“Aspettando un altro Rodotà”. Parla Roberto Biorcio

“Per i cinque stelle l’alternativa a un governo Di Maio potrebbe essere il sostegno a una figura esterna credibile, in grado di attuare alcuni dei loro punti programmatici”, sostiene l’autore di “Politica a 5 stelle”.
scritto da MATTEO ANGELI

Alla vigilia delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, il Movimento cinque stelle si prodiga in quella che viene storicamente definita la “politica dei due forni”, dialogando con tutti e aprendo a un’alleanza sui contenuti. Questa strategia permetterà al capo politico del M5S, Luigi Di Maio, di ricevere l’incarico di governo dal presidente Mattarella? E se Di Maio non dovesse spuntarla, quali altre opzioni potrebbero incassare il sostegno dei parlamentari pentastellati?

Ne abbiamo discusso con Roberto Biorcio, professore di Scienza politica presso il dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università degli studi di Milano Bicocca e co-autore di “Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo”.

Roberto Biorcio

Professor Biorcio, crede che l’attuale strategia del M5S di dialogare con tutti, per fare un’ “alleanza sui contenuti” possa andare fino in fondo? O i pentastellati saranno costretti ad allearsi con uno o più partiti?
I cinque stelle avrebbero qualche difficoltà a fare un’alleanza organica con un partito o l’altro, perché si sono sempre dichiarati diversi da tutti i partiti e indipendenti rispetto ai classici schieramenti “destra – sinistra”. Il fatto che, a causa del numero dei loro parlamentari non possano formare un governo da soli, come erano riusciti a Roma o Torino, crea dei problemi non semplici, che li obbligano a trattare con gli altri partiti.
In ogni caso, difficilmente faranno un’alleanza organica con la Lega o con il Pd. Per questo si dice che stanno, in qualche modo, lavorando su due forni.

Se non stringeranno un’alleanza organica, i cinque stelle cercheranno di dare vita a un governo di scopo?
Credo sia difficile che possano esprimere direttamente il governo, con l’appoggio esterno di altre forze politiche, come succede invece, per capirsi, in Spagna, dove il popolare Mariano Rajoy può contare sull’appoggio esterno dei socialisti. Né il Pd né la Lega mi sembrano disponibili a partecipare a questa operazione.

E quindi, che altre opzioni vede all’orizzonte?
L’alternativa è l’indicazione da parte di Sergio Mattarella di una figura estranea ai gruppi rappresentati dai principali partiti, in grado di ricevere un ampio sostegno. Questa sicuramente non è la soluzione preferita di Luigi Di Maio ma potrebbe, in ogni caso, rivelarsi, a un certo punto delle consultazioni, l’unica opzione possibile.

Pensa che i cinque stelle saranno disposti a negoziare sul programma?
Sul programma, come si può vedere anche a Roma e Torino, dove governano i comuni, mi sembra che il M5S non avrebbe grandi problemi a spiegare ai suoi elettori che il risultato più rilevante su cui puntare può essere il raggiungimento di alcuni obiettivi molto importanti come: il taglio dei costi della politica e un intervento che affronti il problema delle disuguaglianze sociali, come è per l’appunto il reddito di cittadinanza.
Ci sono altri temi per loro importanti, come difesa del welfare state e la difesa dell’ambiente, sui quali potrebbero negoziare qualche concessione.
Se non riescono a realizzare l’obiettivo per loro ottimale, ovvero un governo direttamente espressione del M5S, potrebbero comunque sostenere un altro tipo di esecutivo, se questo avesse le potenzialità e la volontà per realizzare alcuni punti che per loro sono sempre stati al centro dell’agenda politica.
Per il movimento ora il passaggio principale è ottenere dei risultati concreti rispetto al programma che hanno presentato e questo potrebbe giustificare il sostegno a un governo diretto da personalità esterne.

Quale profilo dovrebbe avere questa figura esterna?
Penso a qualcuno come Stefano Rodotà, che a suo tempo fu proposto del M5S come presidente della repubblica e riuscì a creare delle divisioni anche nella sinistra. Una figura credibile che possa governare ma che riesca anche ad attuare alcuni dei loro punti programmatici. Il M5S si è storicamente contraddistinto per l’impegno a realizzare alcuni obiettivi molto importanti per i cittadini.

Se mai fosse il caso, come pensa che verrà identificata questa figura esterna?
Ci possono essere dei percorsi diversi. Penso ci saranno una prima e forse anche una seconda tornata di incontri con Mattarella. In questa occasione, potrebbero anche discutere di possibili figure accettabili. La scelta finale ovviamente spetterà a Mattarella. Non può che essere il presidente della Repubblica a proporre questa figura. Quando la proposta sarà avanzata è possibile che i dirigenti del M5S, prima di dare il sostegno, sentano la base e vedano se c’è l’assenso o meno. Fondamentale, lo ripeto, sarà che il programma di questa persona accolga alcuni punti importanti del programma del movimento.
Non è una questione di ideologie. È necessario tenere presente questo aspetto pragmatico del movimento, che si traduce nelle richiesta che il governo dia risposte su alcuni punti del loro programma.

Chi conta di più in questa fase? Di Maio, Grillo o Casaleggio?
Credo che le scelte importanti in questo momento saranno prese in maniera concordata. Non penso che nessuno di loro possa fare delle scelte in contrasto con l’opinione degli altri leader. Al di là delle prese di posizione e di quanto detto dai giornali, i vari protagonisti gestiscono insieme il movimento, interpretando ruoli diversi. Di Maio, il capo politico, è ovviamente quello che deve apparire più disponibile, aperto a compromessi e a forme di conciliazione. La scommessa per loro è tradurre i tanti voti che hanno ricevuto in provvedimenti per loro importanti e concreti.
Questo obiettivo cercheranno di realizzarlo anche in parlamento, nell’attività legislativa. Lo si è colto subito dalle parole di Roberto Fico dopo l’elezione a presidente della Camera.

Secondo lei i cinque stelle sono riusciti a intercettare una parte del voto moderato? Potrebbero diventare in futuro un partito che parla anche al centro dell’elettorato?
Più che posizionarsi al centro, cosa che loro rifiutano – perché non vogliono posizionarsi da nessuna parte, né a destra né a sinistra – il movimento si impegna soprattutto a realizzare concretamente alcuni obiettivi che stanno a cuore ai cittadini. Questo è l’aspetto pragmatico delle loro battaglie. Il voler battersi soprattutto per una serie di contenuti, che in alcuni casi, possono interessare anche gli elettori storicamente appartenenti alle fasce moderate.
Molti piccoli imprenditori oggi votano cinque stelle, non perché questi hanno un’ideologia affine alla loro, ma perché nel programma del M5S sono proposte una serie di misure a sostegno di questi soggetti.

Quindi anche al governo i cinque stelle continueranno a sfuggire alla categorizzazione destra – sinistra?
In passato era stata praticata la teoria famosa dei due forni, ma i cinque stelle sono estranei a questa logica. Da una parte si impegnano per il cambiamento radicale, per mandare a casa la vecchia classe politica. Dall’altra, posizionandosi in maniera molto pragmatica su alcuni obiettivi, riescono a intercettare anche il consenso degli elettori cosiddetti moderati. L’area che meno riescono ad attirare è quella dei più anziani, gli elettori sopra i sessantacinque anni, forse abituati a un modo più tradizionale di gestire la proposta politica. Ma tra le persone sotto i cinquant’anni, questo schema, decisamente pragmatico anche se molto radicale nelle forme, riesce a fare presa su tutte le categorie sociali e in tutte le aree politiche.

“Aspettando un altro Rodotà”. Parla Roberto Biorcio ultima modifica: 2018-04-02T09:46:51+02:00 da MATTEO ANGELI

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