Luigi Brugnaro. L’abito fa il sindaco

A caccia di voti in giaccone mimetico militare, il sindaco è in perenne azione d’attacco. Ma è anche un primo cittadino premuroso, ed eccolo in giacca da tempo libero in tweed con collo in velluto a coste, che gli dà un look paternalistico.
scritto da LUCIO FAVARETTO
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Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, cede alle tentazioni del nuovo che avanza. Per rispondere ai costumi dissennati della sinistra radical-chic fricchettona e salottiera, sostanzialmente in posa, amica delle teorie gender, il nostro provò con la normalizzazione del look. Giacca e cravatta per dimostrare all’elettorato, con spiccato accento alla “poyana”, che la festa era finita e anche l’abito fa il sindaco. Era vestito in modo “istituzionale” contro una storia veneziana tutta fatta di capelloni e reduci degli anni Settanta. 

Dopo il salto di Salvini nei suoi felpa-tour qualcosa cambia nell’immagine che il sindaco offre di se stesso nei social e nei telegiornali. Più “popolare”, più disinvolto. L’abito, infatti, qui fa il monaco e, curiosamente rispetto ai dettami della nouvelle-mode, non s’insegue più l’austerità, ma il lasciarsi andare, sempre con grande dovizia di particolari, al presente urlato. Una nouvelle-vague gira, dunque, perché vestirsi così o colà è un modo per dire ciò che si pensa. Senza se e senza ma. 

Ed eccolo trasformato nella fase Salvini-style, con le debite differenze, per raccogliere i voti di tutta la coalizione, con un’attenzione molto neo-con che traduce il modo di parlare in modo di vestire. 

Sappiamo che i linguaggi sono molti, e che i social hanno dato libertà di vestizione ai nostri imperatori.

Lo possiamo vedere in queste foto. Dalla versione wet, tra il gel e l’alluvionato, senza tralasciare il dettaglio della sciarpa bipolare, alla versione un po’ sfiancata del giaccone con collo rialzato, portabandiera del casual di un uomo che sa quello che vuole, è sicuro di sé, ma è anche fragile, umano, molto country–utility per il sindaco che deve essere sempre se stesso, ma sempre premuroso. E che finite le cerimonie deve tornare a prendere a casa la moglie e portarla a “magnar fora”.

Non per ultima, si noti la giacca da tempo libero in tweed con collo in velluto a coste, in un paternalistico look da capanno di caccia scozzese. 

E siamo tutti lui, rappresentante degli outlet aziendali, dove “vai lì sabato che conosco i titolari che ti fanno lo sconto”.

Così, inconsapevolmente e bonariamente, il sindaco Brugnaro incarna l’evoluzione della destra italiana. Non più bacchettona (nel vestito, intendo). Sempre maschile, ma un po’ eccentrica, che se non ci fosse stata la Brexit si poteva trasformare nella sorprendente uscita dalla casa di Balmoral alla città dove pescare con l’amo riposto nelle ampie tasche di un giaccone utility.

Per rinforzare la sua candidatura si potrebbe consigliargli l’uso di un americano da middle-America, con tendenze English. Potrebbe rispondere a queste note, scherzose, s’intende, con nuovi abiti che, pur parlando americano, giochino con inflessioni English, nel suo diritto alla privacy, pronunciata in inglese, di cacciare con l’amo… in piazza San Marco, s’intende. O lanciare l’hashtag “vestito e votato” in un franchising elettoral-commerciale. Potrà portare ancora una volta con questo refresh del look suggerito SOLO dalle cittadine (no, gli uomini non si devono occupare di moda… solo le donne nel loro ruolo naturale). E vincere nuovamente il suo viaggio tra laguna e vestiti. 


Luigi Brugnaro. L’abito fa il sindaco ultima modifica: 2020-02-17T15:05:58+01:00 da LUCIO FAVARETTO

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