L’annuncio, da parte della segreteria del Pd, della nuova tessera del partito per il 2024 ha scatenato l’ennesimo, accesissimo, dibattito all’interno della martoriata galassia della sinistra italiana. La citazione a Berlinguer, quel “casa per casa, strada per strada”, che riprende il suo ultimo comizio a Padova del 7 giugno 1984, in vista, tra l’altro, proprio delle elezioni europee, e quella fotografia degli occhi del segretario comunista hanno diviso i militanti e simpatizzanti dei diversi partiti. Da una parte c’è chi, ricordando i “vecchi tempi”, non ha potuto fare a meno di emozionarsi, dall’altra chi ha ironizzato su un Berlinguer che si rivolta nella tomba.
1999. Il muro di Berlino era caduto dieci anni prima, il comunismo italiano era finito e la storia aveva già decretato lo scioglimento del suo primo erede. 1999, l’anno della mia venuta al mondo. Quando nel 2007 nacque il Partito democratico ero in seconda elementare. L’esperienza della segreteria di Berlinguer? Non l’ho vissuta, ovviamente, ma nemmeno quella della militanza nel Pci, nel Pds o persino nei Ds (né, tra l’altro, Rifondazione comunista o le altre “schegge” della galassia post-Bolognina). Non ho nessun tipo di legame nostalgico con quella storia, se non l’idea di condividere i valori che provengono da quel mondo. Mi sono sempre sentito profondamente e convintamente di sinistra, potremmo dire anche radicale, eppure io la sinistra, quella vera, non l’ho mai vista e la tessera di un partito non l’ho mai avuta in tasca e non certamente perché non la volessi. Non sono un caso isolato, siamo in tanti, forse troppi, noi giovani appassionati e idealisti, che non credono più nei partiti della sinistra attuale.

Probabilmente apparirò come un compagno vetero, bloccato in un suo limite ideologico, ma questa tessera, a mio avviso, sembra l’ennesimo tentativo, da parte di un partito alla disperata ricerca di una legittimazione nella sua base storica, di accaparrarsi qualche voto, sfruttando l’affetto popolare e il legame storico con la memoria di Enrico. Un legame che, va detto, ormai è evidente sia stato del tutto reciso e che vive solo nel ricordo dei militanti più anziani. Un puro effetto nostalgia verrebbe da dire.
Molti di questi militanti, quando si sono avvicinati al Pci, erano ragazzi, lavoratori o studenti, che vennero spinti dal carisma politico e personale di Berlinguer ad entrare in un partito che, nonostante i suoi rigidi dogmi ideologici, si dimostrava pronto ad accoglierli e a cambiare sé stesso. L’energia dei giovani, unita alla forza elettorale e all’organizzazione del Partito comunista, si dimostrò fondamentale per le vittorie elettorali che hanno caratterizzato la segreteria di Berlinguer. “Entrate e cambiateci” come si diceva allora, forse una frase che sarebbe stata più emblematica da inserire nella tessera. Oggi, invece, le giovani generazioni si trovano davanti ad una sinistra che con quegli ideali e con quei valori sembra non avere più nulla a che fare. Non si parla solo, ovviamente, delle battaglie storiche del movimento operaio, ma anche dell’idea stessa di politica popolare e dal basso, che proprio la citazione “casa per casa, strada per strada” sembrerebbe rievocare.
Per chi, come me, vive nell’entroterra veneto, territorio periferico e da sempre ostile alla sinistra, il Pd “non esiste”: non lo vede, non lo sente vicino, forse non ne conosce neanche gli sporadici rappresentanti locali. La sezione, quando ancora c’è, in pochi sanno dove si trovi, a meno che non occupi ancora il posto della vecchia sezione comunista. Al suo interno, a popolarla, ci sono ancora gli stessi militanti di un tempo, ormai sempre più ostili alle “incursioni giovanili”. È proprio questo, allora, il campo da ricostruire, pur nella prospettiva di un cambiamento radicale che ha attraversato la società negli ultimi decenni.

A noi giovani il Partito democratico appare come un dinosauro, una macchina burocratica e di potere ormai vecchia, ostile e, soprattutto, immobile, con nessun desiderio di avvicinarsi alle nuove generazioni e integrarle in una prospettiva reale di cambiamento, se non per sporadiche comparsate elettorali. Una trasformazione che sembra abbracciare quella metamorfosi che, proprio Berlinguer, nel 1981 denunciava parlando della “questione morale”. Sebbene non sia mai stato entusiasta della parabola politica di Elly Schlein, la sua nomina a segretaria lasciava intendere che la sinistra italiana si stesse lanciando verso una stagione di profonda trasformazione e rinnovo generazionale, riportando l’attenzione per la base e le classi popolari al centro di una ricostruzione del polo della sinistra. Invece il tempo sembra aver confermato una stagione di immobilismo, senza prospettive per il futuro, ma saldamente ancorata ad un passato che non c’è più. Una prospettiva che appare vecchia non solo a livello nazionale, ma anche se confrontata con i grandi sommovimenti che stanno attraversando la sinistra europea e internazionale, che tende invece a riavvicinarsi alle sue battaglie storiche, radicali e identitarie.
La scelta della segreteria del Pd di porre Berlinguer come volto della nuova campagna di tesseramento appare, oltretutto, contrastante con l’idea stessa alla base del Partito democratico, pur non essendo mai stato un estimatore di questo “matrimonio”. Il Pd nasce con lo scopo di unire la diaspora democristiana con la galassia post-comunista, e in questo contesto Berlinguer risulta essere, forse, un personaggio troppo polarizzante di una delle sue due componenti, rischiando di scontentare quella che, per ironia della sorte, ha quasi sempre detenuto le redini del partito. Certamente è evidente la concomitanza con il quarantesimo anniversario della morte, ma, se si deve per forza mantenere la strada della memoria storica, non mancano altre ricorrenze da poter ricordare in questo 2024. Banalmente già il centenario dell’assassinio di Matteotti, non solo avrebbe potuto rappresentare un segnale forte, vista la stagione politica che stiamo vivendo, ma, legandosi ad una figura di spicco, ed altrettanto autorevole, dell’ala riformista del socialismo italiano, avrebbe avuto più punti in comune con l’evoluzione politica del Pd stesso.
Appare poi angosciante pensare che, nel 2024, sia ancora Berlinguer, pur nell’enormità della sua figura, l’unico leader politico, nell’area di sinistra, che sembra riuscire a garantirsi ancora un forte sentimento di affetto popolare. Possibile che in questi quarant’anni nessun altro segretario o dirigente, se non forse, per certi aspetti, la breve parentesi bersaniana, sia stato in grado di ricostruire un rapporto con la sua base e con gli italiani non dico paragonabile a Enrico, ma quantomeno accennato? Il tutto in un momento in cui, sia vero o meno poco importa, è indubbio che l’opinione pubblica percepisca Elly Schlein come un leader politico “da salotto”, distante dal suo popolo.

Cosa succederà quando i vecchi militanti saranno sostituiti dai, pochi, iscritti della mia generazione, che di quella storia non hanno memoria? Può essere realmente una strategia questo sguardo fisso al passato? E se lo chiede uno che, pur di un’altra generazione, a Berlinguer è fortemente affezionato, ma sa di essere una mosca bianca, circondato da coetanei che forse non sanno nemmeno chi sia. Potrei dare il via ad una lunghissima filippica sulla strumentalizzazione che è stata fatta dal Partito democratico della figura di Berlinguer e del suo pensiero negli ultimi anni. Un personaggio che, come i militanti di lunga data ricorderanno, affermò con forza che, pur nell’originalità del Pci, “comunisti siamo e comunisti restiamo”. Enrico dichiarò a più riprese di essere sempre rimasto fedele ai suoi ideali di gioventù, opponendosi a chi proponeva una trasformazione in senso socialdemocratico del Partito comunista: “la farete senza di me e contro di me”. Tuttavia, proprio per evitare di passare per il solito irriducibile compagno nostalgico, preferisco concentrarmi su un altro punto. È davvero la citazione a Berlinguer sulla tessera il problema? Io credo che la riflessione da fare sia un’altra: chi prende oggi questa tessera? Perché i giovani, così impegnati sui fronti dell’ecologia, della pace e, negli ultimi anni, sempre più sfruttati ma allo stesso tempo consapevoli della propria condizione, non si iscrivono più ad un partito o a un sindacato? Come si può riportare la politica nella sua dimensione popolare? Queste sarebbero delle questioni che, certamente, troverebbero l’interesse di Berlinguer. Non certo il solito, nostalgico, sguardo al passato per puro calcolo elettorale.
Indubbiamente il legame e l’affetto per Enrico rimangono. “Berlinguer ti voglio bene”, come affermava Mario Cioni, interpretato da Roberto Benigni nel celebre, e omonimo, film del 1977, ma, oggi, fino a che punto?

Immagine di copertina: Da X: @AndreaLompio53, Elly Schlein presenta la nuova tessera del Pd 2024 durante una conferenza stampa.

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