La resa alla monocultura turistica predatoria

Avremo a breve un regolamento che serve a far cassa; una Smart control room di cui sappiamo ben poco e non si vedono all’orizzonte misure articolate e strutturate per governare i flussi.
GIUSEPPE SACCÀ SARA ARCO
Condividi
PDF

English version

Venezia è unica, si sa. E per questo è metà ambita dai “foresti”, tutti vorrebbero visitarla almeno una volta nella vita. Se oggi da un lato il turismo è una fonte economica vitale per la città, le cattive politiche – si potrebbe anche affermare la colpevole assenza della Politica – lo hanno reso una monocultura che tutto travolge.
E come una ragnatela, la monocultura del turismo si espande andando a influenzare il mercato immobiliare, il commercio, l’artigianato… un’economia che s’insinua in ogni dove e plasma a sua immagine e somiglianza la Città tutta.

La pandemia nella sua prima fase ha prodotto la paralisi dei flussi turistici. Un’inaspettata interruzione dell’“inevitabile” panta-rei che avrebbe permesso, laddove si fosse voluto, di mettere a frutto innumerevoli studi che da anni si producono così da attuare delle decisioni per introdurre forme di governance innovative e una maggiore sostenibilità nella vita economica e sociale. L’avvio di un processo lungo, che avrebbe dato i primi risultati forse in qualche lustro.

Ma si è preferito tornare al “Dov’era, Com’era”.

Turisti nei pressi di Piazza San Marco, il 13 agosto, una giornata che ha visto la presenza di settantacinquemila visitatori stranieri e diciottomila italiani 2022 (© Andrea MEROLA)

UN NUOVO REGOLAMENTO PER FAR CASSA

La grande novità per il 2023 dovrebbe essere il regolamento “per l’istituzione e la disciplina del contributo d’accesso” che si sta discutendo nelle commissioni consiliari e dovrebbe essere approvato nel primo Consiglio comunale utile. Il regolamento è all’altezza di questo compito? No.

Di fatto viene introdotto un obolo per chi voglia visitare la città con un meccanismo che rischia di diventare vessatorio per alcuni e lascia aperto il campo a molte furbizie. Basti guardare l’art 5 (esenzioni) dove se ne trovano oltre 25 e tutto soggette ad autocertificazione. Complicato controllare milioni di persone tanto che si prevede di affidarsi a soggetti esterni. Una città di polizia? Non solo, esiste un ambiguo art. 15 per ipotetici sistemi elettronici di controllo che tanto ricordano i famigerati tornelli. 

Nessun servizio è collegato a un contributo che si profila come un vero e proprio dazio che si dovrà pagare per entrare in città. 

Un regolamento concettualmente sbagliato: la logica va invertita, non vanno controllati gli ingressi ma vanno incoraggiate le prenotazioni con reali incentivi (aumentare il prezzo dei musei e del trasporto pubblico per poi riportarlo ai prezzi già in vigore per chi prenota è una presa in giro oltre a essere del tutto insufficiente).

Inoltre il regolamento è infarcito di deleghe alla giunta per decidere nei particolari il reale funzionamento del regolamento stesso. A partire dalle soglie giornaliere di presenza dalle quali discenderà l’obolo per il turista (dai tre ai dieci euro). Quale è la soglia? Come viene conteggiata?

E arriviamo a uno dei punti nodali ovvero il funzionamento dellaSmart control room. Un gioiello tecnologico costato svariati milioni di euro. 

Smart Control Room al Tronchetto (da Twitter: @SimoneVenturini)

SMART CONTROL ROOM: UNA SCATOLA NERA TUTTA DA DECIFRARE

È uscito lo scorso giugno un articolo su il Post, quotidiano on line, che la descrive “come una “cabina di regia”, un “cervello digitale”.

Su una parete della Smart control room c’è un grande videowall contenente qualche decina di schermate diverse. Alcune mostrano in diretta le immagini a 25 fotogrammi al secondo che arrivano da circa seicento telecamere, la metà delle quali sono nella Venezia insulare; altre mostrano invece mappe e rappresentazioni grafiche sul traffico navale e veicolare, sia pubblico che privato, sui mezzi pubblici, sui flussi pedonali, sulla qualità dell’aria, sull’affollamento dei ponti, sul riempimento dei parcheggi, sulla situazione delle maree, sulla percorribilità dei canali e sul funzionamento del MOSE.

Davanti a quegli schermi, e a loro volta ognuno davanti a tre schermi ciascuno, siedono fino a un massimo di otto addetti, ognuno con compiti e livelli di accesso diversi.

Ma è tutto oro ciò che luccica?

Secondo il progetto originale dovrebbe raccogliere tre tipologie di dati: presenza, flusso, provenienza. Punto chiave per contare le presenze l’utilizzo dei dati cellulari che hanno come fonte Telecom e danno il numero di telefonini mobili in attività nel Comune. Lo stesso per quelli di provenienza. 

I dati di flusso sono registrati da sensori che contano quante persone attraversano delle barriere virtuali ogni minuto e le presenze e la velocità media nell’area coperta dal sensore. Questo per vedere affollamenti e fenomeni di congestione.

Sulla tipologia dei dati provenienti dai telefonini sono già sorti dei problemi non da poco balzati agli onori della cronaca. Ad aprile, sulla stampa locale e nazione, si parlò di ben quarantamila ospiti tracciati in una notte ma non risultanti registrati nelle strutture registrate. Tutti posti letti abusivi? Peccato che se un cellulare si sposta ma rimane inattivo il sistema non riconosce lo spostamento e questo avviene soprattutto nelle ore serali e di notte. 

Oppure prendiamo i dati forniti alla stampa per il Redentore: da dove venivano? Non certo dalla Smart control room; infatti, nel dibattito in commissione, è emerso come il numero stimato di presenze derivi dal numero presenze di barche in bacino catturate da telecamere e dalle 42.000 prenotazioni sulle rive contingentate e da una stima di persone che hanno assistito da abitazioni private e da rive più lontane non soggette alla prenotazione.

E quindi i dati della Smart control room? Quali sono? E, soprattutto, come sono elaborati questi dati? Quali modelli sono applicati e adattati per migliorarne l’efficacia? 

Plateatico, “topi” e scarico di merci a Rialto (© Guido Moltedo)

ALCUNE CONCLUSIONI

A oggi non solo non si possono conoscere i dati raccolti, ma non vi è nessuna notizia di studi ed elaborazione di tali dati. La giunta risponde sempre che si stanno definendo le modalità con cui si potranno richiedere i dati e quali saranno rilasciati e a chi e a quali condizioni. Ma i mesi passano e per ora nulla si muove nonostante diverse sollecitazioni e atti ufficiali presentati in consiglio.

Seppur la Control Room, come strumento, potrebbe offrire la possibilità di sviluppare strumenti di analisi innovativi per politiche di governance dei flussi turistici in modo sostenibile (sociale, ambientale ed economico), non sono ancora stati coinvolti ente di ricerca, stakeholders che, insieme all’amministrazione pubblica possano farlo. 

Oggi la Smart control room rimane solo un collettore di dati che vengono “interpretati” a senso unico, non sono verificati da enti terzi e sono “somministrati” alla stampa seguendo logiche propagandistiche. Così la Città farà ben poca strada.

E quindi? 

Avremo a breve un regolamento che serve a far cassa; una Smart control room di cui sappiamo ben poco e non si vedono all’orizzonte misure articolate e strutturate per governare i flussi. Basti pensare ai ritardi nella progettazione di nuovi terminal in terraferma annunciati in pompa magna mesi fa alcuni dei quali in posizioni assurde come al Montiron o alla mancanza di una ZTL acquea in una “città-pesce” o al ridisegno del trasporto pubblico locale.

Il vero dato politico è che l’amministrazione Brugnaro si è arresa all’idea che Venezia debba caratterizzarsi per una monocultura turistica per lo più predatoria, un’idea che non ci appartiene.

Sara Arco, delegata al Turismo della Municipalità di Venezia, Murano e Burano.
Giuseppe Saccà, capogruppo nel consiglio comunale di Venezia per il Partito Democratico

Immagine di copertina: Turisti sui ponti di Rio della Canonica, vicino Piazza San Marco, il 13 agosto, una giornata che ha visto la presenza di settantacinquemila visitatori stranieri e diciottomila italiani 2022 (© Andrea MEROLA)

La resa alla monocultura turistica predatoria ultima modifica: 2022-08-24T19:57:31+02:00 da GIUSEPPE SACCÀ SARA ARCO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento