L’appuntamento è fissato alla Sala del Camino, nel complesso di SS. Cosma e Damiano alla Giudecca. L’occasione è la mostra che riunisce le nuove acquisizioni della Fondazione Bevilacqua La Masa, una delle realtà più antiche e significative nel nostro Paese, che fin dalla sua origine promuove e sostiene l’arte contemporanea e gli artisti che annualmente partecipano e si avvicendano nelle quindici residenze. Il progetto di Stefano Coletto viene presentato da Giovanni Giacomo Paolin, curatore della mostra. ytali l’ha intervistato.
Questa mostra festeggia gli ultimi due anni di acquisizioni della collezione Bevilacqua La Masa tramite il PAC, il Piano Arte Contemporanea, fondi messi a disposizione dal governo per l’acquisizione di lavori all’interno di collezioni pubbliche di valore.
Quello che vediamo in mostra sono acquisizioni del 2024 e del 2025 fuse insieme, l’una nell’altra. Questo titolo ha una triplice valenza: la residenza degli artisti nella città di Venezia, il fatto espositivo e la storia della Fondazione Bevilacqua La Masa. La particolarità che accomuna tutti gli artisti assunti in collezione è l’aver partecipato, in anni precedenti e in tempi diversi, agli atelier della Fondazione, con l’obiettivo di far procedere la loro carriera. Come curatore ho cercato di costruire una mostra che, al di là del loro contributo visuale, avesse un comun denominatore: Venezia. Parallelamente alle opere sono esposte anche delle tracce del loro passaggio in città, che corrispondono a ricordi, testi, considerazioni, foto o un libro letto durante la residenza.

Quante acquisizioni vengono fatte annualmente?
Ogni anno la Fondazione acquisisce dalle tre alle quattro opere, a seconda dei costi. Il criterio seguito è il tempo di maturazione dell’artista. Di solito gli artisti che sono stati qui in residenza vengono seguiti nel loro percorso lavorativo ed espositivo. Due esempi fra tutti: Nebojša Despotoviċ, che farà una mostra personale al Museo d’Arte Contemporanea di Belgrado, e Giuseppe Di Liberto, che ha un’opera all’interno di Ca’ Pesaro, nella Project Room.
Il mio lavoro di curatela non ha riguardato la scelta delle opere presenti in mostra: mi sono attenuto a trovare una loro giusta collocazione all’interno della sala. Pittura, video, sculture, fotografie e installazioni si susseguono in un percorso che, pur con tecniche differenti, evidenzia una riflessione sul paesaggio contemporaneo, sulla fragilità, sulla trasformazione e sull’idea di traccia, senza tralasciare il rapporto umano che la condivisione degli spazi ha creato fra gli artisti stessi.

Che rapporto intercorre fra le opere esposte e Venezia?
I rapporti sono fra i più disparati, però la centralità della città è indiscussa. Barbara De Vivi, autrice della Vittoria alata, è veneziana. Nebojša Despotoviċ ha dipinto una scena quotidiana in una delle case per studenti più famose, Ca’ Soranzo. Fabio Roncato ha cominciato i propri ragionamenti sui movimenti dell’acqua, e sulla sua forza come fattore scultoreo, proprio a Venezia. È tutto questo che diventa traccia: un segno rimasto all’interno della propria ricerca, all’interno della propria vita veneziana. Il fatto poi che si tratti di formati tutti diversi denota la bravura e il coraggio della Fondazione, che ha saputo scommettere su più forme, cosa impensabile solo pochi anni fa. Penso all’opera video di Giuseppe Di Liberto, che prevede anche una performance non realizzata per mancanza di tempo e di budget. L’arte contemporanea presenta tante sfaccettature e comprende anche artisti che hanno spostato un padiglione di qualche grado solo per lanciare un messaggio teorico al visitatore.
A livello personale, data la sua giovane età, come valuta questa esperienza?
Mi rende molto orgoglioso. Venezia è la mia città, dove vivo e dove ho studiato, e fare qualcosa per lei ha un sapore del tutto diverso da altre committenze. Sono stato molto sostenuto: Stefano Coletto è stato l’ombra che mi ha accompagnato, insegnandomi il significato di un buon lavoro realizzato nel settore pubblico. In attesa, come lui stesso si augura, dell’istituzione delle residenze per curatori attraverso una modifica o un’integrazione dello statuto, sono un trentaseienne freelance, dotato di partita IVA: faccio tanti lavori, ma mi diverto un sacco, perché questa è la mia passione.

Una nell’altra. Nuove acquisizioni nella collezione Bevilacqua La Masa
Sala del Camino, Chiostro SS. Cosma e Damiano
Giudecca 620, Venezia
Da mercoledì a domenica, dalle 12 alle 18
0

Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

