La tempesta perfetta

Su Venezia si è abbattuto il ciclone provocato dalla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia. A fare da parafulmine il presidente Pietrangelo Buttafuoco: dall'alto i governi europei pretendono che sia impedita la partecipazione, dal basso i movimenti di piazza chiedono di boicottare gli Stati Uniti e Israele promettendo contestazioni, in mezzo una giuria che prima gioca in proprio e poi fugge via davanti alle proprie responsabilità. A tenere la barra a dritta sul rispetto del diritto e dei diritti, la Biennale.
GIOVANNI LEONE
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L’occhio del ciclone si è fermato su Ca’ Giustinian dove oggi governa Pietrangelo Buttafuoco, uomo di cultura, che ragiona e opera come uomo di cultura. Che è la ragione per cui ytali lo sostiene e l’ha sostenuto, nell’esercizio della sua funzione di presidente della più importante istituzione culturale italiana, pur essendo Buttafuoco, per biografia politica, agli antipodi della nostra comunità. Così come, prima di lui, ytali ha sostenuto Roberto Cicutto, con il quale sentiva affinità anche politiche. Figure, entrambi, desiderose e capaci di muoversi nell’ambito culturale, senza farsi condizionare da calcoli politici contingenti. Basti solo considerare la nomina dei massimi responsabili dei diversi settori della Biennale, sia con Buttafuoco sia con il suo predecessore, all’insegna unicamente della qualità dei loro profili, l’opposto del cencioso Cencelli adottato dalle forze della destra al potere per giustificare la spartizione e l’occupazione delle istituzioni culturali con personaggi mediocri, per usare una parola affettuosa, in nome di un’egemonia culturale ridicolmente inesistente.
Venezia, per non andare lontano, ha squadernato platealmente la differenza tra un uomo di cultura e un quaquaraquà (del potere politico), ricorrendo a un termine – non bello ma molto esplicativo – della terra a cui sia chi scrive queste note sia il presidente della Biennale sono legati.
Errori? Sono stati compiuti, ma vanno pertanto contestualizzati in una cornice culturale.
Facciamo parlare i fatti.

Pietrangelo Buttafuoco

Una Biennale che fa Storia

Negli anni scorsi la Russia si è astenuta dal partecipare alle esposizioni d’arte e di architettura, quest’anno ha deciso invece di partecipare gettando scompiglio nei governi europei e in quello italiano. Ventidue ministri della cultura di altrettanti paesi europei scrivono una lettera alla Biennale in cui esprimono ferma condanna contro la possibile riapertura del padiglione russo all’edizione 2026 dell’esposizione d’Arte. A dar loro man forte interviene la Commissione Europea che condanna con forza la decisione di lasciar partecipare la Russia minacciando la revoca degli esigui finanziamenti concessi all’ente dall’Europa se si fosse consentito alla Russia di partecipare. Il tono usato è stato ultimativo e l’imbarazzo del governo Meloni tangibile con i chiarimenti formali chiesti dal ministro Giuli, che poi diserta l’inaugurazione del padiglione Italia ristrutturato.

Al ministro è andata di traverso la difesa in fil di diritto della solida autonomia statutaria del prestigioso Ente Autonomo, di cui il Presidente Pietrangelo Buttafuoco si è fatto paladino, irremovibile, nonostante le invasioni in campo culturale trasformato in campo di battaglia politica. Nel frattempo, un gruppo di oltre settanta artisti e curatori invia una lettera in cui chiede che insieme alla Russia si escludano dall’esposizione anche Israele e Stati Uniti, e il movimento a sostegno della causa palestinese ha annunciato manifestazioni di protesta all’inaugurazione del padiglione israeliano. 

Sostenuto dalla qualificata struttura tecnico-amministrativa, il Presidente Buttafuoco ha difeso l’autonomia della Biennale, facendo presente che lo Statuto dà facoltà ad ogni Stato proprietario di un proprio padiglione nazionale all’interno dei giardini di decidere autonomamente se partecipare o meno all’esposizione. In risposta ai chiarimenti formali chiesti dal ministro trasmette una relazione che documenta la legittimità della partecipazione e degli atti amministrativi che dimostrano che la Biennale ha rispettato le regole e non ha aggirato le sanzioni alla Russia. Al tempo stesso la Biennale annuncia d’intervenire sul piano culturale dando spazio e voce a iniziative di dissidenti per equilibrare il quadro. 

Non basta al ministro Giuli che manda ispettori in Biennale con una mossa che sembra preludere al commissariamento dell’ente, praticabile però solo a condizione di rilevare errori di carattere procedurale o amministrativo, esito improbabile con una organizzazione come quella della Biennale, capace di superare imprevisti di rilievo come della morte lo scorso anno della curatrice camerunense Koyo Kouoh.

Questo accidente non ha impedito la realizzazione del progetto a cui aveva lavorato e che era già definito al punto che è stato possibile ai suoi collaboratori portalo a compimento. Si è giunti fino alla nomina della giuria internazionale al femminile da lei indicata, composta da: Solange Oliveira Farkas (presidente), fondatrice e direttrice dell’associazione culturale Videobrasil; Zoe Butt, curatrice, scrittrice ed educatrice, fondatrice di “in-tangible institute” e direttrice artistica di “deCentral”, Thailandia; Elvira Dyangani Ose, curatrice e direttrice artistica della Public Art Abu Dhabi Biennial; Marta Kuzma, curatrice, teorica dell’arte contemporanea e professoressa alla Yale School of Art; Giovanna Zapperi, storica dell’arte, critica e professoressa all’Università di Ginevra. 

Peccato che anche la giuria, non appena insediata, abbia deciso di lanciarsi nell’arena dando fuoco alle polveri con la decisione di escludere dalla premiazione gli artisti dei paesi inquisiti dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, cioè Russia e Israele, decisione assunta autonomamente e illegittimamente dalla giuria perché esula dai suoi compiti. Non viene neanche preventivamente concordata con la Biennale che l’apprende la sera prima della diffusione della notizia alla stampa. Poi, quando l’artista israeliano Belu-Simion Fainaru selezionato per rappresentare Israele, annuncia azioni legali le componenti della giuria, accortesi dei rischi e forse temendo strascichi legali, hanno comunicato alla stampa e alla Biennale le dimissioni in blocco, di nuovo senza concordare nulla con la Biennale. Questa edizione si preannuncia di grande interesse per il progetto culturale di Koyo Kouoh e resterà nella storia per le difficoltà e gli imprevisti, culminati in un esordio con i commissari ministeriali in casa, la giuria scappata di casa e la curatrice nell’aldilà.

Il presidente Buttafuoco non si perde d’animo e annuncia con un coup de theatre che darà il pallino ai visitatori cui spetterà l’onore e l’onere di attribuire i premi, spostando la cerimonia di premiazione dall’inizio alla fine della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

La presidente del consiglio Meloni ha confermato la sua fiducia a Buttafuoco, resta da capire se sia una dichiarazione sincera e non un cortese preludio per preparare il terreno a un disimpegno “spontaneo”. In ogni caso, anche quella della Biennale sarà una questione che il nuovo sindaco dovrà subito affrontare in quanto Vicepresidente dell’Ente Autonomo della Biennale di Venezia, ci auguriamo lo farà difendendo l’autonomia culturale di un Ente prestigioso come quello che abbiamo la fortuna di avere in città, da coinvolgere nella prospettiva del rilancio di Venezia come capoluogo della cultura e della pace. 

A differenza del medicane che si scatena a causa dell’innalzamento delle temperature climatiche, il venicane (venetian hurricane) è generato dalle perturbazioni del rovente clima politico che si riverberano sul piano culturale e la città lagunare, che si prepara a elezioni locali di rilevanza nazionale, diventa il paradigma della conflittualità internazionale e delle contraddizioni di un presente in cui si non si rispettano diritto e diritti, regole e regolamenti.

L’Harry’s Bar

Grazia e inGiustizia

Inattesa è arrivata in città la bufera della grazia a Nicole Minetti che sembra irregolare, concessa grazie all’adozione di un minore uruguayano con il suo compagno Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo patron del locale meta obbligata della classe dirigente locale e dal jet set internazionale. Qui tra un Bellini e un Carpaccio si fanno affari, si scambiano conoscenze, si allacciano relazioni, si stringono alleanze. Lo frequentava tra gli altri il Ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio, già procuratore aggiunto a Venezia titolare di inchieste come quella sulle Brigate Rosse venete negli anni Ottanta, poi ha fatto indagini su reati di corruzione e finanziamento illecito focalizzandosi sul sistema delle coop rosse negli anni Novanta,  e infine sullo scandalo Mo.S.E. quando emette un mandato di cattura per il sindaco Orsoni con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti da cui è stato assolto, accusa minore rispetto alla corruzione ma sufficiente a convincere l’avvocato Orsoni a dimettersi per tutelare la sua onorabilità, a differenza del successore Brugnaro, lasciato al suo posto dalla maggioranza che si ripropone al governo della città nonostante l’inchiesta palude che lo vede protagonista.

Manifestazione a Mestre contro la costruzione della moschea

Islam sì e no

Prevedibile è ora la polemica scatenata dalla Lega contro la costruzione a Mestre di quella che viene definita mega-moschea, anche se è prevista una capienza fino a 1.500 fedeli, imparagonabili ai 12.000 della grande moschea di Roma, la più grande d’Europa. La polemica è stata montata artatamente in chiave elettorale dalla destra per attaccare le candidature di sette esponenti della popolosa cittadinanza bengalese presenti nelle liste del PD che sono: Kamrul Syed e Rhitu Miah per il consiglio comunale (noti in città come portavoce ed ex presidente dell’associazione Venice Bangla School, come fondatrice di Ric Academy, ente che insegna l’italiano agli stranieri); Ali Afay per la municipalità di Mestre Carpenedo, Tanjima Akter Nisha per quella di Chirignago Zelarino, Ali Hossain per Favaro Veneto, Abdul Mhade e Sumiya Begum per Marghera. Il Giornale titola “L’islam invade Venezia”, omettendo che nel coordinamento di FdI era entrato Prince Howlader (personaggio in vista tra i bengalesi e proprio lui protagonista dell’acquisto del terreno in cui si vuole realizzare la moschea, poi non candidato) e che tra i candidati dell’UDC figurano gli esponenti della comunità bengalese Milon Sarder e Mehedi Hassan. Niente di nuovo sotto al sole, si ripropone il leitmotiv dei migranti invasori e della difesa dell’identità nazionale, dimenticando che dovremmo essere riconoscenti a comunità come quella bengalese che fanno lavori umili, sottopagati e faticosi che i nostri connazionali si rifiutano ormai di fare, e sono un pilastro della ristorazione e della cantieristica navale.

La Fenice

Irrisolta è invece la questione de La Fenice che ha un Soprintendente inadeguato. Del teatro si dovrà occuparsi il prossimo sindaco nella sua qualità di Presidente del CdA della Fondazione Teatro la Fenice. A Colabianchi è venuta in aiuto la maestra Venezi che gli ha offerto su un piatto d’argento la propria  testa dopo le avventate dichiarazioni rilasciate alla stampa argentina, che hanno provocato l’inevitabile licenziamento. Anche il presidente della Biennale era accorso in aiuto, organizzando una visita al carcere femminile della Giudecca insieme alla Venezi che con il suo comportamento si è poi autoinflitta un danno d’immagine e alla carriera. Se avesse seguito le orme di Domenico Muti, defilandosi per tempo e con signorilità non appena si è capito che ci si era spinti troppo oltre nello scontro, la maestra avrebbe contenuto i danni, invece ha insistito ostinatamente con l’arroganza che, dopo il licenziamento, l’ha portata ad attaccare incomprensibilmente il soprintendente che l’aveva voluta e poi difesa a spada tratta, inimicandosi l’orchestra che l’accusava di avere designato una figura non all’altezza del ruolo pur di assecondare il ministro che lo ha nominato e la destra al governo che è convinta di poter conquistare d’ufficio l’egemonia culturale.

La tempesta perfetta ultima modifica: 2026-05-02T15:36:39+02:00 da GIOVANNI LEONE
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