Attento lupo! Per l’Ue la caccia non è più un tabù

Il Parlamento europeo ha fatto il primo passo per declassarne lo status di specie protetta, mentre Karmenu Vella, il commissario europeo per l'ambiente, afferma che gli “ibridi sono pericolosi”. Ma c'è anche chi difende le attuali misure di prevenzione.
scritto da Matteo Angeli

È proprio il caso di dirlo: l’inverno sta arrivando per i lupi che abitano le foreste europee. Soprattutto in senso metaforico.

Il predatore dal mantello grigio pare non essere più considerato a rischio estinzione. In Romania, per esempio, ci sarebbero più di 2.700 capi, in Germania 250 e in Portogallo 230. Anche in Italia il lupo se la passerebbe relativamente bene: benché non esistano dati precisi, in quanto manca un monitoraggio coordinato a livello nazionale, le stime più ottimistiche parlano di 1.500 – 2.000 soggetti, distribuiti tra Appennini (più di un migliaio) e Alpi (qualche centinaia).

“Sveglia politici! Stop al lupo!”, protesta in Val d’Ultimo

Negli ultimi anni, il canide selvatico ha osato spingersi fino ai confini italiani nord-orientali, scatenando il panico tra i contadini dell’Alto Adige, che, quest’estate, sono saliti sulle barricate e ne hanno chiesto prontamente la “cacciata”, al grido di un “territorio libero dai lupi”.

Purtroppo per loro, però, liberarsi del canis lupus non è così facile. Ben dal 1992, infatti, attraverso la direttiva Habitat, l’Unione europea tutela scrupolosamente la specie, proibendone la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione. Unione europea che finora non ha mai messo in discussione lo status di “specie particolarmente protetta” di cui gode il lupo.

La situazione, però, rischia di ribaltarsi rapidamente. Negli ultimi mesi, Bruxelles ha fatto intendere che il canis lupus potrebbe presto non essere più “intoccabile”. “Maggiore flessibilità nella gestione”, “controllo più efficace”, sono questi i termini che si rincorrono nelle aule di parlamento e commissione.

Nell’immediato, a rischiare di più sono gli ibridi, ovvero i soggetti derivanti da un incrocio tra cane e lupo.

Karmenu Vella

Quest’estate, il commissario europeo Karmenu Vella, lo ha detto chiaramente, in risposta a un’interrogazione parlamentare:

Obiettivo della direttiva Habitat è il mantenimento ovvero il ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie di interesse comunitario. Fra queste rientra il lupo, ma non gli ibridi. L’ibridazione con il cane rappresenta una grave minaccia per la conservazione del lupo; per questo la Commissione sostiene le iniziative messe in atto a livello nazionale per affrontare il problema, in linea con la raccomandazione n. 173 (2014) adottata nell’ambito della convenzione di Berna e preparata con il contributo dei servizi della Commissione.

In altre parole, la palla passa alle autorità nazionali, che hanno mano libera nel gestire gli ibridi, anche con “mezzi letali”.

Esemplare di lupo ibrido

Ancora più significativo è, però, il voto di qualche settimana fa in commissione ambiente del Parlamento europeo. Per la prima volta, Bruxelles ha trovato una maggioranza per una “gestione più flessibile” dei grandi predatori e, in particolare, del lupo.

In occasione della votazione sulla proposta di risoluzione sul piano d’azione per la natura, i cittadini e l’economia, sono passati i due seguenti emendamenti.

Il primo, invita la Commissione europea a formulare proposte per evitare che la presenza del lupo rappresenti una minaccia per gli insediamenti umani e, in particolare, per lo sviluppo rurale:

[la commissione ambiente] ricorda che la coesistenza tra l’uomo e i grandi carnivori, soprattutto il lupo, può avere, in determinate regioni, ripercussioni negative sullo sviluppo sostenibile degli ecosistemi e delle zone rurali abitate, in particolare per quanto riguarda l’agricoltura tradizionale e il turismo sostenibile; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure concrete per affrontare tali questioni, al fine di non compromettere lo sviluppo sostenibile delle zone rurali;

Il secondo, più insidioso, invita la Commissione a declassare lo status di protezione di quelle specie che non sarebbero più a rischio estinzione:

[la commissione ambiente] osserva che le specie identificate nella direttiva Habitat come meritevoli di particolare protezione hanno attualmente raggiunto un buono stato di conservazione in alcune regioni d’Europa e mettono quindi in pericolo altre specie e gli animali da allevamento, e possono pertanto disturbare l’equilibrio naturale dell’ecosistema; invita la Commissione a mettere a punto una procedura di valutazione che permetta di modificare lo status di protezione delle specie in determinate regioni una volta raggiunto lo stato di conservazione auspicato;

C’è tuttavia chi ritiene che le soluzioni attualmente in vigore siano più che sufficienti per impedire che il lupo attacchi greggi o altri animali da reddito.

È il caso del partito dei verdi in Alto Adige.

Qui l’atteggiamento del mondo agricolo è, per così dire, emblematico.

Le misure di prevenzione ci sono già, nessuno le adotta, ma si chiede, invece, di “liberare il territorio dai lupi”. Più in particolare, sono cinque le misure preventive a disposizione: l’accompagnamento da parte di un pastore, le recinzioni mobili elettriche, i deterrenti sonori, l’impiego di lama o asini che reagiscono alla presenza del lupo, cani da guardia di specie particolari.

Il tutto coperto da un finanziamento provinciale del 70% o più della spesa.

Ma allora, come mai i contadini vogliono a tutti i costi che i cacciatori tornino a imbracciare le doppiette contro lo sventurato canis lupus?

Il direttore della federazione degli agricoltori altoatesini (Bauernbund), Siegfried Rinner, ha risposto così:

Il 70 percento è troppo poco perché la quota non copre i costi residui, inoltre i contadini non hanno tempo di montare recinzioni e un’adozione preventiva e generalizzata delle misure di prevenzione non è economicamente sostenibile.

Il lupo in Val di Non (Trentino)

A tal proposito, però, Mauro Fattor, caporedattore del quotidiano Alto Adige, fa notare:

La Provincia non potrà mai finanziare con ulteriori fondi quello che è già abbondantemente finanziato sia dal Psr, il Piano di sviluppo rurale, che dai premi per gli alpeggi…. Oggi un alpeggio di mille ettari con venti agricoltori aventi diritto al pascolo incassa oltre centomila euro di contributi europei all’anno. A fronte di che cosa? A fronte dell’impegno a monticare la malga, cioè portare gli animali al pascolo estivo e mantenere lo stato dei luoghi. Importante: questi soldi vengono erogati senza alcun obbligo di rendicontazione, cioè io agricoltore non devo dimostrare a nessuno che quei soldi li utilizzo effettivamente per la conduzione della malga e dell’alpeggio…. La domanda a questo punto è automatica: ma quanti di questi soldi devo effettivamente investire per adempiere ai miei obblighi? Se ho delle pecore la risposta è piuttosto semplice: pochissimi. La prassi degli ultimi vent’anni ha visto infatti prevalere un modello di pascolo brado o semi-brado senza guardiania. Che suona molto bene ma che in pratica significa che le pecore vengono portare all’alpeggio a Pentecoste e riportate a valle a fine settembre. Per il resto si arrangiano.

E quindi:

[…] Tornando alla nostra ipotetica malga da mille ettari, significa che ognuno dei venti aventi diritto al momento attuale incassa più o meno 5.000 euro puliti senza fare quasi nulla.
Questo è il punto e questo oggi è il problema del Bauernbund. La presenza del lupo costringerebbe gli agricoltori a investire parte di quei quattrini nelle misure di prevenzione, nella guardiania e nei cani, e i 5.000 euro “facili” sparirebbero.
Perché se i soldi del Psr servono per la conduzione della malga, e la malga con il lupo oggi ha bisogno di avere un pastore fisso e i cani abbandonando il pascolo brado, è ovviamente lì che devo attingere i fondi, perché l’Europa li eroga proprio per questo.

Lupo ladro di pecore, ma soprattutto di “contributi”.

Una provocazione, certo, ma anche un elemento in più nel dibattito infuocato sull’opportunità di “liberare i nostri territori dai lupi”.

Attento lupo! Per l’Ue la caccia non è più un tabù ultima modifica: 2017-10-21T19:50:52+02:00 da Matteo Angeli

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1 commento

annalisa 22 Ottobre 2017 a 11:02

Bellissimo articolo! Molto chiaro ed esauriente. Spiega perfettamente quale sia la reale consistenza del problema.
Il problema in sé non esiste. Però esistono i contadini altoatesini abituati, ormai, di diritto, a ricevere, contributi facili e generosi dalla Provincia. Qui c’entra solo la politica!

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