Grandi navi. Un terminal definitivo a Marghera è contro la legge, e non solo

ANDREINA ZITELLI
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È stato dato grande rilievo, anche sulla stampa locale, alle intenzioni del Commissario alle Crociere nonché presidente dell’autorità portuale di Venezia Flavio di Blasio per il potenziamento dei terminal crocieristici a Marghera dentro la Laguna di Venezia.

A seguito delle decisioni assunte dal Parlamento per l’allontanamento delle grandi navi dall’ambiente lagunare, non pare che gli sviluppi che il commissario Di Blasio auspica siano coerenti con i decreti, appunto, del governo Draghi del 2020, convertiti in legge.

I due decreti Draghi hanno risolto in parte il problema togliendo le navi da San Marco e proponendo un compromesso temporale per navi più piccole, con limiti di accesso e di stazza, che si potevano attestare a Marghera ai terminal commerciali lì dove si poteva evitare la commistione dei traffici.

Il primo decreto di fine marzo ’20 proibisce la rotta Bocca di Lido – Marittima che attraversava il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca. A rafforzare la tutela, il ministro dei Beni culturali ha accompagnato il Decreto Draghi con un decreto per il quale il Bacino acqueo davanti alla Piazza San Marco e il Canale della Giudecca devono essere considerati alla stregua dei monumenti nazionali.

Il primo Decreto stabiliva, anche, che dovesse essere bandito un concorso di idee per la progettazione di approdi per le grandi navi da crociera e per le grandi portacontainer intercontinentali fuori dalle acque protette della Laguna, mentre potevano essere allestiti – non più di cinque – terminal temporanei a Marghera in coincidenza degli esistenti terminal portuali commerciali. 

La temporaneità di un intervento presuppone non solo che sia limitato nel tempo ma che gli interventi necessari siano coerenti al carattere di temporalità e che alla fine vi sia la totale reversibilità delle opere realizzate.

Il secondo decreto Draghi, del giugno ‘20 stabilisce, recependo gli emendamenti delle Commissioni parlamentari, che tutti gli interventi da realizzarsi per i terminal temporanei dovessero essere assoggettati alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e anche alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) prima di essere realizzati. 

La VAS è necessaria perché spostare le rotte di navigazione dalla Bocca di Lido alla Bocca di Malamocco rappresenta una modifica sostanziale del Piano Regolatore Portuale PRP (a Venezia il vigente è del 1965, cioè risale a prima dello scavo del Canale dei Petroli!). La VIA è obbligatoria quando si intende intervenire con scavi significativi sulla Laguna e in fondali fortemente inquinati.

Proporre ora, come fa il Commissario, un terminal definitivo a Marghera, al Canale nord, dove gli scavi previsti non sono di manutenzione del canale ma consistono in un arretramento consistente della banchina in area industriale continentale, non è di pertinenza dell’Autorità portuale.

L’ipotesi di un terminal definitivo per le crociere all’interno della Laguna è contro la legge (che prevede solo terminal temporanei), esubera dai compiti del Commissario e anche da quelli dell’Autorità Portuale perché gli strumenti programmatorii, il PRP e i Piani sovraordinati e i Piani di tutela e salvaguardia della Laguna non lo contemplano.

I bandi di progettazione pubblicati dall’Autorità portuale di Venezia impiegano pubbliche risorse finanziarie per un progetto, destinato alle compagnie crocieristiche, che non è previsto in alcun Piano, che deve essere assoggettato a una procedura di VIA associata alla procedura di VAS, dato che il PRP dell’Autorità portuale di Venezia non è mai stato aggiornato e non vi è alcuna sua antica approvazione.

Sarebbe stato opportuno che almeno un parere preventivo fosse stato chiesto alla Corte dei Conti. Alla Corte dei Conti le Associazioni intendono presentare una segnalazione.

Grandi navi. Un terminal definitivo a Marghera è contro la legge, e non solo ultima modifica: 2024-03-16T17:21:27+01:00 da ANDREINA ZITELLI
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