Bellicismo ztl

GUIDO MOLTEDO
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Vedo che c’è molta stanchezza (fatigue), devo dire la verità, da tutte le parti. Siamo vicini al momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d’uscita.

Nel novembre 2023 fu diffusa online la registrazione di uno scherzo telefonico di cui la presidente del consiglio Giorgia Meloni era stata vittima per mano del duo di comici russi Vovan e Lexus, che si erano spacciati per alti funzionari dell’Unione Africana. Durante la conversazione Meloni ammetteva che c’era molta “fatica” (fatigue) nell’opinione pubblica europea riguardo al conflitto in Ucraina. Uno smacco per la sicurezza di Chigi talmente clamoroso, da far finire in secondo piano un fatto politico ben più clamoroso. L’ammissione di una guerra che perdeva drammaticamente il sostegno dell’opinione pubblica a neppure un anno e mezzo dal suo inizio.

Dal giorno dell’invasione russa dell’Ucraina (24 febbraio 2022) al giorno della telefonata (18 settembre 2023) erano infatti trascorsi esattamente 571 giorni. Mentre scriviamo ne sono trascorsi 1.671.

Che cosa è successo nei 1.100 trascorsi da quella sciagurata telefonata? Si è cercato di dare risposta alla fatigue che già allora la presidente del Consiglio registrava? Si è fatto esattamente il contrario. E così, secondo un recente sondaggio, non arriva neppure al venti per cento la quota di italiani favorevoli a sostenere militarmente l’Ucraina “finché necessario”, formula che fotografa sinistramente la vaghezza dei termini dell’impegno militare a sostegno di Kiev e della sua durata. Il resto degli intervistati, con diverse sfumature, chiede un disimpegno e ritiene si debba spingere per una soluzione diplomatica.

Intanto il conflitto russo-ucraino è entrato in una fase che non sembra quella auspicata dal grosso degli europei. Si è dentro, ormai è evidente, una guerra perpetua, senza limite e senza scopo finale (la sconfitta della Russia? Davvero?). Una guerra senza fine e senza un fine.

Comprensibile il crescente spaesamento emotivo, lo sconcerto politico ma anche morale dell’opinione pubblica, compresa quella agli inizi e per molto tempo favorevole al sostegno militare a Kiev. È un disinvestimento accompagnato da nervosismo e rabbia in molte parti della popolazione che prende le forme di un’aggressività sociale senza precedenti. La guerra è arrivata dentro casa nostra, producendo forme di conflitto civile, per ora dirette verso gli immigrati, e spinge molti a cercare rifugio in organizzazioni politiche e ideologiche di estrema destra.

Investire miliardi nel riarmo o nell’invio di armamenti suona come uno schiaffo a chi fatica. Come si trovano i soldi per i carri armati e si negano per ospedali, scuole e pensioni? Il raffreddarsi dell’appoggio agli ucraini è bollato come ignoranza, insensibilità, perfino complicità con il nemico. E che dire del mancato riconoscimento dell’enorme sacrificio, ormai di anni, chiesto alle classi lavoratrici e alla classe media da una guerra sempre più esigente e dispendiosa, senza un chiaro obiettivo finale, con riverberi sull’aumento incontrollato del costo della vita?

Ed ecco entrare in scena le giovani generazioni. Quando Virginia Libero dice che al fronte sono loro a doverci andare, i giovani, e quindi diserteranno (andateci voi), si fa portavoce di un rifiuto diffuso, parla a nome di una generazione precaria che sente di dover pagare, in bollette, inflazione e potenzialmente in vite, il prezzo di decisioni prese da élite protette. E quando lega i venti di guerra ai fondi sottratti a sanità, affitti, sicurezza e diritto allo studio, chiede semplicemente che la sinistra recuperi la bussola della sua identità smarrita in nome dell’atlantismo.

Non si rende conto, l’establishment, anche di sinistra, indignato per la parola “disertori” , di essere visto da molti giovani, in sintonia con Virginia, come una casta che vive dentro una bolla ZTL, un’élite chiusa nei propri dogmi di politica estera, incapace di ascoltare le attese e le paure e i bisogni di chi teme possa essere sottratto loro (e al pianeta) anche il futuro.

Bellicismo ztl ultima modifica: 2026-09-22T20:49:13+02:00 da GUIDO MOLTEDO
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4 commenti

Beatrice Barbalato 23 Settembre 2026 a 8:18

È un’analisi perfetta, che coglie perfettamente quanto sta accadendo: una sorta di terrorismo dell’opinione alimentato da molti capi di governo che, non a caso, vengono progressivamente disarcionati in diversi paesi europei per la loro ostinata e spesso acritica rappresentazione dei russi come nemici per definizione, “brutti e cattivi”.
Il sentimento diffuso tra le popolazioni non sembra condividere questa visione, soprattutto alla luce delle gravi conseguenze economiche e sociali che la guerra ha prodotto. Il caso di Merz è emblematico: in Germania è ampiamente percepito come una figura distante dalla vita concreta della popolazione e appare ormai proiettato quasi esclusivamente verso la prospettiva del riarmo.
Che una parte significativa dell’estrema destra sia favorevole a un riavvicinamento con la Russia, così come lo sia una parte della sinistra, non dovrebbe né scoraggiare né imbarazzare. Dovrebbe piuttosto indurre a riflettere sulla distanza sempre più profonda che separa gran parte delle classi dirigenti europee dalle persone comuni, la cui percezione della realtà si misura innanzitutto con l’esperienza quotidiana, il lavoro, il costo della vita e le difficoltà concrete.
Sono stata in Russia due volte negli ultimi mesi: ad aprile a Mosca, per vedere l’icona della Santissima Trinità di Andrej Rublëv nel monastero della Trinità di San Sergio, uno dei vertici assoluti dell’arte e della spiritualità cristiana; e a San Pietroburgo. Ad agosto a Kaliningrad, per rendere omaggio a Kant, affrontando non pochi disagi negli spostamenti. Mi riesce difficile accettare una rappresentazione riduttiva e demonizzante di un paese la cui storia e la cui cultura hanno contribuito in modo significativo alla mia, alla nostra formazione. Non posso non pensare a Bulgakov, Kandinskij, Majakovskij e Achmatova, per restare al XX secolo: autori e figure che considero parte integrante del mio patrimonio culturale e intellettuale.

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Susanna Böhme-Kuby 23 Settembre 2026 a 9:53

Grazie, Guido, per il tuo commento! E pensare che in Germania – dove la propaganda di guerra e il riarmo hanno un ben maggiore peso che non in Italia – l’unica forza politica che si è opposta e si oppone all’invio di armi in Ucraina è proprio l’AfD (a parte il minoritario BSW e ora anche la Linke) – ma questo tema non viene rilevato in nessuno dei tanti commenti e dibattiti in questi giorni. Non vengono neanche pubblicate indagini sull’orientamento della popolazione in merito ad un riarmo così pesante, che era in programma già anni prima del febbraio 2022!! Il dissenso su questo costituisce uno dei tanti tabù della politica tedesca!

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Renzo Scarpa 23 Settembre 2026 a 11:20

Scusami Guido per la franchezza, ma la tua è una rappresentazione asettica che non fa giustizia del valore della solidarietà dimostrata dall’Europa nei confronti del popolo ucraino aggredito e martoriato da un despota fanatico e sanguinario. Dalla tua analisi mancano le migliaia di bambini massacrati dalle bombe, quelli morti, quelli rimasti senza gambe e braccia, quelli destinati ad una vita che non è più vita, quelli rapiti e portati lontani dalle proprie famiglie. Mancano le decine di migliaia di civili uccisi solo per la colpa di essere ucraini e di essere stati russi in epoche passate
Ti confesso che prima dell’inizio di questa guerra, nata dalla devianza di un mitomane aggressivo e prepotente, ho sentito la mancanza dei diplomatici della prima repubblica come Aldo Moro, Pietro Nenni, Emilio Colombo, perfino Giulio Andreotti che avrebbero saputo leggere gli avvenimenti prima del loro accadimento definitivo e provato a dispiegare una iniziativa diplomatica autorevole e all’altezza della situazione, Purtroppo ci siamo trastullati con Luigi Di Maio prima e con Antonio Tajani poi, entrambi il frutto dell’inadeguatezza della nostra classe politica anche se con aspetti completamente diversi, e quando viene a mancare il governo delle cose è il caso o sono gli altri a decidere.
Questa è la nostra parte di responsabilità che ci obbliga a stare con l’aggredito, con il più debole, prendendo atto che Putin non si fida del resto del mondo, tantomeno dell’Europa che considera un insieme di popoli incapaci e deboli. Un insieme di popoli che tranquillamente si può minacciare ipotizzando l’uso dei propri missili ipersonici a testate nucleari multiple come egli ha già fatto ipotizzando, nel contempo, la fine della specie umana.
Certo, si può fare come facevano i miopi quando noi eravamo bambini che camminavano guardandosi i piedi ma non a tutti riesce.
Cari saluti.

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GUIDO MOLTEDO 23 Settembre 2026 a 17:02

Caro Renzo, proprio per il rispetto che si deve a quanto fatto, per anni ormai, dagli europei a sostegno della resistenza ucraina che va presa molto sul serio la loro “stanchezza” e assunta come dato politico essenziale per decidere se e come proseguire nell’impegno finora sostenuto. Non dobbiamo aspettare il prossimo ciclo eletorale per renderci conto delle conseguenze dell’aver trascurato gli umori di quella che è oggi la maggioranza degli elettori. Ironicamente ho parlato di ztl, alludendo alla distanza, spesso imputata a una “certa” sinistra, dalle persone che sono più a contatto con la dura realtà quotidiana. In questa realtà quotidiana c’è oggi il riverbero di una guerra che non si sa quando e come finirà.

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