Fantasmi nella città eterna

Meditando e camminando nella solitudine dei giorni dell’“apocalisse della pandemia”, in una Roma rarefatta e impaurita, Eric Salerno cerca una città che ora “non trova più”. L’ultimo libro del grande inviato speciale.
BARBARA MARENGO
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Se oggi le trattorie si chiamano wine bar e la mitica “dolce vita” è diventata “movida”, una ragione per un po’ di nostalgia ci sarà pure: ce ne parla Eric Salerno nel suo ultimo libro Fantasmi a Roma (Il Saggiatore), nel quale il giornalista di lungo corso ricorda la sua vita di cronista che si allaccia alla storia della Città Eterna. Meditando e camminando nella solitudine dei giorni dell’“apocalisse della pandemia”, in una Roma rarefatta e impaurita, Salerno cerca una città che ora “non trova più” e s’aggrappa alla memoria, questa grande scatola piena di un tutto che resta sedimentato ma che quando ricompare forma una catena di ricordi. 

E attraverso questa catena lunga e articolata, che unisce i luoghi alla storia, Salerno scrive di cronaca, di giornali che non ci sono più (nel 1951, quando Salerno giunse in Italia da ragazzo con la famiglia dagli Stati Uniti in Italia esistevano oltre cento testate e i giornalisti erano meno di cinquemila, oggi le testate sono una quarantina e i giornalisti oltre centomila) di malavita, di spie, di attentati, di archeologia, di costume:

E inserisce nel testo le emergenze di questi tempi così difficili di “sogni frantumati di molti popoli“: Israele (dove Salerno è stato a lungo inviato ), Ucraina, Medio Oriente in fiamme….

Dolce vita, con via Veneto ombelico del mondo e oggi pervasa da un “silenzio inquietante” con i locali che hanno fatto sognare il mondo chiusi, dal Cafè de Paris all’edicola dove i miti del cinema, artisti, giornalisti, spie, avventuriere e paparazzi stazionavano in permanenza: l’autore ricorda e racconta, quando in tempi senza web ma con giornali come Paese Sera che uscivano tre volte al giorno, chiacchiere e pettegolezzi, compleanni dei VIP e cronaca nera s’intrecciavano lungo i larghi e ombreggiati marciapiedi della strada simbolo di un’Italia che indossava la veste sgargiante delle grandi occasioni. E l’Hotel Excelsior era l’”albergo dei misteri”, con l’ambasciata degli Stati Uniti a lato, e le spie a “bloccare ogni possibile avanzata del Pci”.

Una scultura nel Mecklenburg-Vorpommern, Germania, ricorda l’episodio di Nikita Chruščëv alle Nazioni Unite, 1960 (WikiCommons)

Il leader sovietico Nikita Chruščëv sbatte infuriato nel 1960 una scarpa sui banchi delle Nazioni Unite a New York: come i suoi vestiti anche le scarpe erano creazioni del sarto e stilista Angelo Litrico. 

Aïché Nana, attrice turca al Rugantino, a Trastevere danza seminuda e dà un tale scandalo da essere cacciata dall’Italia e dopo due anni processata, in una Roma bacchettona e ipocrita. La Città Eterna viene percorsa dal fremito delle Olimpiadi del 1960 con i giornalisti stranieri che denunciano, allora come oggi, “una burocrazia esasperante”, ma sesso e rock and roll imperano e i cronisti impazzano: con i mezzi di allora, sessanta anni fa, in folli corse in macchina senza la ZTL (zona traffico limitata) tra posti di polizia e ospedali alla caccia di episodi di cronaca, amicizie con brigadieri della Mobile e relative “soffiate”, telefoni a gettone e una Roma che non dormiva mai.

Lo spogliarello del ‘58 di Aïché Nanà al Rugantino (photo Tazio Secchiaroli, Wiki Commons)

Un thriller, Fantasmi a Roma, anche grazie ai ricordi di Alfred Hitchcock intervistato da Salerno, o dei clan di malavitosi (Filippone, Molè, Piromalli, Bellocco, Marando), assieme a trame di spie mediorientali, attentati terroristici e mille episodi che giornalisti oggi considerati “dinosauri”, afferma l’autore, si muovevano come vortici del fiume Tevere, muto testimone di questo tutto. Strade della Roma antica percorse allora freneticamente e oggi assediate dai turisti che ne hanno cambiato l’identità. E non solo a Roma. Un mondo superiore che si rispecchia nel labirinto che sta sotto la città, (Salerno parla di 27 chilometri di strade sotterranee) che compare e scompare come un fantasma tra scavi e voragini, posa di tubature e scoppi delle stesse. 

Le pagine dei giornali dell’epoca, con le belle fotografie in bianco e nero, ricordano uno stile ed un giornalismo che non c’è più, nel bene e nel male. 

“Lui, un cronista” è Eric Salerno: che ama Roma. Anche Marcello Mastroianni, nel film la Dolce vita manifesta il suo amore per Roma, che “piace moltissimo, una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene”.

Immagine di copertina: Sara Bentivegna @SaraBentivegna #Roma: la grande bellezza #lockdown #Covid_19

Fantasmi nella città eterna ultima modifica: 2024-06-26T14:06:23+02:00 da BARBARA MARENGO
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