E intanto si costruisce il nuovo ordine. In Medio Oriente

La guerra in Ucraina ha oscurato, sul piano mediatico, un evento destinato a cambiare gli equilibri di potenza nel quadrante mediorientale: il vertice a Sharm el-Sheikh tra i leader di Egitto, Israele ed Emirati Arabi Uniti.
UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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La guerra in Ucraina ha oscurato, sul piano mediatico, un evento destinato a cambiare gli equilibri di potenza in Medio Oriente: il vertice a Sharm el-Sheikh tra i leader di Egitto, Israele ed Emirati Arabi Uniti. 

A dar conto della portata dell’evento è una delle firme di punta di Haaretz: Jonathan Lis.

Annota Lis:

Cinque anni dopo la morte di Shimon Peres, la sua malconcia visione di un “nuovo Medio Oriente” ha ricevuto una significativa carica di energia, sotto forma di (quello che doveva essere) un incontro segreto a Sharm al-Sheikh questa settimana tra i leader di Israele, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Questa è un’ulteriore e tangibile espressione del radicale cambiamento nell’agenda regionale e nello status di Israele dopo la firma degli accordi di Abramo.

Questo esclusivo “Club Med” ora include, oltre a Israele, i suoi ex più grandi rivali: Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e la sua vecchia e nuova amica Turchia. Con l’appoggio degli Stati Uniti, questi paesi stanno lavorando insieme per promuovere la sicurezza comune e gli interessi diplomatici, primo fra tutti l’Iran. Stanno anche lavorando per risolvere crisi economiche ed energetiche più banali. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che la posizione internazionale di Israele non dipende dall’identità della persona che la guida. Bennett, privo di esperienza diplomatica, è entrato nei panni del suo predecessore ed è stato accolto calorosamente dai leader regionali e mondiali che vedono Israele come un alleato strategico e un’importante porta d’accesso alle amministrazioni americana e russa.

Il summit di Sharm al-Sheikh era stato pianificato da tempo. Bennett, che è entrato in carica  otto mesi fa, ha incontrato il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi per la prima volta lo scorso settembre, seguito da un incontro con il principe ereditario Mohamed bin Zayed a dicembre.

Secondo fonti israeliane, tra i tre leader si sono create relazioni strette e di fiducia che hanno permesso la pianificazione e la realizzazione del summit. Per la prima volta in molti anni, un primo ministro israeliano ha pernottato sul suolo egiziano.

Sissi ha fatto molti gesti amichevoli, accompagnando persino Bennett al suo aereo alla fine del loro incontro [nell’immagine di copertina]. Il clamoroso incontro non doveva essere reso pubblico. È stato nascosto dai media fino a quando la sua esistenza è trapelata lunedì. Ufficialmente, i tre partecipanti hanno deciso di rimanere vaghi su quali decisioni o accordi, se ce ne sono stati, sono stati presi. La tempistica non era meno importante dell’effettivo svolgimento del summit, data l’imminente firma dell’accordo nucleare con l’Iran – e i paesi che si oppongono a questa mossa hanno dimostrato le loro riserve.  

Oltre alle discussioni sull’Iran e sui tentativi di Assad di riavviare le relazioni con le nazioni arabe, all’ordine del giorno c’era anche la guerra tra Russia e Ucraina e le sue implicazioni per la regione. 

Bennett ha messo al corrente i suoi partner, nei dettagli, sui progressi dei suoi sforzi di mediazione e i tre leader hanno discusso le soluzioni per la crisi delle forniture di grano all’Egitto così come la pressione per aumentare la produzione di petrolio in Medio Oriente per ridurre la dipendenza dall’energia russa e iraniana. L’inasprimento delle relazioni tra Israele e i paesi regionali segnala un altro cambiamento. La questione palestinese, in precedenza la causa del continuo scontro nelle relazioni tra Israele e gli stati arabi, viene gradualmente messa ai margini.

I leader arabi non esitano più a collaborare con un primo ministro israeliano che dichiara apertamente la sua totale opposizione a qualsiasi processo diplomatico con l’Autorità Palestinese.

La questione palestinese è stata discussa durante l’incontro al vertice, ma Bennett è stato attento a non distanziarsi dalla narrativa del suo governo – auspicando il miglioramento della situazione economica per i palestinesi che vivono sotto l’AP, ma evitando l’argomento delle iniziative diplomatiche. 

Bennett ha detto negli ultimi mesi di aver intrapreso una nuova politica in cui “Israele è attivo a tutto campo”, cooperando con qualsiasi paese che desideri ricambiare la cooperazione. 

Il fatto che Washington abbia fatto un passo indietro dal suo ruolo attivo nelle questioni mediorientali per concentrarsi su Cina e Russia ha spinto i paesi della regione con interessi comuni a cooperare nonostante le dispute passate e una triste storia condivisa. 

L’intenzione di riparare il rapporto deteriorato tra Israele e Turchia, come è stato espresso nell’incontro tra i presidenti Herzog ed Erdoğan due settimane fa, è diventato una parte inseparabile di questo processo”.

Fin qui Lis.

Abdel-Fattah al-Sisi di recente ospite dell’uomo forte saudita Mohammad bin Salman

Abu Dhabi si candida a essere crocevia diplomatico delle nuove politiche di alleanza che ridisegnano il volto del Medio Oriente. In questo quadro s’inserisce la visita del presidente siriano Bashar al-Assad negli Emirati Arabi Uniti. Si è trattato della sua prima visita in un paese arabo dallo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011.

In una dichiarazione pubblicata suI social media, l’ufficio del presidente siriano ha fatto sapere che Assad ha incontrato lo sceicco Mohamed bin Rashid Al Maktoum, vice presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e il sovrano di Dubai. I due, si è appreso, hanno discusso l’espansione delle relazioni bilaterali tra i loro paesi.

Lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan accolto da Abdel-Fattah al-Sisi al suo arrivo a Sharm el Sheik

Dalla visita emerge molto chiaramente il segnale di un mondo arabo disposto a ri-impegnarsi con il presidente siriano, a lungo ampiamente ignorato. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riaperto la loro ambasciata in Siria alla fine del 2018, la più significativa apertura araba nei confronti del governo di Assad, anche se le relazioni sono rimaste fredde. Lo scorso autunno, il ministro degli esteri emiratino è volato a Damasco per un incontro con Assad, la prima visita del più alto diplomatico del paese dal 2011. Gli Stati Uniti, stretto partner emiratino, hanno criticato la visita all’epoca, dicendo che non avrebbero sostenuto alcuna normalizzazione con il governo di Assad.

Un motivo chiave per le aperture dei paesi musulmani sunniti del Golfo Persico è quello di smussare il coinvolgimento del loro nemico sciita, l’Iran, che ha visto la sua influenza espandersi rapidamente nel caos della guerra in Siria.

Il riavvicinamento, tuttavia, potrebbe servire entrambe le parti.

La Siria ha un gran bisogno di incrementare le relazioni con i paesi petroliferi. La sua economia è strangolata da sanzioni paralizzanti da parte dell’Occidente, mentre affronta il compito della ricostruzione post-bellica. Gli Emirati Arabi Uniti ospitano anche migliaia di siriani che lavorano nella nazione araba del Golfo e inviano denaro ai loro parenti in patria.

Fonti diplomatiche arabe convergono nel leggere la visita di Assat e il suo sdoganamento da parte di Abu Dhabi anche come un messaggio all’amministrazione Biden nel mezzo dei negoziati a Vienna sul programma nucleare dell’Iran, così come sullo sfondo della risposta degli Stati Uniti all’invasione della Russia in Ucraina. Sheikh Mohammed ha sottolineato ad Assad che la Siria rimane un “pilastro fondamentale della sicurezza araba” e che spera che gli EAU possano facilitare il suo sviluppo. I leader hanno anche discusso l’importanza di “preservare l’integrità territoriale della Siria e il ritiro delle forze straniere”.

Abdel-Fattah al-Sisi

Del “Club Med” allargato non fa parte l’Autorità nazionale palestinese. Da Ramallah, fonti vicine al presidente Mahmoud Abbas hanno manifestato a ytali il “forte disappunto” per una iniziativa che “finisce per dare credito a un primo ministro israeliano che continua la politica espansionista e illegale del suo predecessore” Benjamin Netanyahu. Indicativo è anche il silenzio di Hamas. Un silenzio che racconta le difficoltà del movimento islamico palestinese che da oltre quindici anni “governa” Gaza. Da un lato, Hamas continua a essere legato a Teheran per via diretta e per il rapporto consolidatosi nel tempo con Hezbollah libanese. D’altro canto, a fronte di una crisi sempre più drammatica che investe la Striscia e la sua popolazione, il 57 per cento degli oltre due milioni di palestinesi che lì vivono è oggi sotto la soglia di povertà, Hamas non può rompere con l’Egitto soprattutto quando il suo presidente-generale ha manifestato la volontà di tornare a gestire in prima persona la “questione palestinese”. E se la “conta dei manifesti” significa qualcosa, e lo significa certamente, non è un caso che negli ultimi tempi nella Striscia di Gaza il volto di Abdel Fatta al-Sisi è effigiato sui muri, nelle piazze, molto più di quelli, alquanto sbiaditi, dell’ayatollah Khamenei e di Recep Tayyp Erdoğan. Resta il fatto che né l’Anp né Hamas hanno la forza per poter rivendicare autonomia e fare la voce grossa di fronte a iniziative politico-diplomatiche che discutono dei palestinesi senza i palestinesi. Egitto, EAU, Arabia Saudita, Turchia, Iran, Qatar, Giordania…

Sono in tanti a voler usare la “questione palestinese” come pedina di un gioco più grande. Bennett lo sa e per questo può affondare il colpo. Certo, alla Casa Bianca non c’è più il caro amico Donald, ma di questi tempi il suo successore, Joe Biden, ha altro a cui pensare.  E come lui, lo zar del Cremlino, Vladimir Putin, che pure –  vedi la guerra in Siria con il sostegno decisivo di Mosca che ha tenuto in vita il regime di Assad –  non ha mai nascosto i suoi disegni imperiali nella regione. 

In Medio Oriente c’è una lezione non scritta che fa storia: i vuoti nell’agire politico vengono ben presto riempiti. Stati Uniti, Russia, Europa, sono bloccati sul fronte ucraino. Il “Club Med” allargato può giocare le sue carte. 

E intanto si costruisce il nuovo ordine. In Medio Oriente ultima modifica: 2022-03-24T18:53:00+01:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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