altra parte, per Venturini, è l’unica discontinuità possibile rispetto al sindaco uscente, che, peraltro, va ricordato, è ancora al centro di rilevanti inchieste giudiziarie. Non potrebbe fare diversamente, a meno che non voglia prendere clamorosamente le distanze da un’amministrazione di cui è stato talmente protagonista da raccogliere lui il testimone dal sindaco uscente, e non l’altro possibile candidato, Michele Zuin, che avrebbe potuto proporsi con un profilo più autonomo, come esponente di Forza Italia ma anche come assessore estraneo alle vicende del sindaco.
Simone Venturini rappresenta dunque una candidatura attraversata, a dir poco, da un’ambivalenza che ieri, a Rialto, per contrasto, è emersa con forza: il suo “noi” è inevitabilmente l’accoppiata con il sindaco uscente, figura che ha segnato profondamente l’ultimo decennio e che ora lascia la scena, come attore protagonista, per rimanervi, in realtà, ritagliandosi la funzione di regista. Un cambio di ruolo. Conservando il potere.
Dichiara, Brugnaro, di voler restare fuori dalla campagna, ma il suo lascito politico è il perimetro entro cui Venturini non può non muoversi. La dichiarata promessa di autonomia resta dunque sospesa tra intenzione e percezione: la figura del sindaco uscente rimane sullo sfondo come presenza strutturale, anche se fisicamente si sfila. E per una parte dell’elettorato questa dinamica pesa più del programma scritto.
Ed è qui che si chiude il cerchio politico della giornata.
Martella costruisce un noi che punta ad allargarsi, ad accogliere, a diventare infrastruttura amministrativa. Venturini, per forza di cose, parte da un noi già definito: quello del binomio con la stagione Brugnaro. Una stagione che l’ex sindaco dice di voler lasciare alle sue spalle, ma che continua a scandire ritmi, percezioni e attese.
In una campagna dove la parola‑chiave è “futuro”, la differenza non è di toni, ma di geometrie politiche: il noi come apertura, o il noi come eredità. E a Venezia — città che da anni cerca una nuova direzione — questa differenza potrebbe pesare più di qualsiasi slogan.

Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

