Renaud Camus, il “vate” del suprematismo bianco

Lo scrittore francese è considerato il padre della teoria cospirazionista della sostituzione etnica. In realtà ha solo reso accessibili al grande pubblico teorie razziste, con radici molto più profonde.
scritto da MARCO MICHIELI

pubblicato il 20 giugno 2019

Quando il 15 marzo di quest’anno l’attenzione di tutto il mondo si è concentrata sulla città di Christchurch in Nuova Zelanda, dove un terrorista suprematista bianco ha massacrato cinquanta persone, Renaud Camus non pensava di diventare oggetto di interesse della stampa internazionale in così breve tempo. L’autore della strage, Brenton Tarrant, aveva lasciato infatti un manifesto dal titolo The great Replacement, un esplicito riferimento alla teoria della “grande sostituzione” concepita e diffusa proprio dallo scrittore e uomo politico francese. 

Precisiamo immediatamente che Renaud Camus non è in alcun modo imparentato col grande scrittore francese e premio Nobel Albert Camus.

Il “nostro” Camus è uno scrittore di estrema destra, autore di diversi saggi di successo, omosessuale dichiarato: è stato anche condannato nel 2014 per incitamento all’odio e alla violenza, dopo aver definito i musulmani come “canaglie”, dei “soldati”, “il braccio armato della conquista”, dei “colonizzatori” che cercano di rendere la vita impossibile “agli indigeni”. Nobile, esteta, istruito: Camus è lontano anni luce dai discorsi truci dei nazisti e dei suprematisti bianchi. Ed è per questo che affascina.

Antitotalitarista e anticolonialista a suo modo, un mix di idee che trova eco in molti partiti della nuova destra populista europea: molta della loro retorica anti-immigrazione si fonda sullo slogan falsamente pietista dell’“aiutiamoli a casa loro”, sulle critiche – interessate – al colonialismo europeo contemporaneo che spinge i popoli africani alla partenza (la polemica di Alessandro Di Battista sul franco cfa), sull’irresponsabilità dei partiti “lassisti” correi delle stragi nelle traversate dei migranti del Mediterraneo e del capitalista – ebreo – George Soros. 

Camus ama mescolare la critica al capitalismo della sinistra e le posizioni in tema di identità nazionale della destra: 

Come Las Vegas è un sostituto di Venezia […] Tutto viene sostituito dalla produzione di massa. Penso che sia assolutamente terribile, perché penso che la dignità dell’uomo è che non è sostituibile. L’incubo è ciò che chiamo “l’uomo sostituibile”, l’uomo che è solo qualcosa che può essere sostituito da qualcun altro o qualcos’altro in qualsiasi momento.

Politicamente impegnato, Camus è stato per molti anni membro del Parti socialiste e ha “gravitato” attorno alla gauche. Nel 2002 sostiene il candidato dei verdi Noël Mamère e per molto tempo è vicino al Centre d’études, de recherches et d’éducation socialiste, un centro di ricerca legato a Jean-Pierre Chevènement, per molti anni la sola e unica voce del sovranismo di sinistra.

La teoria di cui è considerato – o meglio ama considerarsi – l’inventore è stata sostenuta in varie opere dello scrittore. In particolare nel saggio l’Abécédaire de l’innocence (2010) e poi appunto Le Grand Remplacement (2011). Più che una teoria si tratta di una forma di complottismo che nel tempo si è trasformata, integrando elementi di altre teorie cospirazioniste.

Secondo Camus l’immigrazione “massiccia” e una fertilità più pronunciata nelle popolazioni d’origine extra-europea nel tempo determineranno la scomparsa della “razza bianca” europea – e l’imposizione di culture e di una religione “imperialista” – l’islam – estranee al continente. Questa sostituzione avverrebbe in tre tempi: l’alterazione, la dissoluzione dell’identità francese e la sua distruzione attorno al 2030. 

Si tratta di una teoria razzista che però è arricchita da elementi complottisti. Infatti Camus aggiunge che questa grande sostituzione avverrebbe con la complicità delle élite dirigenti mondialiste, “il principale totalitarismo contemporaneo”, che organizzano volontariamente quest’immigrazione massiccia per costruire un uomo nuovo, privo di qualsiasi specificità nazionale, etnica e culturale, e dunque delocalizzabile e scambiabile, a seconda dei bisogni dell’economia mondialista.

La caratterizzazione dell’élite mondialista ha in Camus i tratti classici fisici previsti dalle teorie antisemite. Una rappresentazione della classe politica mondialista che è costata allo scrittore l’accusa di antisemitismo, all’origine del lungo e tortuoso “affaire Camus”. 

In realtà l’idea di Camus non è nuova. In Francia già lo scrittore Maurice Barrès, sostenitore dell’Action française, partito nazionalista francese dei primi decenni del Ventesimo secolo, sostenne l’idea della grande sostituzione. Per Barrés però, che sosteneva la propaganda antisemita durante l’affaire Dreyfus, lo straniero era l’ebreo. Secondo lo storico Emmanuel Debono, la teoria avrebbe addirittura radici ancora più profonde e rinvierebbe alle teorie diffuse alla fine dell’Ottocento che attribuivano alla popolazione mulatta delle Antille il progetto di sottomettere i coloni bianchi attraverso la crescita demografica. Negli anni Venti è lo stesso quotidiano di destra Le Figaro a presentare la “grande sostituzione” come un complotto degli internazionalisti per sostituire la “razza” francese con un’altra “razza”.

Camus avrebbe semplicemente ripreso quindi vecchie teorie nazionaliste e antisemite, diffuse nei circoli neonazisti francesi, e le avrebbe ripulite dell’antisemitismo, per adattarlo al nuovo clima islamofobico post-11 settembre.

Steve Bannon sa bene che non è di Camus la paternità dell’idea. L’ex consigliere di Donald Trump fa riferimento ad un altro fortunato testo che parla della “grande sostituzione”: Le Camp des Saints di Jean Raspail. È un romanzo di fantapolitica pubblicato nel 1973, che descrive l’arrivo di un milione di migranti originari dell’India nel sud della Francia e la invadono fino a far sparire la civiltà francese e occidentale. È un romanzo che la stessa Marine Le Pen ha invitato a rileggere.

L’influenza delle idee di Camus, al di là della paternità, consiste tuttavia nella sua rapida diffusione nel dibattito politico e culturale francese, anche grazie all’azione di molti siti web: Vigilance Hallal, Riposte laïque, Résistance républicaine, Fdesouche, Medias-Presse.info e Boulevard Voltaire.

Alain de Benoist, Eric Zemmour, Alain Finkielkraut e Michel Houellebecq poi riprendono quest’idee e le volgarizzano, le rendono accessibili al grande pubblico francese. Per de Benoist, ad esempio:

Gli europei bianchi non dovrebbero accontentarsi di pronunciarsi per politiche di immigrazione restrittive; dovrebbero opporsi alle ideologie di diluizione quali il multiculturalismo e il mondialismo, riconoscendo che le idee giocano un ruolo fondamentale nella coscienza collettiva.

Nel suo saggio di successo Mélancolie française (2010), Eric Zemmour nel capitolo intitolato “La caduta di Roma” ritrova questa sostituzione volta allo sradicamento dell’identità francese nella diffusione dei nomi dei nuovi nati ad opera della mondializzazione “americana” – “Kevin” – e dell’imperialismo “islamico” – Mohamed.

Houellebecq, addirittura, si è ispirato a delle conversazioni con Camus per scrivere il suo ultimo polemico romanzo, Serotonina

Ma è tra i politici che questa teoria ha enorme successo, soprattutto nel Front National, oggi Rassemblement national. Se Marine Le Pen ha sempre agito con una certa cautela sul tema, Marion Maréchal-Le Pen e Jean-Marie Le Pen non hanno avuto lo stesso atteggiamento. Nelle sue memorie Jean-Marie scrive che:

La grande sostituzione è stata voluta e organizzata da una volontà di tutta la classe politica dominante per limitare la popolazione e importarne una di complemento, che doveva diventare per forze di cose una popolazione di sostituzione.

E le idee di Camus le ritroviamo nelle politiche del Rassemblement national per contrastare l’immigrazione, l’islam e la minaccia identitaria che essa rappresenta: l’abrogazione dei ricongiungimenti familiari, la preferenza nazionale in termini di aiuti sociali e di occupazione, la difesa dell’identità culinaria.

Idee che seducono anche la destra “moderata”. Laurent Wauquiez, l’ex leader de Les Républicains dimessosi in seguito alla sconfitta alle scorse elezioni europee, dopo aver rincorso le tematiche lepeniste, aveva sostenuto nel 2017 che la grande sostituzione fosse già una realtà e che bastasse fare un giro nei quartieri più difficili delle città francesi per trovarne conferma.

Che la teoria della grande sostituzione goda oggi di ampio sostegno l’ha anche sottolineato l’inchiesta sulle teorie del complotto presso l’opinione pubblica francese, realizzata dalla Fondation Jean-Jaurès e dall’Observatoire du conspirationnisme. Secondo quest’inchiesta il 48 per cento degli intervistati sostiene che l’immigrazione sia un progetto politico di sostituzione di una civiltà con un’altra, organizzata deliberatamente dalle élite politiche, intellettuali e mediatiche e alla quale bisogna porre fine rispedendo queste popolazioni da dove vengono. Nell’elettorato di Marine Le Pen questa percentuale arriva al 77 per cento. 

La diffusione della teoria complottista rivela quindi un grande e diffuso malessere identitario, come dice il demografo Michèle Tribalat:

Il crollo di un universo familiare che vive, o che crede di vivere, una parte della popolazione francese: la scomparsa del negozio di vicinato e quindi dei prodotti ai quali si erano abituati, a delle pratiche di civiltà, a dei modi di vivere.

Ed è pericolosa per la sua capacità “mimetica”: maschera dietro le proprie proposte idee e programmi tipici del razzismo. Camus e gli altri non parlano di razzismo biologico, che l’opinione pubblica in generale discredita. Gli stessi politici o intellettuali che si rifanno alle idee della “grande sostituzione” sottolineano con forza di non essere razzisti: non c’è in effetti in maniera netta e chiara la promozione del primato di una razza (bianca) sulle altre. Anzi.

La teoria della grande sostituzione inverte i termini: sono i “bianchi” ad essere minacciati dall’arrivo dell’immigrazione e da tutto ciò che mette in discussione la “stabilità sociale” del mondo occidentale. Il Front National/Rassemblement National si presentava e si presenta tutt’ora come una vittima del razzismo anti-francese: “ i francesi sono le prime vittime nel loro stesso paese”. Una retorica che ritroviamo anche in molti altri paesi e che è diffusa anche attraverso la manipolazione delle notizie (il “genocidio dei bianchi” in Sudafrica, ad esempio).

È sufficiente ascoltare conversazioni al bar o per strada o seguire i social: in fondo “paroni in casa nostra!”, lo slogan storico della Lega (Nord), parlava proprio di un paese in cui ai cittadini italiani vengono imposti abitudini, usi e costumi altrui.

Per difendere quest’idea dei “bianchi” come minoranza, il Grand Remplacement si fonda infatti su un razzismo del senso comune, come l’ha definito lo studioso Neil McMaster. Una forma di razzismo che funziona molto semplicemente:

Amo più le mie figlie che i miei cugini, i miei cugini più dei miei vicini, i miei vicini più di quelli che non conosco, quelli che non conosco più dei miei nemici.

Poco importa se si riveste il popolo “autoctono” di un’unità mitica che affonda le proprie radici in una lontana età dell’oro. Tutto ciò che nuoce all’integrità culturale e all’identità nazionale (ma sarebbe meglio dire dell’“uomo bianco”) è percepito come una minaccia: il multiculturalismo, i diritti civili, l’aborto, l’islam, l’immigrazione, la globalizzazione, l’integrazione europea. E, talvolta, anche la scienza.

Un linguaggio semplice, chiaro e accessibile a tutti. Il resto lo fanno i social media dove attenti e capaci manipolatori re-interpretano le teorie attraverso posts, meme, video. Che, poi, milioni di persone condividono.

Renaud Camus, il “vate” del suprematismo bianco ultima modifica: 2019-08-22T15:00:19+02:00 da MARCO MICHIELI

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