Elaborare il lutto

per i giovani figli perduti
MAURIZIO CASAGRANDE
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Andrebbe letta nella chiave della ricerca di un conforto al tormento inconsolabile per la perdita della figlia amatissima (Silvia, la primogenita, stroncata da una patologia rarissima, non meno che subdola, ad appena 24 anni) la presente antologia di Luciano Cecchinel, poeta di Revine-Lago, concepita nell’aspirazione ad elaborare il lutto attraverso il confronto con opere di altri poeti o scrittori che avessero condiviso il medesimo trauma, in aggiunta all’intento di far fronte al senso di colpa di un padre che si sente, a posteriori e senza fondate ragioni, inadempiente al proprio mandato.

A suggerircelo, le parole stesse del curatore, proprio nelle prime righe della prefazione al volume: “nella vita non ci può essere sofferenza più grande […] della perdita di un figlio, come senza proporzioni è la crisi che ne consegue”; e ancora più esplicitamente: “si cade poi spesso preda, in modi che tralignano nell’irrazionale, di sensi di colpa per ciò che si è fatto o non si è fatto” (Per i giovani figli perduti, I, p. 13).

Si potrebbe dire che l’oggetto per eccellenza di tale inesausto scandaglio sia per l’appunto, con Leopardi e con Saba, l’abisso senza fondo di un dolore di cui l’insieme dei testi proposti vale a rappresentare una compiuta fenomenologia con l’abbracciare universalmente ogni era, ogni luogo, ogni lingua e ogni credo, muovendo da alcuni frammenti dell’Antologia Palatina, per arrivare ai versi di Tagore o del persiano Khaqani, sino a passi biblici o di poeti della nostra tradizione più o meno noti, ma tutti accomunati dal medesimo stigma, in particolar modo quando tale scempio venga ad assumere le forme della sofferenza o della morte più intollerabile, quella di creature innocenti quali i bambini, scandalo che già per Ivan Karamazov risultava insostenibile come per molti dei poeti antologizzati con lui, in aggiunta a qualche altro, ad esempio al ligure Gianni Priano nella lirica in dialetto molarese Rusori (Rosario, Cfr. AA.VV, In un gorgo di fedeltà, Rovigo 2006, p. 231): “se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocca pure a loro comprare l’armonia con le sofferenze. Perché anch’essi dovrebbero costituire il materiale per concimare l’armonia futura di qualcun altro?” (F. Dostoevskji, in Per i giovani figli perduti, p. 112).

Con l’esito solo in apparenza paradossale e condiviso da buona parte degli autori selezionati, 36 in tutto, di approdare ad una forma di “coazione a soffrire per non dimenticare/tradire” (ibidem, IV, p. 35) oppure, detto in altri termini, maturando una sorta di “fedeltà al dolore come dovere d’amore e unica forma di vicinanza alla creatura perduta” (ib., IV, p. 33).

Non costituisce una sorpresa, pertanto, l’assenza di altre voci, dal momento che lo scopo dell’iniziativa non era il conseguimento dell’esaustività tematica, bensì l’accorata testimonianza di quanto possa risultare lancinante e duratura una simile ferita impressa nella carne.

Gli accenti più alti li raggiungono, nemmeno tanto sorprendentemente, i versi di Hugo, Tagore, Govoni, Giotti, Marin, Dell’Arco o la prosa superlativa di Anne-Dauphine Julliand: “L’amore di Thaìs non s’impone, si espone. Si presenta a noi così com’è, vulnerabile e fragile. Senza protezione, senza armatura, senza difesa. Senza paura. […] Sì. L’amore ha in sè questa facoltà unica, di invertire le direzioni, di trasformare la debolezza in forza. Privata dei sensi, fisicamente dipendente, Thaìs non può fare granché senza un aiuto esterno. […] Si pensa in genere che un’esistenza diminuita e scompensata sia difficile da accettare. Ed è certamente vero. Quando non c’è l’amore. […] Quando invece si ama e si è riamati, si sopporta tutto. Anche il dolore. Anche la sofferenza” (Due piccoli passi sulla sabbia bagnata, p. 297). Assumono invece una valenza quasi analitica le parole destinate da Plutarco alla moglie (Consolazione alla moglie, pp. 63-70), mentre sembrano avvolti da una velatura da evocazione spiritica i sonetti di Pier Jacopo Martello (Chiamata d’Osmino e Risurrezione di Osmino, pp. 81-82).

Un valore particolare, quasi di premonizione dell’opera in oggetto come della sua urgenza pressante, viene implicitamente accreditato da Cecchinel alla lirica/preghiera Le meraviglie che tu operi di Jerry Chesnut (pp. 263-264), testo messo anche in musica dalla cantante country Tammy Winette, ben nota al poeta di Revine, dettaglio che testimonia del legame profondo del trevigiano con il ceppo più remoto della propria famiglia radicato negli USA (in Ohio, per la precisione), quanto della sua attenzione per la cultura popolare d’America.

Nel complesso, un tirocinio che ha giovato all’autore (e ad ogni lettore che si venga a trovare nelle medesime contingenze, a prescindere dalle cause) quale lenitivo e terapia nel sostenere il più irreparabile ed inconsolabile degli sfregi.

Per i giovani figli perduti.
Antologia di poesie e prose
AA.VV.
a cura di Luciano Cecchinel,
Ronzani editore, Vicenza 2023,
pp. 308, Euro 18

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Elaborare il lutto ultima modifica: 2023-03-04T19:37:52+01:00 da MAURIZIO CASAGRANDE
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