Ci sono cose che uno mai avrebbe potuto immaginare. Eppure, accadono.
Palazzo Labia: non occorre aggiungere una parola, per spiegare la grandiosità dell’edificio e la sua importanza nel contesto non solo veneziano.
Giambattista Tiepolo: il primo pittore europeo del Settecento, e i suoi affreschi realizzati nel salone di quel palazzo, assieme a un altro genio universale, Girolamo Mengozzi Colonna, che, a fianco di Tiepolo, ha eseguito l’apparato quadraturistico su pareti e soffitto di quell’ambiente, trasformato nella reggia stessa di Cleopatra.

Ebbene, sono anni, e parecchi, che quegli affreschi sono in sofferenza e sono state pure compiute di recente operazioni anche discutibili, come praticare dei fori – non pochi – direttamente sull’affresco con il Banchetto di Cleopatra, per sondare lo stato della muratura, da parte dell’organo di tutela, la Soprintendenza veneziana.
Però, qualcuno si muove per rimediare al tutto: “Save Venice”, che stanzia un milione di euro per i necessari, improcrastinabili restauri. Ma cosa succede? Il palazzo viene messo in vendita e tutto si blocca, anche perché Save Venice chiede – giustamente – che quel salone, dopo il restauro, venga messo a disposizione di chi vuole visitarlo, e si sa quante difficoltà sono state frapposte in questi anni – meglio, decenni – da parte della proprietà – la RAI – per ostacolare le visite.

Pertanto, non si sa chi comprerà Palazzo Labia e quale uso ne farà. Così, nell’incertezza, finanziamento annullato. Quei soldi salveranno altre opere d’arte veneziane.
E torniamo alle prime parole: ci sono cose che uno mai avrebbe potuto immaginare. Eppure, accadono.
E Tiepolo? Diciamolo chiaramente: la RAI, che spende e spande somme incredibili, perché ha lasciato che si deteriorassero così gli affreschi in un edificio di sua proprietà? Così, Palazzo Labia, suo malgrado, è diventato uno dei simboli di questa Venezia in decadenza.
Per chiudere, qualcosa di diverso. E si può ricordare l’evento che contraddistinse la rinascita del palazzo dopo la seconda guerra mondiale, il ballo del 3-4 settembre 1951 organizzato dal nuovo proprietario, Carlos de Beistegui (1895-1970), anche allo scopo di dare un segnale che la vita continuava pure dopo i disastri della guerra – e Venezia, allora, era la cornice perfetta -, soprattutto con i quattromila partecipanti al ballo popolare in campo San Geremia allestito al fine di coinvolgere tutti nella dimensione del divertimento: “la plus belle soirée qui je vis et verrai jamais”: parole di Christian Dior.


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