Inclusione, sostenibilità, collettività. Sotto la luna 

Nata da tre amici in barca, Isola Edipo compie dieci anni e traccia un bilancio più che positivo: più pubblico veneziano, una programmazione che guarda al territorio e, per la prima volta, il riconoscimento delle istituzioni. Silvia Jop racconta un'edizione segnata dal tema 'Una risata vi seppellirà', tra film dolorosi e la scoperta che persino la morte, raccontata con leggerezza, può diventare vita.
MONICA MORELLATO
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L’appuntamento è in riva Corinto, negli spazi di Isola Edipo, davanti all’Edipo Re, la barca a vela che ospitò Pasolini e la Callas e che, per i dieci giorni della Mostra del Cinema di Venezia, rimane ormeggiata in questo specchio di laguna riqualificato, fulcro di un vivace scambio culturale. Sono le undici di sabato mattina, il cielo è terso, poche barche transitano e le attività in riva si risvegliano lentamente.

Silvia Jop arriva trafelata, in bicicletta: anche se oggi è l’ultimo giorno di manifestazione, è impegnativo come gli altri. Si scusa del ritardo (ha perso di vista l’orologio), si accomoda su una sdraio e mi sorride: «Sono pronta», mi dice. La guardo e penso che sono trascorsi solo due mesi dalla presentazione del programma di questa edizione del festival e tutto si è già consumato: siamo già ai saluti e agli arrivederci all’anno prossimo. Siamo ai bilanci. Com’è andata?

Mi sembra che sia andata molto bene, caratterizzata da una partecipazione più attiva da parte del pubblico cittadino. Uno dei motivi per cui nasce Isola Edipo — ne ho già parlato in altre occasioni — è quello di creare un ponte tra la città e il festival. Siccome la città è abituata a conoscere il festival come un contesto extra, salvo andare a vedere alcuni film, tende a non frequentare molto gli eventi. In questa edizione, al contrario, in un percorso crescente rispetto alle precedenti, ho avvertito una maturazione di questo rapporto. La sala Laguna è stata spesso sold out nella programmazione che, come Isola Edipo, curiamo singolarmente nella rassegna Giornate degli Autori. La riva è stata quotidianamente attraversata da un pubblico variegato e numeroso.

La maggiore partecipazione del pubblico veneziano è sicuramente un dato incoraggiante. A cosa è dovuta, secondo una tua riflessione personale?
Secondo me, da un lato la riconduco a una spiegazione semplicistica, come può essere uno scambio tra ciò che uno intravvede di diverso e quello che gli viene confermato da altri. Questo scambio acuisce sicuramente la curiosità e la voglia di approfondire. Tieni presente che Venezia è attraversata da tanti discorsi retorici: molto spesso le persone dichiarano cose che non hanno alcun fondamento sostanziale. Io credo che quest’anno diverse persone abbiano sentito la necessità di venire a verificare le proprie sensazioni. Dall’altro lato, devo dire che in fase di programmazione ho pensato che, visto che proprio in questa edizione ricorreva il decennale della manifestazione, fosse importante ritematizzare alcune questioni che sono sempre state presenti ma che non erano state evidenziate finora. Abbiamo iniziato il nostro percorso con il documentario sulla storia di Radio Vanessa (storica emittente del centro storico ancora in attività), per poi incontrare molte associazioni del territorio con cui progettare una nuova rete sociale a livello cittadino che rifletta su alcune questioni tematiche riguardanti la vita di chi abita questo luogo, e chiudere questa mattina con la presentazione del documentario di Nicola Mai, Vie di fuga, realizzato con le Fie a manetta. Con questa programmazione abbiamo riattivato dei richiami a riflessioni che riguardano il territorio e la sua popolazione. Questo ha probabilmente consolidato in maniera definitiva la presenza più strutturata di chi abita a Venezia nella frequentazione di Isola Edipo e delle sue attività.

Il tema di quest’edizione, Una risata vi seppellirà, ha colto nel segno?
Abbiamo riso, abbiamo capovolto il punto di vista grazie ai nostri tre giurati (Lorenzo Maragoni, Marco Ripoldi e Monir Ghassem) che si sono confrontati con film che portavano più del solito il peso dell’atmosfera dei tempi. La selezione proposta loro, dodici opere, in dialogo con i referenti delle singole sezioni in concorso — Orizzonti, Settimana della Critica e Giornate degli Autori — ha fatto emergere, volente o nolente, un panorama cinematografico in cui le opere trasudano il contesto climatico in cui viviamo. E il mio proposito di non essere didascalica e di far emergere l’idea di inclusione e sostenibilità attraverso un’opera, non in maniera evidente ma in maniera inaspettata, si è infranto contro l’evidenza.

Sono stati film spesso molto dolorosi, primo fra tutti Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato dalla Giuria Giovani «per l’inequivocabile chiarezza con cui denuncia il genocidio perpetrato contro il popolo palestinese»: questa la motivazione. Al di là di questo abbiamo ragionato assieme sull’importanza di un premio che cerca di valorizzare cinematografie più indipendenti, e questo la giuria ufficiale lo ha esplicitato premiando A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra di Jacqueline Lentzou, giovane regista greca, film che parla di situazioni dolorose ma con leggerezza. «È un film che parla di morte, ma la morte non si percepisce. C’è tanta vita, c’è musica, c’è la nostra adolescenza, c’è la famiglia nella sua imperfezione». Questo film non si limita a raccontare una storia ma lavora molto sul come la si racconta. E questo si traduce in una vivacità di spirito che mostra come certi dolori possano essere vissuti in un altro modo. In qualche modo, grazie a questo film, una risata ci ha destati dall’ineluttabilità del dramma e ci ha mostrato un altro modo di affrontare le difficoltà, dimostrando che è ancora possibile cambiare la forma della realtà nonostante tutto».

Per chiudere, ti chiedo un bilancio complessivo di questi primi dieci anni.
Sicuramente è un bilancio con un segno positivo per un’esperienza nata, come dice la canzone di Gino Paoli, da quattro amici al bar — anche se eravamo in tre a bordo di una barca. Da tre siamo diventati un’impresa di una trentina di persone che ogni anno si ritrovano per fare squadra su questo fazzoletto di terra e dentro la Sala Laguna per creare un luogo che solitamente non c’è. Negli anni ci siamo estesi da un punto di vista geografico: da un pezzo di riva di fronte alla barca siamo passati alla riqualificazione vera e propria di un’area di riva Corinto, convivendo — questo è un fattore straordinario — con il mercato settimanale. Un lavoro incredibile di mediazione, di incontri fra le due realtà grazie a Sybille Righetti, ha portato a una feconda reciprocità tra Isola Edipo e il mercato. Quando c’è un equilibrio tra realtà così radicate significa che la maturazione di un’esperienza è compiuta. Altra cosa che ho notato con favore è stata la presenza, per la prima volta in dieci anni, di un rappresentante delle istituzioni. Ieri sera, alle premiazioni, è stato presente l’assessore alla Cultura del Comune di Venezia Paolo Romor e questo voglio leggerlo come un segnale.

Negli anni abbiamo sofferto la distanza da parte delle istituzioni e la mancanza, da un lato, di investimenti pubblici in questa nostra operazione che è completamente gratuita. Attualmente sosteniamo il costo delle attività culturali con le consumazioni che in riva vengono fatte sul fronte enogastronomico. Questo è sicuramente un fatto positivo, in quanto afferma un modello virtuoso dove la relazione tra un’azienda imprenditoriale e un’attività culturale coesiste, ma non è sufficiente. E l’interazione con le istituzioni pubbliche, di fronte al lavoro di riqualificazione di un pezzo di città e di offerta gratuita agli abitanti, fa sperare in un’attenzione a questo nostro sforzo. La presenza delle istituzioni fa ben sperare nell’apertura di uno spazio di confronto, se non di sostegno, a una manifestazione che ormai si è istituzionalizzata nel territorio e tra chi lo abita».

A questo punto ognuno salga sul ponte dal suo versante e accolga l’altro, magari con una risata liberatoria.

Inclusione, sostenibilità, collettività. Sotto la luna  ultima modifica: 2026-09-14T20:55:13+02:00 da MONICA MORELLATO
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