Quando piove si fanno bambini

BARBARA MARENGO
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Si annuncia con tuoni roboanti in un cielo alto e grigio solcato da nuvoloni neri: la pioggia inizia a scendere rumorosamente, battendo forte sulle ampie foglie dei banani e formando rivoli scroscianti dalle foglie delle palme. Non serve correre al riparo: se sei sotto una palma per un po’ non ti bagni, poi la doccia calda è assicurata. Il mare sulla spiaggia si è ritirato di centinaia di metri lasciando il bagnasciuga pieno di ricci e piccoli pesci che i bambini passata la pioggia raccoglieranno. Il cielo si accosta alla terra scaricando giorni di umidità e calore, le piante abbeverate da questa manna si preparano ad essere ancora più rigogliose. Un baobab immenso immerge le radici nella terra fertile e beve tutta la pioggia che cade intrappolandola tra le foglie verdissime.

Airone nero sulle spiagge di Nungwi, nel nord dell’isola di Unguja, Zanzibar.

I turisti ed i Masai che presidiano la spiaggia si rifugiano sotto le capanne ed approfittano per mostrare ancora la merce, esposta su mensole precarie. Nella luce grigia e oscura all’interno delle capanne negozio, animali di legno di ebano appaiono e scompaiono e sembrano danzare sulle scansie. Giraffe rincorrono elefanti, ippopotami e leoni assieme a tartarughe, maschere e bastoni, ciotole e portachiavi, tutto appare ingigantito dall’ombra che penetra dalla spiaggia bagnata, dove la sabbia bianca è mitragliata dalle gocce di pioggia che formano un muro d’acqua verso il mare.

Dopo poco più di mezz’ora la pioggia si attenua, anche se rivoli d’acqua scendono copiosi dalle palme che sono diventate enormi grondaie. Quando smette di piovere resta un intenso brusio di fondo, tutte le foglie di tutti gli alberi che bordeggiano le spiagge scaricano la benefica acqua grati del regalo diurno. Tra un mese e mezzo inizia a Zanzibar la stagione delle piogge, aprile maggio ed un po’ di giugno pioverà notte e giorno ed i turisti non verranno. I masai rientreranno in Tanzania, presso le tribù del Nord, con una nave che da Stone Town a Dar el Salaam impiega circa un’ora e mezza per traversare quaranta miglia, il braccio di oceano che separa l’isola dal continente africano.

Artigiane di Zanzibar al lavoro.

Gli zanzibarí passeranno ore in casa, tra strade diventate fiumi e campi allagati dalla salutare acqua dolce che permetterà raccolti copiosi durante tutto il restante anno, quando il sole dell’equatore non risparmierà niente e nessuno. E cosa fanno gli zanzibarí durante la stagione delle piogge? Ma tanti bambini!!!!! Così mi risponde la guida, un ex fisioterapista che ha imparato molto bene italiano inglese arabo francese e racconta che i suoi fratelli maggiori hanno tante mogli e venti figli ciascuno, chissà quante stagioni delle piogge hanno visto questi campioni…..

Adesso che è tornato il sole, la terra emette una coltre di umidità quasi materiale, il calore avvolge i corpi bagnati che evaporano assieme alla terra in una nuvola calda e bagnata. Mille rumori accompagnano i raggi del sole che spingono via le ultime nuvole, che brontolano lontano, le foglie delle palme sembrano ancora più verdi come l’erba, la spiaggia accentua i colori contrastanti tra cielo e mare e rivoli di acqua dolce si riversano nell’oceano scendendo freschi dalla battigia. Il paesaggio cambia continuamente e il tempo si stabilizza. Il sole torna prepotente e caldo, i teli da mare evaporano e si asciugano mentre i bambini escono dalle capanne sotto le palme e corrono verso il mare che si è ritirato di decine di metri lasciando ogni sorta di creature sospese tra terra e acqua.

Una spiaggia di Zanzibar, alcuni chilometri a nord di Stone Town.

Come se niente fosse ricomincia il gran via vai sulla spiaggia, i masai con le loro lunghe gambe fanno svolazzare le stoffe rosse delle tuniche e si appoggiano eleganti ai lunghi bastoni, ma a casa, nel continente nero, usano le lance per difendere il bestiame dall’assalto di iene e leoni. Qui in riva a un oceano turistico con i loro fisici atletici magri e scattanti e i loro volti dai tratti belli, fanno gli spiritosi con uomini e donne un po’ goffi rispetto alla loro naturale eleganza, si fanno chiamare Alleluja o Maremma maiala, Simpatico o Capitano, rimangono a presidiare la spiaggia al di là di una linea che i guardiani del club turistico tracciano parallela al mare con un bastone e che nessun indigeno può sorpassare: e così è, solo ai turisti è permesso varcare questa linea tracciata sulla sabbia, che varia a seconda della marea, ma che rappresenta un limite tacito e crudele, ma accettato da entrambi gli schieramenti.

Turista e Masai sulle spiagge dell’isola di Zanzibar.

La spiaggia dopo la pioggia si riorganizza ed ecco che appaiono i ragazzi acrobati della piccola squadra che si esibisce sulla battigia: indossano canottiere gialle che fanno risaltare il colore ebano della loro pelle, iniziano una danza moderna al suono di un telefono cellulare, ma subito iniziano delle evoluzioni di acrobazia che fanno formare piramidi, trapezi, torri umane, in cima alle quali si arrampica spericolatamente uno di loro e resta a testa in giù con le braccia tese in equilibrio sulle mani del compagno sottostante sgambetta e rotea i piedi fino al balzo finale da quattro metri di altezza, atterrando sulla sabbia morbida ma non tanto.

Dopo varie evoluzioni i ragazzi come una vera compagnia di attori di teatro si prendono per mano e dopo due o tre passi in avanti si inchinano simultaneamente al pubblico che applaude. Un cappello di paglia raccoglie rapidamente qualche soldino, e la piccola carovana si rimette in marcia sulla battigia, senza superare la linea tracciata sulla sabbia, per carità, alla ricerca di nuovi spettatori.

Immagine di copertina: Tramonto a Zanzibar con imbarcazione tradizionale.

Quando piove si fanno bambini ultima modifica: 2024-02-17T16:12:31+01:00 da BARBARA MARENGO
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