Francia, la paura del voto. Conversando con Jean-Jacques Kupiec

A pochi giorni dalle presidenziali l’incubo di una vittoria della candidata del Rassemblement National. “Non dobbiamo cullarci nell’illusione e credere alla favola che Marine Le Pen sia diventata una moderata, il suo programma è pur sempre di estrema destra”
GUIDO MOLTEDO
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Un film dell’orrore, terrificante: protagonista Marine Le Pen, nono presidente della quinta repubblica francese. Un incubo o una realtà plausibile? Una paura esagerata? A questi interrogativi inquietanti c’è chi replica osservando che, in Francia, l’estrema destra governa già in diverse realtà locali. Si osserva anche che, nel mondo d’oggi, i vincoli internazionali – Unione europea, Nato, Nazioni Unite – sono stretti e impediscono anche a un paese importante come la Francia d’imbarcarsi in avventure pericolose. Obiezioni poco rassicuranti. Insomma, un’elezione che non lascia tranquilli, né i francesi né gli europei. 

“No, la paura non è esagerata”, dice Jean-Jacques Kupiec, biologo ed epistemologo di fama, ma anche attento osservatore della realtà francese e di quella internazionale. “Non dobbiamo cullarci nell’illusione e credere alla favola che Marine Le Pen sia diventata una moderata – continua Kupiec – il suo programma è pur sempre di estrema destra. Ciò detto, c’è un elemento che tendiamo a dimenticare: per prendere davvero il potere, e avere i mezzi per attuarlo, deve vincere le elezioni presidenziali e poi quelle legislative, il che è ancora lontano dall’essere fatto.

Jean-Jacques Kupiec

Nei sondaggi però è molto forte, fino a poco tempo fa sembrava che la vittoria di Macron fosse scontata.
Certo, il suo attuale slancio nei sondaggi è preoccupante e, se per disgrazia ciò accadesse, sarebbe la Francia di Pétain a tornare al potere. E, da presidente, con la maggioranza in parlamento, avrebbe poteri immensi. La sua prima misura, come ha preannunciato, sarà quella di lanciare un referendum sulla revisione della Costituzione per attuare una segregazione tra francesi e stranieri, al fine di stabilire una “preferenza nazionale”, che equivale a una semplice messa in discussione dei principi repubblicani. Da lì – non sono un indovino – tutto diventa incerto e il peggio è possibile. Per quanto riguarda l’Europa, il grande amico di Le Pen, Viktor Orbán, ha appena vinto in Ungheria. Sappiamo che questa è già di per sé una seria sfida per l’Unione Europea, cosa accadrà se l’UE si troverà a confrontarsi con un binomio Le Pen-Orbán? Riguardo alla situazione internazionale e alla Nato, tre giorni fa Le Pen ha ribadito di considerare ancora Putin un potenziale alleato della Francia! Possiamo temere che la Francia esca dalla Nato. Sono in tanti in Francia a destra e a sinistra che lo vogliono. Sono nostalgici e sognano una Francia che torni a essere una grande potenza come in passato. L’ironia è che Le Pen afferma di essere il generale De Gaulle quando la sua famiglia politica ha combattuto contro di lui e ha cercato di assassinarlo durante la guerra d’Algeria.

In tutte le precedenti elezioni presidenziali, ma anche in quelle politiche, l’estrema destra non è riuscita a passare perché la destra più moderata non ha accettato di andare a patti con il partito di Le Pen. Che cosa è cambiato, che cosa rende oggi possibile l’intesa tra le due destre?
Non c’è unione delle destre nel senso di un’unione dei partiti di destra. Les Républicains non hanno intenzione di allearsi con il Rassemblement National. Ma sono molto deboli. A Valérie Pécresse è attribuito meno del dieci per cento negli ultimi sondaggi. Si tratta di un crollo storico! Un po’ come successe con la Democrazia Cristiana in Italia. Quello che è cambiato è la presenza di un altro candidato di estrema destra, parlo di Zemmour, che piglia una larga fetta dell’elettorato di destra classica e che lui porterà a votare per Le Pen al secondo turno. È un fenomeno che viene da lontano. Per anni, diversi media gli hanno dato spazio. All’inizio era un commentatore politico di spicco e le sue idee cominciarono a diffondersi mettendo radici tra la gente. Allo stesso tempo, vanno ricordati i terribili attacchi islamisti che ci sono stati in Francia, il che ha agevolato la diffusione del discorso anti-musulmano. Inoltre, è in corso il processo ai protagonisti degli attentati del 2015. Oggi se sommiamo i voti di tutti i candidati di estrema destra siamo al 30-35 per cento. Come Hitler nel 1933!

Marine Le Pen e Viktor Orbán

La sinistra francese è frammentata più che mai. Non credi che il pericolo di una vittoria della destra, oggi più reale,possa fare il miracolo di riunire le sua diverse componenti?
Dieci anni fa Hollande vinceva le elezioni ed era eletto presidente. Oggi Anne Hidalgo è al due per cento nei sondaggi. Cos’è successo per essere arrivati a questo punto? Ancora una volta, bisogna andare parecchio indietro nel tempo. Già nel referendum del 2005 sulla costituzione europea, emergeva che in realtà c’erano due sinistre molto diverse: una sinistra socialdemocratica filoeuropea e una sinistra che pretende di essere radicale ed è antieuropeista. La frattura tra queste due sinistre è troppo profonda per poter governare insieme. Hollande aveva cercato di sedurre la sinistra radicale per ottenere i suoi voti al momento delle elezioni mantenendo una certa ambiguità retorica. C’è la famosa frase “Ho un solo nemico: la grande finanza” pronunciata durante uno dei suoi comizi più importanti, rimasta celebre. Poi quando si è trovato a governare e ha attuato una politica socialdemocratica ha perso la sua base elettorale. Ovviamente sto semplificando, si sono aggiunti tutti i dissensi interni al Partito socialista, ma questi derivano in realtà dalla contraddizione tra le due sinistre e dalla difficoltà ad assumere una politica riformista. Da allora, la maggioranza dei socialdemocratici si è unita a Macron e il Partito socialista ha subito un tracollo. Non so cosa accadrà dopo un’eventuale vittoria dell’estrema destra. Possiamo sognare un sussulto redentore ma probabilmente ci vorrà molto tempo per riprendersi. Nella situazione attuale, la cecità dei politici di sinistra che, di fronte al pericolo, non riescono a unirsi è terrificante e mi rende pessimista.

Mélenchon cavalca temi populisti che in diversi casi non sono poi così distanti e distinti da quelli di Le Pen e Zemmour. Che genere di sinistra è la sua?
In parte ho già risposto alla domanda. Che poi ci siano affinità e convergenze tra l’estrema sinistra e l’estrema destra, non è proprio una novità. Questo è sempre stato il caso. In Italia Mussolini era stato socialista, nazismo significa nazionalsocialismo, governi fascisti attuarono politiche sociali per sedurre le classi popolari… Più in profondità, ciò che accomuna gli estremi è l’odio: per l’estrema sinistra, è l’odio dei borghesi e per l’estrema destra è l’odio dello straniero. L’odio è il terreno comune che li guida.

Emmanuel Macron a Spézet, Bretagna, nel corso della campagna elettorale

Nel corso del suo quinquennio presidenziale, Macron non è riuscito a consolidare la sua leadership nel campo progressista e di sinistra. La sinistra continua a diffidare di lui, lo vede come è visto Blair nel Regno Uniti e nella sinistra europea…
…o come Renzi in Italia. Oggi Macron riunisce gran parte del campo moderato e progressista. Diversi membri del Partito socialista si sono uniti a lui. Il fatto è che c’è una grande difficoltà a governare quando si è moderati e razionali nel nostro mondo complesso, attraversato da molteplici crisi: geopolitica, migratoria, ecologica. Queste crisi sono fonte di preoccupazione e non esiste una soluzione facile per rispondervi. In questa situazione, la retorica semplicistica dei demagoghi populisti prospera proprio perché forniscono risposte semplici e rassicurano a buon mercato le persone.

La pandemia e adesso la guerra. Come pesano sul voto?
La pandemia di Covid è un buon esempio di una crisi destabilizzante. Credevamo che i sistemi sanitari fossero solidi e che le grandi epidemie fossero un ricordo del passato e all’improvviso arriva un virus, e ci rendiamo conto che non è così. Questa è una di quelle crisi che creano l’incertezza di cui ho appena parlato. Ma c’è un altro aspetto. Non so se riguarda solo la Francia o se è lo stesso in Italia. Quello che è successo durante la pandemia è un buon esempio per illustrare un’atmosfera molto particolare che permette anche ai discorsi estremisti di prosperare. È una critica esacerbata all’azione del governo, qualunque esso sia, di destra o di sinistra, che finisce per sfociare in una sorta di nichilismo. E lì, tutti sono responsabili. Si prenda a esempio Le Monde, un quotidiano peraltro noto per la sua serietà. Durante la pandemia, c’erano articoli in prima pagina molto espliciti contro la politica del governo. Un atteggiamento, a mio avviso, del tutto ingiustificato. Il governo ha messo in atto la politica giusta di fronte alla situazione, sostanzialmente né migliore né peggiore di altri paesi. Si ha l’impressione che la critica sistematica del governo sia diventata una questione esistenziale per molti giornalisti, che dimostrerebbero la loro indipendenza di spirito e l’acume delle loro analisi, ma anche di politici, cosa un po’ più comprensibile. Ma il risultato è un clima di crisi e di conflitto permanente anche su temi per i quali dovrebbe esserci concordia. La guerra in Ucraina è un’altra di quelle crisi che stanno scuotendo il mondo. Mette in discussione l’equilibrio europeo. Pensavamo che la guerra fosse stata espulsa dal continente e ora è alle nostre porte. Naturalmente, provoca anche ansia. Tutti questi fattori sommati insieme creano una situazione che Le Pen può cavalcare.

Sostenitori di Eric Zemmour

Francia dei centri urbani, Francia rurale e provinciale. La società dei consumi, con i suoi stili di vita, sembra omologare tutto, in tutto il mondo. Anche la politica? O ci sono ancora diversità nei comportamenti elettorali?
Le Pen acchiappa voti un po’ di tutto ovunque. C’è un voto rurale a suo favore in alcune regioni, a volte in villaggi dove non ci sono problemi di sicurezza o immigrati, e un voto della classe operaia in regioni tradizionalmente di sinistra come il nord. Sono regioni che hanno subito la deindustrializzazione e dove le persone si sentono declassate. E ha anche un tradizionale voto di estrema destra, una risorgenza del passato nelle classi sociali che non sono necessariamente le più svantaggiate. Al contrario, le regioni cattoliche tradizionalmente conservatrici come la Bretagna resistono meglio delle altre. Hanno votato per Mitterrand e Hollande, poi a stragrande maggioranza per Macron nel 2017. Sembra che i valori cristiani possano frenare la progressione dell’incitamento all’odio. La rapida trasformazione della società, infatti, rende obsolete le vecchie griglie di lettura per capire cosa sta succedendo. Le nuove tecnologie dell’informazione hanno un effetto contraddittorio. Da un lato avvicinano città e campagna. Le persone che vivono in aree rurali o periurbane sanno cosa sta succedendo in città in tempo reale e sono in costante contatto. Ma d’altra parte, perché ce l’hanno sempre davanti a sé, a volte accentua la loro sensazione di essere declassati, di essere lasciati ai margini della strada, e questo forse spiega in parte la crisi dei gilet gialli che ha segnato anche Il quinquennio di Macron e che è stato un altro terreno fertile per Le Pen… Ebbene, dopo tutte queste deprimenti considerazioni, mi fermo e spero ancora che tutto andrà bene e che si potrà stappare una bottiglia di prosecco…

Francia, la paura del voto. Conversando con Jean-Jacques Kupiec ultima modifica: 2022-04-05T19:49:13+02:00 da GUIDO MOLTEDO
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