Botteghe oscure, ritorno al futuro

L’operazione Berlinguer di Elly Schlein - la nuova tessera del Pd presentata di recente - vista da un “interno” della storia degli ultimi anni del Pci e di quelli del Pd e dei Ds.
PIGI DE LAURO
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No. Certo, è sbagliato iniziare una considerazione con una negazione ma in questo caso, proprio per l’affetto che nutro per il Pd al quale ho creduto anche se oggi ho fatto altre scelte, lo ritengo doveroso. La nuova tessera del Partito democratico non mi piace affatto con tutto il rispetto che nutro per Enrico Berlinguer lì raffigurato.

Certamente un uomo di spessore, un grande politico che ha fatto appassionare milioni di italiani, molti dei quali aderirono al Pci solo grazie alla sua leadership e non perché si riconoscessero nel comunismo. Lo ritengo un uso strumentale per rispondere a una componente del cosiddetto “campo largo” sulla questione morale notoriamente un cavallo di battaglia dell’ex segretario del Pci o per lanciare un messaggio che tende a cancellare quello che voleva essere quel partito nelle intenzioni di chi lo ha fondato. Una tessera che a mio giudizio guarda al passato e non al futuro, accontenta sì un manipolo di nostalgici invece di parlare “a tutti” come sarebbe doveroso fare. Ma l’aspetto a mio giudizio più grave e preoccupante è che di fatto quella foto cancella un’importante componente, quella dei cattolici democratici, che ha dato vita al Pd e m’immagino la loro reazione non certo positiva alla vista della nuova tessera. Insomma, una pietra tombale su un partito nato per unificare le componenti democratiche di questo paese. Portando a termine un processo iniziato, anche al suo interno, fin dalla sua nascita per impedire alla fine la nascita di un partito riformista di massa A pensarci bene, i presupposti di questa deriva c’erano tutti fin dall’elezione, con le primarie che hanno ribaltato il voto degli iscritti, di Elly Schlein e la sua idea di una sinistra che ha qualcosa di “gruppettaro” come, in una felice sintesi forse un po’ d’antan, l’ha definita Mario Lavia.

La recente e molto ben riuscita mostra dedicata a Enrico Berlinguer

Ormai è da tempo che non frequento più il partito, mi ci ero impegnato, per molti anni avevo preso la sua tessera poi il mio interesse è scemato fino a decidere di percorrere altre strade anche se, come dicevo, rimango affezionato a quel partito e le sue scelte che ritengo sbagliate mi dispiacciono sinceramente. Faccio politica, mi interesso da molti anni di politica, l’ho seguita da militante e da giornalista, ma, sicuramente sarà un mio limite, non capisco quale sia l’orizzonte, il progetto del partito di cui Elly Schlein è la massima dirigente se non l’appiattimento, perché ritengo che di questo si tratta, con punte di sottomissione nei confronti dei 5 Stelle e di Giuseppe Conte in difesa del cosiddetto “campo largo” che dovrebbe, ripeto dovrebbe, garantire la sconfitta di questa destra.

A proposito di “campo largo” mi riconosco nelle parole. purtroppo ormai sporadiche quando si tratta di parlare del Pd, di Walter Veltroni secondo il quale il campo può essere più o meno largo ma quello che è importante è decidere quali piante ci si voglia piantare e, questo,ancora non è dato a sapere. Ormai si ragiona solo per slogan: c’è un attacco della destra alla legge sull’aborto? La sola risposta è che si tratta di un attacco all’autodeterminazione delle donne: Giusto, sacrosanto ma poi che si fa? Scende in campo Mario Draghi sul futuro dell’Europa e viene accolto con un assordante silenzio. Non si rivendicano le conquiste che negli anni hanno caratterizzato l’iniziativa del partito quando governava il Paese, attaccando invece il Jobs act, strizzando l’occhio al referendum proposto da Landini, dimostrando una scarsa autonomia del partito. Si parla di riforma costituzionale e della giustizia e dal partito solo dei no che danno l’impressione di voler solo mantenere lo status quo.

Atteggiamento che storicamente è appartenuto purtroppo a quel partito quando si trattava di affrontare grandi cambiamenti nel paese.

Sono entrato nel Pci dal Pdup nel 1984 dopo la morte di Berlinguer e, lo dico sinceramente, mi dispiacque perché avrei voluto avere il piacere di conoscerlo più da vicino così come feci successivamente con Alessandro Natta e Achille Occhetto lavorando all’ufficio stampa di Botteghe oscure. Ma ritengo che a quarant’anni dalla sua morte ormai Berlinguer appartenga al passato anche se per certi aspetti glorioso e che la sua figura debba essere oggetto di studio e approfondimento, come è avvenuto con la recente e molto ben riuscita mostra a lui dedicata e non come un emblema strumentalizzato e che, purtroppo, guarda al passato.

Puerluigi Pigi De Lauro è autore de Le storie di Pigi. Milano e Roma tra il ’68 e la svolta della Bolognina, da poco in libreria.

Botteghe oscure, ritorno al futuro ultima modifica: 2024-04-20T10:41:06+02:00 da PIGI DE LAURO
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