Dieci domande alla (nuova) “Repubblica”

Il terremoto ai vertici del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e del giornale della Fiat pone interrogativi che dovranno trovare presto risposta, a iniziare da quello sulla tempistica brutale del licenziamento di Carlo Verdelli, minacciato di morte.
scritto da MICHELE MEZZA
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Ma perché si cambia un direttore qualche mese dopo aver comprato un giornale che aveva appena cambiato il direttore? Non è uno scioglilingua o un anacoluto, ma la prima cosa che è venuta in mente, a un normale lettore da strada, nell’apprendere il ballo dei direttori deciso dal neo-presidente del gruppo editoriale de la Repubblica Elkann, appena insediatosi, nel giorno per altro in cui su Carlo Verdelli pendeva la minaccia di morte dei terroristi neri.

Sicuramente un’inevitabile coincidenza. Indotta da un altrettanto inevitabile urgenza, dobbiamo pensare. A maggior ragione vale la domanda iniziale.

Anzi si affollano varie domande su un’operazione così determinata e organica, che coinvolge tutte le testate chiave del gruppo, come La Stampa di Torino, Radio Capital, l’Huffington Post, per altro – come hanno fatto notare stupiti i giornalisti di Repubblica che hanno scioperato – in un momento così drammatico per il paese e l’intero mondo. Come è possibile che mentre ancora non si capisce se si potrà o meno tornare fisicamente a lavorare, e con giornali e giornalisti pendenti sul filo della sospensione, la prima cosa che si proponga il nuovo editore sia di cambiare linea alle testate?


È chiaro che, essendo Exor, la finanziaria che eredita il patrimonio finanziario di casa Agnelli, gestita da John Elkann, una famiglia per bene e d’onore, il tutto deve essere giustificato da un’urgenza indifferibile.

Tanto più che, come tutti i giornali, anche le redazioni del gruppo Repubblica hanno alle viste una drastica ristrutturazione organizzativa della macchina operativa, alla luce di una smaterializzazione del modo di fare il giornale obbligata dal virus in questi due mesi.

E infatti il tratto dominante di questa guerra lampo è proprio una nuova strategia industriale che digitalizzi in maniera organica e completa l’intero ciclo produttivo, più di quanto Verdelli non mostrasse di poter fare.

Da sinistra a destra: Carlo Verdelli, John Elkann e Maurizio Molinari

Proviamo a tradurre queste incertezze in domande esplicite, un decalogo che ci aiuti a capire, magari anche ad avere qualche risposta.

  1. Perché ora il cambio di direzione? Proprio in quella data così marchiata dalle ombre delle minacce fasciste la rimozione di Carlo Verdelli? Perché quest’urgenza che prelude a un obbiettivo e a un messaggio? Che cosa si è voluto comunicare e a chi?
  2. Il cambio di bussola, oltre che di direzione – tale è la sostituzione di Carlo Verdelli con Maurizio Molinari – è imposto da una valutazione sull’andamento commerciale delle testate coinvolte? Repubblica andava così male anche rispetto al trend di mercato? E quali quotidiani, da prendere a modello e nella stessa economia di scala italiana, invece vanno così bene da spingere la nuova proprietà a cercare di agganciare quelle locomotive?
  3. Il mandato affidato al nuovo direttore Molinari, che è anche responsabile editoriale dell’intero gruppo Gedi, prevede una riorganizzazione industriale, o un riposizionamento politico delle testate? Ovviamente le due operazioni di questi tempi sono connesse, ma cosa guiderà la strategia? Digital first o nuova identità?
  4. Come reagiranno i lettori storici del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e consolidato da Ezio Mauro? Appare evidente infatti che, comunque si voglia interpretare la variegata scelta dei proprietari, il filo che congiunge le nomine – sia quelle che si vedono, come i giornalisti, sia quelle che non sono così spettacolari, come il consiglio di amministrazione e i ruoli gestionali del gruppo – fanno intendere una sterzata radicale sul fronte politico. Verdelli è stato sicuramente l’ultimo segretario del giornale-partito di Repubblica che mirava a supplire alle incertezze di governo della sinistra. Molinari sarà il primo amministratore delegato di un apparato multimediale centrista che interpreterà le domande di un ceto finanziario e tecnologico europeo nella distribuzione delle risorse per il rilancio del continente.
  5. Che effetti comporterà sul mercato editoriale questo eventuale spostamento tecnocratico di Repubblica? Il Corriere della sera di Urbano Cairo che aveva civettato con le aree lasciate sguarnite dalle identità uliviste di Repubblica, come reagirà? Ed eventualmente si apre a sinistra uno spazio per una riconversione di giornali già sul mercato (Il Foglio o il manifesto) oppure prenderà slancio l’ambizione di Carlo de Benedetti di tornare a fare l’editore?
  6. L’Espresso che ruolo e funzione avrà nella ricollocazione del gruppo? Rimarrà a coprire il fianco sinistro della corazzata o diventerà una succursale italiana de The Economist?
  7. Quale geometria organizzativa avrà la struttura redazionale? La digitalizzazione annunciata diventerà anche smaterializzazione, come si è già sperimentato nel corso dell’emergenza virus? Il desk del giornale ruoterà quasi esclusivamente attorno all’offerta digitale di cui la versione cartacea sarà solo un derivato?
  8. Oppure il giornale che andrà in edicola, ancora di più in abbonamento, sarà una robusta newsletter che selezionerà un pubblico esclusivo per leggere e anticipare i trend che la rete segnala, frammentandoli?
  9. Il nuovo gruppo editoriale riprenderà, magari estendendola, la strategia di alleanza con i grandi service provider di rete, come Facebook e Google, con cui già La Stampa di Calabresi aveva ampiamente civettato, aprendo così la strada a una testata direttamente costruita sugli automatismi di rete e nobilitata con le opinioni degli interessi?
  10. Possiamo dire che La Repubblica di Molinari, come La Stampa di Giannini, saranno i giornali del dopo Conte, e della convivenza con il virus? Più banalmente, Molinari apre la corsa di Draghi al vertice del paese, in una logica di integrazione con un’Europa franco-tedesca?

Attendiamo risposte prima di acquistare i relativi giornali, in edicola.

LA LETTERA di Carlo Verdelli AI LETTORI DI REPUBBLICA
L’IDENTITÀ DEL GIORNALE CHE INNOVA di Maurizio Molinari

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Dieci domande alla (nuova) “Repubblica” ultima modifica: 2020-04-24T15:46:10+02:00 da MICHELE MEZZA

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