Segare il ramo su cui si è seduti

L’Argentina è ancora in una profonda recessione, con una lenta ripresa economica, anche se disomogenea a seconda dei settori. Mentre i tagli del presidente Javier Milei hanno colpito soprattutto la popolazione più vulnerabile, il tasso di povertà è sceso dal 52,9% della fine della seconda metà del 2024, al 38,1% di fine anno. Questo dicono i dati resi pubblici dall’Instituto
CLAUDIO MADRICARDO
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L’Argentina è ancora in una profonda recessione, con una lenta ripresa economica, anche se disomogenea a seconda dei settori. Mentre i tagli del presidente Javier Milei hanno colpito soprattutto la popolazione più vulnerabile, il tasso di povertà è sceso dal 52,9% della fine della seconda metà del 2024, al 38,1% di fine anno. Questo dicono i dati resi pubblici dall’Instituto Nacional de Estadística y Censos (Indec) a fine marzo.

L’indigenza, ovvero la parte della società che non riesce a coprire le spese del paniere alimentare di base, è stata dell’8,2%, con un calo rispetto al primo semestre dell’anno scorso quando era al 18,1%, e rispetto alla fine del 2023 (11,9 per cento). In questo modo, circa 6,9 milioni di persone sono uscite dalla povertà e 4,64 milioni di persone hanno smesso di essere indigenti. La povertà, misurata in numero di abitanti, è stata la più bassa dal primo semestre del 2022. 

Secondo stime di istituti privati, ciò si deve al rallentamento dell’inflazione insieme alla ripresa economica e dei salari e all’aumento da parte del governo della copertura di piani sociali come l’assegno universale per i figli e la carta alimentare. Tuttavia, la metodologia seguita dall’Indec è stata contestata, in quanto non sarebbe più adeguata a misurare correttamente la realtà sociale, perché, se è pur vero che la povertà si misura in base al reddito, ovvero alla capacità di acquisire beni di base, esiste anche la povertà multidimensionale, che tiene conto di fattori come l’istruzione, la salute e l’alloggio. 

Ne consegue che il continuo aumento dei servizi pubblici e la costante escalation delle spese per la salute, i farmaci, il cibo e l’istruzione smentirebbero i ragionamenti del presidente Javier Milei, che ha affermato di aver “tolto dalla povertà dieci milioni di argentini” da quando è entrato in carica un anno e mezzo fa. Per l’Osservatorio del Debito Sociale Argentino dell’Universidad Católica Argentina, l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici nel 2024 ha aumentato il peso delle spese fisse rispetto alle spese variabili delle famiglie, in modo che i miglioramenti nel reddito familiare reale non implicano necessariamente maggiori e migliori consumi correnti, mentre continua a esistere una soglia strutturale di povertà cronica difficile da rompere senza maggiori e migliori posti di lavoro, con salari migliori, soprattutto per i lavoratori informali poveri. 

Ci sono ragioni per sostenere che il calo della povertà è sopravvalutato in un contesto di cambiamenti significativi nel sistema dei prezzi che non si riflettono in una maggiore capacità di consumo delle famiglie povere,

afferma il rapporto dell’osservatorio.

Questo spiega perché, sebbene si osservino livelli simili di povertà e indigenza pari ad un anno fa, hanno continuato ad aumentare la povertà multidimensionale, l’insicurezza alimentare, l’impossibilità di accedere a farmaci o servizi sanitari, il mancato pagamento dei debiti o l’impossibilità di riparare la casa.

Nonostante la diminuzione della percentuale di poveri, la vita è ancora molto difficile per molti argentini. Alcuni devono ancora cercare cibo nei contenitori di spazzatura per sopravvivere o accettare lavori informali con salari bassi.

La prima metà del 2024 è stata caratterizzata da un’accelerazione iniziale dell’inflazione, che ha raggiunto un tasso di aumento dei prezzi vicino al 4% mensile da maggio e che è poi rallentato al 2,7% a dicembre. In questo contesto, il potere d’acquisto dei salari ha subito un calo significativo, ma ha iniziato a recuperare terreno man mano che l’inflazione ha rallentato, anche se non ha compensato completamente le perdite accumulate nell’ultimo anno. Alcuni esperti sottolineano che l’economia dovrà ora realizzare un’ulteriore frenata del ritmo dei prezzi e una ripresa del potere d’acquisto per poter sostenere il calo dei tassi di povertà.

Ciò detto, oltre alla ripresa dei consumi, l’altra preoccupazione del governo è evitare la fuga di dollari. A marzo, la Banca centrale argentina ha dovuto vendere più di 1,15 miliardi di dollari per mantenere stabile il prezzo della valuta statunitense, e il governo è stato costretto a ricorrere a un nuovo prestito di 20 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale (FMI), una strada che Milei ha definito in passato “immorale” e che non ha mai portato a nulla di buono nella storia del paese.

Il FMI chiede al governo argentino di rendere più flessibili i controlli sui movimenti di capitali, lasciando che il tasso di cambio tra il peso e il dollaro sia determinato liberamente sul mercato valutario. Il che per Milei è un rischio, perché se prende piede una corsa al dollaro con le persone che vogliono scambiare i loro pesos con dollari, la conseguente svalutazione della valuta nazionale aumenterebbe l’inflazione e distruggerebbe la sua popolarità. Per il governo, un peso forte è indubbiamente uno strumento chiave per ridurre l’inflazione, dato che le importazioni diventano più economiche, e ciò ha un effetto sul calo dei prezzi nel mercato interno.

Nel 2023, il peso argentino è stata una delle valute che più hanno perso valore al mondo, mentre l’anno scorso è stata una delle migliori. Gli investitori ora scommettono su un altro cambio di rotta. In una recente intervista televisiva, il ministro dell’Economia, Luis Caputo, non si è impegnato a mantenere la sua politica monetaria, lasciando la porta aperta alle prossime modifiche del tasso di cambio, anche se insiste sul fatto che non ci sarà svalutazione del peso con il prossimo accordo con il FMI. Il presidente Javier Milei ha promesso in un discorso al Congresso che la sua amministrazione toglierà tutti i controlli sui cambi e sui capitali entro la fine di quest’anno. Anche Caputo ha fatto riferimento alla questione e ha sottolineato che saranno gradualmente eliminati una volta soddisfatte determinate condizioni, come la ricostruzione delle riserve valutarie della Banca Centrale.

Una maggiore pressione sul tasso di cambio potrebbe ostacolare i piani di Milei di utilizzare il cosiddetto “crawling peg” (il sistema di cambio sostanzialmente fisso in cui uno Stato decide di agganciare il valore della propria moneta a quello di un’altra) che gli ha permesso di frenare l’inflazione nel suo primo anno di governo. Con questo si spiega il motivo del suo successo. anche se la strategia di mantenere un peso forte non è priva di rischi, perché una valuta nazionale forte influisce negativamente sulla bilancia dei pagamenti. Con le importazioni che sono aumentate rapidamente, surclassando il volume delle esportazioni.

Nel medio termine, il suo obiettivo principale è evitare una svalutazione politicamente costosa, soprattutto prima delle elezioni di metà mandato di ottobre. Milei ha usato il tasso di cambio come ancoraggio contro l’inflazione fin dall’inizio della sua amministrazione in un paese in cui i produttori e i consumatori sono abituati a fissare i prezzi in dollari. Svalutare il peso o lasciarlo galleggiare potrebbe mettere a repentaglio i suoi sforzi per controllare l’inflazione, esponendo pericolosamente a rischio l’intero teorema che gli ha aperto le porte della Casa Rosada.

Illustrazioni tratte da Cartooning for Peace / Dessins pour la paix

MILEI e BOLSONARO. Il miracolo economico promesso dal presidente argentino, famoso per roteare la motosega in aria in segno di tagli alla spesa pubblica, si sta rivelando un incubo per gran parte dei suoi concittadini.
Ma la protesta sociale non si traduce (ancora) in opposizione politica.
Intanto, in Brasile, l’ex presidente di origini venete è stato rinviato a giudizio per il tentato golpe del gennaio 2023.
Tutto sommato, per la destra trumpiana in America Latina non è un bel momento…
Ne parliamo con CLAUDIO MADRICARDO, giornalista, collaboratore di “Terzogiornale”, “Huffington Post”, “alternative per il socialismo”, “ytali.com“, “Radio Capodistria”.
Moderatore: Marco Cantarelli.

Info: latinoamericana@ans21.org

Segare il ramo su cui si è seduti ultima modifica: 2025-04-02T15:34:06+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO
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