Antisemitismo. Il Pd alzi la voce

PIGI DE LAURO
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Nella mia vita non ho mai avuto così paura di essere ebreo

Così il giornalista de La7 David Parenzo dopo le minacce ricevute fin sotto la redazione della televisione in cui lavora [immagine di copertina]. Minacce che hanno costretto i suoi due figli a togliere dalle giacche le insegne della scuola ebraica che frequentano. Ma non solo, la violenta contestazione alla Brigata ebraica durante la manifestazione a Milano per il 25 aprile, le pressanti richieste, per fortuna respinte, ad alcune università italiane di interrompere i rapporti con le università israeliane, e pensare che proprio l’università in quanto tale è laica e ha come missione quella di garantire il dialogo. Il tentativo di contrastare la presentazione all’Odeon di Firenze del libro di Elisabetta Fiorito Golda, la storia di una donna, laburista è bene ricordarlo, che fondò Israele. 

Sinceramente sono preoccupato, molto preoccupato per quello che sta accadendo e che ha, purtroppo, connotati di antisemitismo. Qualcuno sostiene che “non ci si ferma più, la strada in discesa è segnata”, io non la penso così e non voglio drammatizzare, ritengo che la democrazia abbia gli anticorpi necessari per evitare che la situazione degeneri ma, al contempo, ritengo che sia necessaria una forte presa di posizione da parte dei partiti democratici, in primo luogo dal PD che mi sembra stia sottovalutando la situazione. Credo che lo debba fare in particolare la componente proveniente dal Pci/Pds/Ds che, dopo una propensione filo-araba, pare abbia cambiato rotta a favore di Israele grazie a Giorgio Napolitano e Piero Fassino.

Ho passato, tanti anni fa, un periodo in un campo dell’Olp a Beirut, un’esperienza indimenticabile, ho visitato una notte un altro campo profughi vero e proprio vedendo con i miei occhi tutti i drammi di quel popolo. Ho ancora la kefiah (mai indossata in verità) che in quell’occasione mi è stata donata da Yasser Arafat in persona, quindi non credo che mi si possa accusare di essere contro i palestinesi e difenderò fino all’ultimo il loro diritto ad avere una patria nella logica di due popoli, due stati. In quell’occasione credo di aver maturato una convinzione: uno stato palestinese, oltre alla diffidenza israeliana, non lo volevano neanche gli stati arabi, perché sarebbe stata per loro una spina nel fianco, avendo ai loro confini uno stato con una popolazione laica, colta, una cultura frutto della diaspora che ha sparpagliato giovani palestinesi in tutto il mondo permettendogli di frequentare le migliori scuole e università.

Quei palestinesi, quella loro organizzazione, con tutti i limiti e i difetti, non hanno nulla a che fare con Hamas. Una organizzazione che tiene in ostaggio la popolazione di Gaza, e ha scritto nero su bianco nella sua “carta” la distruzione dello Stato di Israele, che ha utilizzato i tanti soldi ricevuti dalla comunità internazionale certo non per fare stare meglio la popolazione di quella striscia di terra ma per comprare armi, costruire i tanti e costosi tunnel. Che il 7 ottobre ha compiuto un massacro scientifico, uccidendo donne, uomini e bambini e, rapendo – in un disegno di stampo terroristico più vicino all’Isis – donne, violentandole, bambini e uomini, una buona parte di questi non si sa che fine hanno fatto e sono passati più di duecento giorni che quelle persone sono nelle mani di Hamas in condizioni che non possiamo conoscere ma sicuramente drammatiche. Un attacco a sorpresa – non c’è più il Mossad di una volta? – con uno scopo politico preciso: lanciare un messaggio ai paesi arabi pronti alla pace con Israele, bloccare quindi gli accordi di Abramo che avrebbero cambiato il panorama politico di quell’area. Tentativo non riuscito in pieno visto che quei paesi hanno intenzione di mantenere rapporti di normalizzazione con Israele seppure con strategie diverse.

Certo non bisogna sottovalutare quello che sta accadendo a Gaza dopo l’intervento militare israeliano. Benjamin Netanyahu sta giocandosi il suo futuro politico. Alla fine della guerra, spero molto presto, sicuramente ci saranno delle elezioni, perché quel paese è uno dei pochi di quell’area dove si svolgono libere elezioni, e quasi sicuramente le perderà insieme alla coalizione di destra estrema che lo sostiene. Auspico che le trattative in corso per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi abbiano un buon fine, anche se con una dose di scetticismo, anche perché i soggetti in campo sono imprevedibili, sia i capi di Hamas che il leader israeliano che, con il suo comportamento, ha più volte fatto saltare i nervi al presidente degli Usa – paese storicamente alleato di Israele – Joe Biden che non ha mai nascosto la sua contrarietà alla politica portata avanti da Netanyahu.

Un’ultima considerazione anche amara. Non voglio certo demonizzare i giovani che manifestano la loro solidarietà ai palestinesi; al contrario, penso che i giovani, gli studenti debbano mobilitarsi maggiormente per non lasciare il campo a minoranze estremiste e violente. Premesso questo ritengo che la mobilitazione non possa essere a senso unico. Nelle manifestazioni e, purtroppo, anche nei talk show è praticamente dimenticato quello che è successo il 7 ottobre, non ne viene insomma sottolineata la sua gravità, completamente bypassato e non condannato come un vero e proprio atto di terrorismo contro gli abitanti dei kibbutz ai confini della striscia di Gaza e i tanti giovani che partecipavano ad una festa. Così come far sentire la propria voce su quello che succede in Iran, è da pochi giorni che il rapper Tomay è stato condannato a morte solo perché nelle sue canzoni sosteneva il movimento delle giovani iraniane contro il regime.

Insomma, non cadere nell’antisemitismo, saper distinguere un popolo da chi lo governa. Sono convinto che solo la sconfitta politica di Hamas e dei suoi alleati, la sconfitta elettorale di Netanyahu e l’accordo con i paesi arabi moderati possa dare sicurezza a Israele e ai palestinesi nell’ottica di due popoli, due stati.

Antisemitismo. Il Pd alzi la voce ultima modifica: 2024-05-01T18:35:43+02:00 da PIGI DE LAURO
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1 commento

Antonio Alberto Semi 1 Maggio 2024 a 19:23

Assolutamente d’accordo sul piano storico e politico attuale. L’Autore non si sofferma – perché non è lo scopo dell’articolo -sul fatto che l’antisemitismo è una “malattia” che comunque esiste e va combattuta con l’educazione alla tolleranza e al riconoscimento della realtà dell’eguaglianza umana. Ricordiamocene.

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