Israele. Se il generale perde senza neppure combattere

Benny Gantz sul punto di cedere all’ipotesi di un governo di unità nazionale che farebbe tornare in gioco l’irriducibile avversario Netanyahu.
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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Il Generale rischia di perdere la battaglia senza combattere. È il grido d’allarme lanciato da Haaretz in un editoriale che fa il punto sulle trattative per la formazione del nuovo governo in Israele dopo l’incontro di ieri sera, voluto dal capo dello stato Reuven Rivlin, tra il leader di Kahalon Laan (Blu e Bianco, 33 seggi conquistati nelle elezioni del 17 settembre) l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz e il premier uscente e capo del Likud (31 seggi) Benjamin Netanyahu.

Scrive Haaretz:

Meno di una settimana dopo l’impressionante risultato elettorale, il capo della più grande fazione della Knesset, il leader di Kahol Lavan, Benny Gantz, ha concesso il diritto di essere il primo a cercare di formare un governo di coalizione. La spiegazione fornita da “fonti di partito” per questa concessione è che Gantz preferisce aspettare che Netanyahu provi per primo e fallisca. Purtroppo, questa scusa zoppa non è convincente. Questa mossa sembra una capitolazione senza combattere, un’ammissione che la tattica di lunga data della destra di delegittimare i partiti che rappresentano la società araba ha avuto successo. Apparentemente Gantz era preoccupato di essere ritratto come qualcuno che “dipende dai voti dei cittadini arabi anti-sionisti e di supporto al terrorismo”, come la Joint List è descritta da politici e giornalisti di destra. Gantz ha ignorato il sostegno della Joint List per lui come candidato per l’incarico di premier, anche se senza di esso non ha alcuna possibilità di formare una coalizione. Si è astenuto dal discutere le richieste poste dalla Joint List, rispondendo con disprezzo (“la nostra piattaforma già affronta questi problemi”), non cercando nemmeno di provare di essere interessato a impedire l’uscita del partito Balad, che ha rifiutato di raccomandarlo al presidente, discostandosi così dalla scelta compiuta dagli altri partiti della Joint List. Questo lo lascia con solo 54 membri della Knesset che lo sostengono, uno in meno di Netanyahu.

Benny Gantz, Bibi Netnyahu, Avigdor Liberman

Un errore che può costare carissimo a Gantz ma anche agli arabi israeliani.

Balad – rileva ancora Haaretz – ha rinunciato a un’opportunità senza precedenti di presentare le sue posizioni nel corso di negoziati politici, nascondendosi dietro la sua ideologia anti-sionista che squalifica automaticamente la cooperazione con qualsiasi partito che non fa parte della Joint List, dall’estrema destra a Meretz. Balad rappresenta una posizione significativa all’interno della società araba, ed è un bene che non sia stato squalificato dalla partecipazione alle elezioni. Ma rifiutando di raccomandare Gantz, dà fiato efficacemente all’ininterrotto e corrotto comportamento incendiario di Netanyahu. Usare la copertura della purezza ideologica ed elencare gli errori commessi dal movimento sionista nei confronti dei palestinesi, da Herzl a Netanyahu, non può giustificare tale follia politica. La linea di fondo è che hanno preferito Bibi a Tibi (uno dei leader della Joint List, ndr). Contrariamente a Balad, Gantz non può, e non ci sta nemmeno provando, giustificare la sua concessione per ragioni ideologiche. Slogan vuoti di “unità” e “conciliazione”, accompagnati dall’ostracismo verso i rappresentanti del venti per cento dei cittadini israeliani, lo collocano nella lunga lista di politici centristi e di sinistra che si sono fermati di fronte a prove ipocrite di patriottismo poste dalla destra, permettendo così a Netanyahu di continuare a resistere.

Ayman Odeh, leader della Joint List

A convincere la maggioranza (dieci su tredici) dei parlamentari arabi israeliani a convergere su Gantz, è stato il leader della Joint List, Ayman Odeh:

Vogliamo vivere in un luogo pacifico basato sulla fine dell’occupazione, sulla creazione di uno stato palestinese accanto allo Stato di Israele, sulla vera uguaglianza, a livello civile e nazionale, sulla giustizia sociale e sicuramente sulla democrazia per tutti [afferma Ode. Un’aspirazione che non potrà mai essere realizzata] se al governo ci sarà ancora Netanyahu e le destre razziste.

Concetti che Odeh aveva anticipato in un op-ed sul New York Times spiegando così la decisione:

Ho dichiarato in precedenza che se i partiti di centro sinistra di Israele credono che i cittadini arabi palestinesi abbiano un posto in questo paese, devono accettare che abbiamo un posto nel suo politica […] Abbiamo deciso di dimostrare che i cittadini arabi palestinesi non possono più essere respinti o ignorati. La nostra decisione di raccomandare il signor Gantz come prossimo primo ministro senza unirsi al suo possibile governo di coalizione di unità nazionale è un chiaro messaggio che l’unico futuro di questo paese è un futuro condiviso e non esiste un futuro condiviso senza la piena ed equa partecipazione dei cittadini arabi palestinesi.

A condividere le preoccupazioni del quotidiano progressista di Tel Aviv è Ehud Barak, ex premier, ex generale leader dell’Unione democratica (cinque seggi). Su Facebook Barak ha incoraggiato Gantz a gettarsi nella mischia senza esitare, “da vero vincitore delle elezioni”, anche per conquistare subito posizioni chiave alla Knesset. Inoltre gli ha consigliato di tenere a mente che all’inizio di ottobre Netanyahu sarà sottoposto a un’audizione dall’avvocato di Stato.

La lotta è contro Netanyahu, che è sospettato di gravi atti illeciti. Vince solo chi è pronto a combattere,

ha rilevato Barak, mentre dietro i cancelli della residenza presidenziale Rivlin, Gantz e Netanyahu mettevano sul tavolo le rispettive carte. Al termine dell’incontro, a cui Rivlin ha deciso di non partecipare per consentire ai due leader di parlare liberamente a quattr’occhi, il presidente israeliano ha dichiarato:

Stasera abbiamo compiuto un passo significativo. Adesso la prima sfida è di attivare un canale di comunicazione diretto che goda della fiducia di entrambe le parti.

Un governo comune ed egualitario è possibile – ha aggiunto – e dovrà esprimere le diverse voci della nostra società.

La volontà del presidente, dopo le infruttuose e serrate consultazioni con tutti i partiti politici principali protagonisti della politica israeliana, è quella di formare un governo di unità nazionale stante i risultati elettorali, che non hanno incoronato alcun vincitore. Avigdor Lieberman, il leader del partito nazionalista russofono Yisrael Beitainu (otto seggi), che molti analisti politici a Tel Aviv indicano come il vero ago della bilancia per i futuri equilibri politici e di governo, commentando a caldo l’incontro fra i due leader politici rivali con il presidente Rivlin ha detto, citato da Haaretz:

Netanyahu e Gantz hanno tenuto colloqui per un governo unitario e si va verso una rotazione dei premier in Israele.

Moshe Bogie Ya’alon

Una prospettiva che Moshe Ya’alon, uno dei leader di Blu Bianco, aveva decisamente scartato nell’intervista esclusiva concessa a ytali. Gantz dopo l’incontro con Netanyahu ha dichiarato che

saremo noi a guidare il governo d’unione [perché] il popolo vuole un cambiamento.

Nelle prossime ore, ha aggiunto, i rappresentanti di Blu e Bianco e del Likud proseguiranno i contatti. Ma il tempo stringe. Domani, dopo aver ricevuto i risultati finali ufficiali dalla Commissione elettorale centrale, Rivlin dovrebbe annunciare a chi dei due competitor affiderà l’incarico di provare a raggiungere quota 61, il minimo necessario per avere la maggioranza alla Knesset. Tra i partiti che hanno dato indicazione per Gantz, c’è il labour (la Lista Labour-Gesher ha ottenuto sei seggi) Amir Peretz, che ha detto a ytali:

Amir Peretz

Gantz non deve cadere nella trappola di Netanyahu. Una staffetta alla guida del governo non aiuterebbe un processo di cambiamento e sarebbe tutt’altro che garanzia di stabilità. Gantz deve usare queste ore decisive per cementare l’alleanza di quanti lo hanno indicato come premier, compresa la Joint List, e fare appello alla componente più moderata e responsabile del Likud perché non segua Netanyahu nella sua avventura personale, che ha come obiettivo non il bene del paese ma la sua immunità davanti alla legge.

Ma Bibi sta presidiando con i suoi fedelissimi il Likud, marcando a vista tutti i parlamentari, promettendo e minacciando. E, al tempo stesso, prova a rassicurare i partiti della destra ultranazionalista e religiosa, che lo ha indicato come premier, che lui non ha alcuna intenzione di venir meno agli impegni che si era assunto con loro. Insomma, Netanyahu gioca su due tavoli. E in questo, non c’è nessuno in Israele più abile di lui.


Nell’immagine d’apertura i tre generali alla guida dei blu-bianchi: Gaby Ashkenatzi, Benny Gantz e Bogie Ya’alon

Israele. Se il generale perde senza neppure combattere ultima modifica: 2019-09-24T19:24:43+02:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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