Edgar Davids, campione senza fine

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Una splendida furia umana, con le trecce al vento e gli inconfondibili occhiali, dovuti a un glaucoma, a renderlo unico nel suo genere. Ha recentemente compiuto cinquant’anni Edgar Davids, uno dei più forti centrocampisti che si siano mai visti in azione, senz’altro uno dei migliori della sua generazione, protagonista in Italia soprattutto con la maglia della Juventus e autentico spauracchio per chiunque capitasse dalle sue parti. 

Davids, olandese nato nel Suriname, precisamente a Paramaribo, componeva insieme a Seedorf, Overmars e altri fuoriclasse un centrocampo da sogno che solo per via del destino avverso non è riuscito a trascinare l’Olanda alla conquista di un trofeo. Basti pensare alla memorabile semifinale del 29 giugno 2000, ad Amsterdam, contro gli Azzurri di Dino Zoff. Per quanto il nostro orgoglio ci renda fieri del successo finale, ai rigori, grazie al cucchiaio di Totti e alle innumerevoli parate di Toldo, è innegabile che la partita sia stata dominata in lungo e in largo dagli Orange di Frankie Rijkaard, capaci di sbagliare un rigore nel primo tempo con De Boer e un altro nella ripresa con Kluivert. Per noi quella gara fu di pura sofferenza, con Nesta, Maldini e Cannavaro sugli scudi, il centrocampo impegnato ad arginare le folate offensive dei padroni di casa e l’attacco quasi mai pericoloso. Ebbene, Davids c’era e fu, come sempre, uno dei punti di riferimento della sua nazionale. L’uomo, del resto, era fatto così: non si tirava mai indietro. Personalmente, non l’ho mai visto rinunciare a un contrasto, anche perché i duelli lo esaltavano e la lotta corpo a corpo costituiva la cifra del suo gioco. Non che gli mancasse la tecnica, attenzione: possedeva una progressione, un dribbling e un tocco di palla sopraffino. Fatto sta che non è un caso se era soprannominato “pitbull”, tanta era la sua ferocia agonistica, la sua dedizione alla causa e la sua capacità di porsi sempre e comunque al servizio della squadra. 

Con la Juve del primo Lippi ha vinto molto, con Ancelotti ha dato il meglio di sé, nonostante risultati inferiori alle aspettative, con il ritorno di Lippi è tornato a vincere e non c’è una sola partita nella quale non abbia dato il massimo. 

Mezzo secolo, e ci torna in mente il suo dinamismo, in una squadra fortissima che ha fallito in Europa più per sfortuna che per demeriti propri. 

È superfluo sottolineare quanto fosse amato dai tifosi, che esponevano cartelli con i suoi occhialetti, ormai diventati iconici, e ne apprezzavano non solo la classe ma anche l’umiltà. Ha raccontato, ad esempio, che si fermava insieme a Zidane a giocare per strada con ragazzi che, quando li vedevano arrivare, non credevano ai propri occhi. Era un divo ma non si dava arie, proprio come Zizou. Altri tempi, direte voi, ed è vero. Era appena un quarto di secolo fa ma sembra passata un’era geologica. In quell’Italia e in quella Juve, infatti, si poteva ancora essere felici e si era tutti un po’ più adulti, un po’ più sereni, un po’ più scanzonati, un po’ più alla mano. Oggi si ha l’impressione che si sia perso il gusto del mondo, come se la vita si fosse trasformata in un’arena permanente dalla quale non possiamo che uscire collettivamente sconfitti. Davids, invece, in campo era un leone ma nella vita privata era una persona pacata e amichevole, e lo è rimasto anche quando le luci della ribalta si sono spente. 

Indomito, coraggioso, di una genuinità rara nel mondo del calcio e generoso come solo i fuoriclasse sanno essere, non c’è dubbio che abbia segnato un’epoca, divenendo l’idolo di una generazione, il motore del centrocampo juventino e uno degli avversari più stimati dai tifosi delle altre compagini. Perché di fronte al talento, se si ama lo sport, al di là della propria squadra del cuore, non si può che applaudire. E l’olandese di applausi ne ha meritati e ricevuti parecchi, essendo un campione senza fine, senza età, senza tempo, un mito che si è spinto oltre i propri limiti e ci ha regalato momenti di autentica gioia. Un vincente, insomma, e non ci riferiamo solo al suo palmarès, che pure fa invidia a molti

Edgar Davids, campione senza fine ultima modifica: 2023-04-06T18:56:06+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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