Il dopo è già cominciato

L’avventura nazionale di Luigi Brugnaro fa già sentire le sue conseguenze in città e tutto fa pensare che il tempo di questa amministrazione sia più breve del previsto.
PIER PAOLO BARETTA
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Tra i tanti che, periodicamente, si contendono i resti di un centro politico frantumato si è inserito, da ultimo, “Coraggio Italia”, con l’ambizione dichiarata di ereditare, già nel nome, le spoglie di Forza Italia; ma non siamo ancora a questo punto…

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Brugnaro è partito con un buon numero di parlamentari, ma le prossime elezioni politiche prevedono la riduzione del numero degli eletti e non tutte le promesse potranno essere mantenute. I primi sondaggi, peraltro, dicono quanto ardua e lunga sia la strada da percorrere. Inoltre, lo schieramento di destra, nel quale Brugnaro si riconosce, è una ipoteca sul suo tentativo di collocare il nuovo partito in una impossibile neutralità. Le sue ambizioni ad una leadership regionale sono state stroncate dalla Lega e il suo pesante conflitto di interessi, mai davvero chiarito, non è più una questione solo veneziana. 

Le conseguenze sul nostro territorio di questa avventura nazionale del sindaco di Venezia si fanno già sentire. Innanzi tutto perché si è accentuata la sua tendenza, già evidente dopo la rielezione, a ridurre la presenza e l’attenzione alla città. Il tempo è quello che è per tutti, e la costruzione di una forza politica con ambizioni nazionali ne richiede molto. 

In secondo luogo, perché tutto fa pensare che il tempo di questa amministrazione sia più breve del previsto. La sola eventualità che ciò accada accelera i processi politici. In ogni caso, poiché, tra due o tra quattro anni, Brugnaro non sarà il prossimo sindaco, una campagna elettorale “fredda” è già partita nello schieramento che lo sostiene. È ragionevole chiedersi se la Lega possa accettare un candidato Fucsia, apparentemente già designato, o vorrà legittimamente giocarsi una partita in proprio. 

I tentativi di tenere tutti gli alleati incollati al proprio carro si sono visti in questi giorni con le nomine nelle partecipate infarcite, al di là della qualità delle persone interessate e di qualche valida conferma, di scelte clientelari e, in alcuni casi, spregiudicate.

La stessa spregiudicatezza che da tempo caratterizza la commistione tra interessi personali e qualità della politica. La questione va oltre la legalità (anche se per molto meno si sono visti sindaci e amministratori subire indagini, verifiche, se non addirittura condanne…) e riguarda il condizionamento che subisce la città e i suoi operatori economici su dove e come liberamente investire; come conferma l’ultima vicenda dell’acquisto di terreni e dell’immediata modifica della loro destinazione d’uso (sulla quale non sono ancora pervenuti i doverosi chiarimenti!).

In terzo luogo perché sono troppe le questioni aperte sulle quali, in questi lunghi sei anni, l’amministrazione del «fare» non ha prodotto soluzioni (da ultimo, la mancata occasione del Recovery plan). Camuffate dietro un’immagine dorata, ma tutta stuco e pitura, le ragioni dei mancati risultati sono due. 

Ca’ Loredan e Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia, in un’antica stampa

Innanzi tutto una visione congiunturale: la recente campagna elettorale fu tutta incentrata sulla tesi che governare sia asfaltare; il che ha portato a Brugnaro dei consensi (recentemente l’assessore Zuin, in consiglio comunale, ha detto che “con la piste ciclabili abbiamo vinto le elezioni”), ma ha lasciato irrisolti i nodi di fondo. 

E poi, un’idea semplice: e cioè che, in fin dei conti, di solo turismo si può vivere. 

La pandemia ha segnato pesantemente Venezia e c’era la urgenza di ripartire. I turisti, per fortuna, sono arrivati, ma i problemi sono tornati subito a galla. L’opinione pubblica, che ha misurato in questi anni le fatiche dell’invasione, e nei mesi di blocco ha vissuto l’eccesso opposto, e gli operatori economici che in queste settimane estive hanno finalmente lavorato, si interrogano: è la via giusta? Come trovare un giusto equilibrio? 

Per riuscirci servono due interventi: flussi regolati e attività diversificate. 

I tornelli, inutili, promessi da anni e mai installati, quest’anno sono stati oggetto di nuove perplessità del Governo e della Regione. L’alternativa c’è ed è un buon sistema di prenotazione “alla fonte” che, una volta individuata la tolleranza massima sopportabile dalla città, sia agganciato a pacchetti di offerte (trasporti, visite e ristorazione), coinvolga preventivamente i tour operator e venga applicato, inizialmente, nelle giornate calde.

In ogni caso, vanno identificati gli hub di accesso. Se l’obiettivo è il contenimento dei flussi, non serve moltiplicarli intaccando aree verdi, come avviene con l’intervento previsto su san Giuliano. Burano rivendica da tempo, e giustamente, un veloce collegamento con la terraferma a Nord. Come ha ricordato recentemente Gianfranco Bettin, è possibile realizzarlo senza intaccare un’area naturalistica importante come il Montiron. Tessera, che sarà in futuro dotata anche della ferrovia (speriamo con un progetto migliore di quello attuale), può rispondere a queste esigenze. Fusina lo fa già.

Diversificare le attività economiche vuol dire innanzi tutto mantenere e sviluppare il porto.

Il completamento del Mose e i vincoli ambientali pongono limiti oggettivi negli accessi delle navi commerciali e passeggeri (dimensione, pescaggio, emissioni, tempi di attesa…) che, tanto più dopo la definitiva approvazione del decreto grandi navi, vanno decisi al più presto. Al tempo stesso, bisogna garantire la continuità degli interventi a tutela del territorio e del patrimonio artistico e naturale (marginamenti, manutenzione dei canali, monumenti, verde urbano, parchi, circuito dei forti, waterfront…). Il governo, perciò, renda subito operativa l’Agenzia per la Laguna. 

Industria e artigianato attendono da tempo un progetto di sviluppo. Rilanciare Marghera è possibile con le bonifiche, la Zls, l’attrazione di investimenti green. Tutte questioni che l’Agenzia del Comune, immobile da anni, non ha minimamente affrontato. 

Venezia, inoltre, è in tutto e per tutto una città artigiana e commerciale (restauro, tessuti, editoria, cantieristica, vetro, botteghe, coltivazioni agricole…) che va rilanciata con sostegni e strumenti (la finanziaria regionale dovrebbe occuparsi di più dello sviluppo economico di Venezia), luoghi adibiti (ecco un buon uso di parti dell’Arsenale) e radunata in un marchio (“Made in Venezia”) che ne certifichi qualità e provenienza.

Anche la produzione culturale, che è ben di più dell’allestimento di straordinarie mostre, deve trovare una regia, luoghi e strumenti che ne promuovano il valore, sia in isola che in terraferma. 

Ma sarà tutto inutile se non si inverte la drammatica tendenza allo spopolamento. Quale è il limite sotto il quale una città non è più tale e il commercio, i servizi, lo sport, gli spettacoli cominciano inevitabilmente a sparire? Nella città insulare il limite è già stato superato. Anche a Mestre questo degrado è avviato, aggravato dalla crisi commerciale, dalla insicurezza di molte strade principali, dalla assenza di una prospettiva metropolitana.

Nessuno di questi citati è un tema nuovo. Li conosciamo e sono oggetto di estenuanti discussioni. Ma continuano a restare irrisolti. 

Per questo bisogna cambiare l’approccio e compiere delle scelte coraggiose e di lungo periodo che disegnino la Venezia che vogliamo in futuro. Bisogna pensare a una città a misura di chi la vive. Ambiente, casa e lavoro, dunque, devono diventare gli obiettivi di un piano strategico che oggi non c’è. Una città sostenibile, quale davvero Venezia può essere. Che ruolo intende svolgere la “Fondazione per Venezia capitale mondiale della sostenibilità”?

Ma è la città intera che deve diventare un laboratorio di idee e proposte, animato e coordinato dalle istituzioni e le associazioni, morali e culturali; dalle categorie economiche e le forze sociali: è urgente mobilitare le tante energie positive che sono presenti, ma non trovano il modo di emergere. E va fatto adesso, cogliendo la ripresa economica in atto, recuperando risorse dal piano NGEU. Si è atteso anche troppo.

Il dopo è già cominciato ultima modifica: 2021-09-17T12:28:49+02:00 da PIER PAOLO BARETTA

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1 commento

A Venezia il dopo è già cominciato... - Riformismo e Solidarietà 17 Settembre 2021 a 13:27

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