Banchi nuovi. E quelli vecchi?

L’operazione voluta da Azzolina comporta lo smaltimento di 5-6 milioni di banchi oggi in uso, con costi elevati, non solo economici ma anche ambientali.
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA
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I nuovi banchi di scuola e gli incrociatori. Che cavolo di rapporto è possibile tra le imprese del commissario straordinario per l’emergenza-Covid, Domenico Arcuri (su impulso della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina) e le perle della marina militare? C’è, questo rapporto: basta seguire il ragionamento impeccabile di Rossella Muroni, sino a ieri presidente di Legambiente e ora deputata Leu, a proposito della gara pubblica europea con cui lo scorso luglio (assai tardivamente quindi) sono stati ordinati tre milioni di banchi scolastici monoposto, di cui metà “di tipo innovativo”.

Già, che vuol dire? Dove sta l’innovazione? L’ha scoperto l’associazione “Priorità alla scuola”, un movimento che in questi mesi si è mobilitato per mettere al centro delle politiche di rilancio la scuola pubblica. Ebbene, è stato questo movimento a scoprire che il ministero di viale Trastevere per sedute attrezzate intende le sedie Steel Node con tavolino, descritte dal dépliant dell’azienda fornitrice (C2 Group) come

sedie rivoluzionarie con sei rotelle rotanti [viste mai rotelle che non ruotano?] senza freni adatte ad ogni ambiente scolastico e progetto educativo, considerate a livello mondiale uno strumento ottimale per la gestione degli ambienti scolastici 2.0 e 3.0.

Di più:

È progettata per potere effettuare rapide transizioni dalla modalità di insegnamento frontale a quello collaborativo”. Insomma, “rispetto al concetto tradizionale di una scuola fatta di banchi e sedie, la Node crea un ambiente versatile e poliedrico.

Ecco, proprio quel che ci vuole in una scuola senza problemi, dove gli edifici sono ovunque in condizioni ottimali, dove non esistono vuoti d’organico, dove non trovi un supplente, dove le classi non sono mai sovraffollate. Appunto: il ritratto della scuola italiana.

Ma oltre al problema della spesa (l’innovazione costa cara, carissima in questo caso), Rossella Muroni segnala alla ministra Azzolina altri costi intrinsechi, soprattutto un paio. Primo: 

Questo nuovo acquisto comporterebbe lo smaltimento di cinque-sei milioni di banchi oggi in uso, un’operazione enorme e complicata che non avrebbe costi contenuti, non solo economici ma anche ambientali. 

Aggiunge l’ex presidente di Legambiente:

Se s’ipotizzasse infatti che ciascun banco da smaltire pesi un chilo (e si sa che nella realtà pesa assai di più) si dovrebbero smaltire oltre seimila tonnellate di materiale di scarto: è il peso di un incrociatore militare. 

Ma c’è un secondo e più pesante costo, non solo economico ma soprattutto ambientale, che preme non solo a Rossella Muroni ma anche a noi: 

Le nuove postazioni sono interamente di plastica, con tutte le certificazioni possibili, ma sempre di plastica. Questo in deroga al principio della sostenibilità ambientale, dell’Agenda 2030, e del futuro climatico delle nuove generazioni. Generazioni doppiamente beffate quando dovranno smaltire tutta questa plastica in un mondo già fortemente depauperato e in avanzata crisi climatica.

Di fronte a questo allarmante quadro dei danni di una sciagurata decisione, Muroni pone alla ministra – che ha la responsabilità politica dell’acquisto – due domande che siglano un’interrogazione urgente:

per quali ragioni si è deciso di acquistare nuove sedie di plastica invece di sistemare i banchi e le sedie di legno già in uso? 

È stato predisposto un piano per smaltire i banchi non più utilizzati e, soprattutto, con quali modalità saranno smaltiti i nuovi banchi di plastica?

Allo stato delle cose siamo fermi a questo: nessuna risposta, ancora, della ministra Azzolina. In più, alla faccia delle promesse del signor commissario Arcuri, le consegne dei nuovi banchi dell’una e dell’altra specie vanno molto, molto a rilento, sicché è oramai certo che solo un miracolo potrà consentire intorno a Natale la conclusione dell’operazione banchi nuovi. In compenso il nostro lettore, sicuramente indignato dalla descrizione di questa emblematica vicenda legata all’istruzione scolastica, sarà almeno soddisfatto del chiarimento del rapporto tra banchi di scuola e incrociatori. 

Banchi nuovi. E quelli vecchi? ultima modifica: 2020-09-16T20:56:54+02:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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