Rothko a Firenze

Uno degli indiscussi maestri dell’arte americana sarà in mostra dal 14 marzo al 23 agosto, a Palazzo Strozzi. 
LUNA MOLTEDO
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Il principale esponente del color field, il campo colorato, una corrente di espressionismo astratto che si è sviluppata negli Stati Uniti negli anni del secondo dopoguerra, è Mark Rothko. Uno degli indiscussi maestri dell’arte americana che sarà in mostra dal 14 marzo al 23 agosto, a Palazzo Strozzi, a Firenze. 

Nato in Lettonia, si è trasferito in giovane età insieme alla famiglia negli Stati Uniti dove ha frequentato prima Yale, poi l’Art Student League a New York. Nel 1945 Peggy Guggenheim gli organizza una mostra alla galleria Art of This Century di New York. Malgrado la sua bravura, Rothko è rimasto poco conosciuto fino agli anni Sessanta e la sua consacrazione internazionale è arrivata postuma.

La mostra fiorentina, a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, esplora l’evoluzione della sua arte, dalle prime opere figurative, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, approfondendo anche la sua connessione con la tradizione artistica italiana. Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo. La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.

Le composizioni cromatiche rettangolari, sfumate ci fanno subito pensare a Rothko. I colori non hanno forme definite, i contorni sfumano e si sfrangiano, creano un’atmosfera, uno spazio indefinito. L’artista utilizza le spugne per stendere il colore (solitamente a olio, più raramente, e soprattutto nella fase finale, usa l’acrilico), più che i pennelli. 

L’espressionismo astratto nasce nel secondo dopoguerra e in poco tempo diviene la corrente artistica dominante degli anni Cinquanta. Gli artisti che si riconoscono in questa nuova visione dell’arte hanno due diversi approcci: da una parte la corrente di Jackson Pollock e Willem de Kooning; dall’altra, la pittura più meditativa di Mark Rothko e degli artisti della color field painting in cui viene preferito lo sviluppo di grandi campi di colore. Rothko era convinto che l’arte fosse “un’avventura in un mondo sconosciuto, che può essere esplorato solo da coloro che intendono assumersi il rischio”, così scriveva nel manifesto pubblicato il 13 giugno del 1943 sul New York Times (per leggere il manifesto di Rothko).

Rare sono state le occasioni in Italia di assistere a una grande mostra monografica dedicata al pittore americano di origine lettone; si ricordano l’unica retrospettiva dell’artista vivente, organizzata dal Museum of Moden Art di New York, portata nel 1962 a Roma e presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, o quella commemorativa a Ca’ Pesaro, in occasione della Biennale di Venezia del 1970, subito dopo la sua tragica morte. Recentemente, nel 2007, ci fu una mostra al Palazzo delle Esposizioni a Roma.

I color field paintings, realizzati con campiture rettangolari disposte sopra fondi monocromi e con i bordi sfumati in cui varia la scelta e l’accostamento dei colori potranno essere ammirati a Palazzo Strozzi dal prossimo 14 marzo. Una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

Rothko a Firenze ultima modifica: 2026-02-25T19:29:28+01:00 da LUNA MOLTEDO
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