Il presidente francese Emmanuel Macron “non ha escluso”, in un recente intervento, l’invio di truppe in Ucraina. Una dichiarazione che inquieta l’ex primo ministro Dominique de Villepin. L’ex primo ministro francese, che notoriamente guidò l’opposizione della Francia alla guerra in Iraq, uno dei migliori diplomatici che l’Occidente abbia prodotto negli ultimi decenni, vede un “rischio”. “La logica della forza, quando non controllata, porta a un’escalation che può essere mortale”, dice nell’intervista a LCI che proponiamo ai lettori nella sua versione audio originale e nella sua parziale trascrizione in italiano.
Perché questo dibattito [sull’invio di truppe di terra] fosse stato utile, sarebbe stato necessario prima rispondere a cinque domande. Cinque rischi associati a questa escalation, questo passo che faremmo se inviassimo truppe di terra truppe, inviate per combattere. Cinque rischi.
Il primo è l’espansione del conflitto. Se inviamo truppe di terra, sappiamo se dalla parte russa altri invieranno, dall’altra parte, truppe di terra? Affronteremo combattenti africani, affronteremo combattenti asiatici, affronteremo combattenti mediorientali in questo sud globale che vuole sfidare anche l’Occidente? Primo rischio.
[Commenti del presentatore: Questo non mi sembra uno scenario favorevole…]
Se occidentali, europei, francesi mandassero truppe lì, non crede che la solidarietà giocherà anche dalla parte russa?
Penso che dobbiamo ancora porci questa domanda. In ogni caso, la nostra diplomazia non ha fatto ciò che avrebbe dovuto per isolare la Russia. Se la Russia fosse isolata, lo sapremmo… Penso, comunque, che noi siamo più isolati, purtroppo, della Russia.
Seconda questione importante: nuovo fronte. Rischio di un nuovo fronte. Avevo avvertito, ero tra le poche voci a dire ‘attenzione, l’Ucraina è una situazione pericolosa ma cosa succede se si apre un altro fronte?’. Si è aperto il fronte a Gaza e in Medio Oriente.
Ma ci sono altri fronti che si possono aprire: in Corea, in Africa… E allora, faremo una guerra così in tutti e cinque i continenti? Bisogna tenere conto di questa realtà: il mondo non si limita al dramma e alla tragedia dell’Ucraina. Si scopre che l’America è una potenza globale e che anche noi pretendiamo di esserlo, quindi ci preoccupano i grandi equilibri e l’ordine del mondo, e purtroppo la nostra diplomazia non tiene sufficientemente conto di questi disordini che riguardano il mondo. Congolesi, sudanesi, ecc.

Terzo rischio importante: il rischio terrorismo. Non penso al terrorismo che potrebbe venire dai nostri oppositori in Ucraina, penso al terrorismo opportunistico. Quando ci sono situazioni di questo tipo di disordine, il terrorismo colpisce. E vi ricordo: qui in Francia non abbiamo programmato un anno di guerra, ma un anno di celebrazioni. Tra pochi mesi commemoreremo l’80° anniversario dello sbarco in Normandia e arriveranno delegazioni da tutto il mondo. Trascorreremo diversi mesi a celebrare le Olimpiadi. Se bisogna mobilitarsi, mobilitiamoci, ma forse si sarebbe dovuto fare un po’ di più: non vedo un’economia di guerra, la preparazione delle menti in termini di protezione civile e guerra ibrida, non vedo nulla… E si tira fuori dal cilindro l’idea di andare in guerra in Ucraina senza essersi preparati un po’…
Quarto rischio: siamo alla vigilia delle elezioni americane che determineranno il nuovo ordine mondiale. È una scommessa sicura che ci stiamo dirigendo verso una nuova era di isolazionismo e protezionismo come il mondo non ha mai visto. Stiamo assistendo a una spaccatura in questo nuovo ordine mondiale tra Trump e una Cina che ha appena celebrato la riunione del suo parlamento e sta diventando più introversa, più concentrata che mai sulla propria sicurezza.
È un contesto globale generale di cui bisogna tenere conto.
E poi c’è un ultimo elemento che potrebbe essere uno dei più importanti, ovvero il rischio nucleare. Conosco i bravi esperti, i grandi esperti che parlano di questo argomento e li rispetto immensamente. Ma l’invio di truppe di terra, di combattenti, ci pone in una situazione in termini di deterrenza che non abbiamo mai conosciuto. Quarant’anni di Guerra Fredda: le forze del Patto di Varsavia e quelle della NATO non si sono mai scontrate. E non è un caso: è colpa di una realtà che ha a che fare con la grammatica del nucleare. La regola della deterrenza si basa sul principio della distruzione reciproca assicurata. Cioè, se uno usa la bomba e l’altro risponde, siamo tutti morti. […] Penso che la grammatica nucleare significhi che oggi il rischio delle truppe di terra della NATO in Ucraina rappresenta un rischio e che questo rischio, per le potenze responsabili, è inaccettabile.
Viaggio abbastanza in giro per il mondo da aver osservato qualcosa per quindici anni: l’uso delle armi nucleari si basa su culture politiche, culture sociali e civiltà. Il mondo sta cambiando e ciò che sembrava impensabile dieci o quindici anni fa appare oggi in modo diverso: la retorica del nemico, l’odio dell’altro, si è sviluppata al punto che viviamo in una comunità internazionale che potrebbe voler regolare i conti con l’altro. […]
Oggi, e non penso solo ai russi, non dimentichiamo la proliferazione nucleare con paesi come il Pakistan e molti altri che ora dispongono di armi nucleari. Ed è in questo che il principio di responsabilità è essenziale, e da tutto ciò bisogna trarre una regola: la logica della forza, quando non controllata, porta a un’escalation che può essere mortale.
Questo è ciò che rende la situazione in Ucraina un pericolo reale ed è anche ciò che rende – poiché applicherei volentieri questo principio della logica della forza incontrollata alla situazione a Gaza – ciò che rende la politica israeliana applicata oggi a Gaza un pericolo reale. Perché non esiste alcun controllo sull’uso della forza. E se guardi […] tutti i fronti sono collegati, tutte le crisi sono collegate.

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