Un milione di persone che ogni giorno attraversa, utilizza e anima Venezia nelle sue diverse funzioni territoriali. Duecentoventitremila presenze medie nella Venezia storica. Seicentottantacinquemila nell’intero Comune. Il rapporto Analisi dei flussi di presenza a Venezia, curato dalla Venice Sustainability Foundation e presentato da Renato Brunetta, è un esercizio statistico costruito su tre anni di dati di mobilità telefonica, capace di restituire un’immagine più complessa dei movimenti quotidiani nella città.
I dati sono importanti e contribuiscono a correggere una rappresentazione troppo semplice di Venezia. Esiste una Venezia più ampia, una città funzionale che comprende la terraferma, i comuni collegati alla laguna, i flussi di lavoro, studio e servizi. È una dimensione reale, che non può essere ignorata.
Ma proprio qui emerge il punto centrale: i numeri del rapporto rispondono a una domanda diversa da quella che da anni riguarda il destino della Venezia storica. Descrivono quanto Venezia sia un sistema urbano vivo e articolato. Non rispondono però completamente alla domanda su quale equilibrio sia necessario per mantenere abitata e vitale l’isola storica.
Il problema veneziano, infatti, non è mai stato soltanto se il territorio più ampio che ruota intorno alla laguna sia vivo. È evidente che lo sia: Mestre è un nodo infrastrutturale, economico e residenziale; la terraferma svolge una funzione urbana fondamentale; i flussi quotidiani confermano il ruolo di Venezia come centro di attrazione.
La questione riguarda invece la specificità della città storica: un tessuto urbano antico, fatto di calli, campi e spazi non espandibili, che deve conciliare funzioni diverse in una dimensione fisica limitata. È a questa scala che la questione dello spopolamento, dell’overtourism e della perdita di funzioni quotidiane assume il suo significato più preciso.

Una città piena, ma da mantenere abitata
Il dato delle 223.000 presenze medie giornaliere nella Venezia storica è certamente significativo. Ma deve essere letto insieme al numero dei residenti stabili, circa 48.000. Significa che ogni giorno il centro storico sostiene una popolazione temporanea quasi cinque volte superiore a quella residente.
Nel picco della Festa del Redentore si raggiungono circa 305.000 presenze: una quantità superiore alla popolazione di molte città italiane, concentrata in uno spazio che non può aumentare la propria capacità fisica.
Questo non significa che Venezia sia semplicemente “troppo piena”. Significa che il suo equilibrio dipende dalla capacità di governare una pressione strutturale, distinguendo tra una città frequentata e una città abitata.
È questa la differenza decisiva. Una città può avere milioni di visitatori e migliaia di utilizzatori quotidiani, ma perdere progressivamente quelle presenze stabili che garantiscono continuità sociale: famiglie, scuole, negozi di vicinato, relazioni di quartiere, partecipazione civica.
Il nodo dei residenti
Il dato forse più importante del rapporto riguarda proprio la trasformazione della componente residente.
La distinzione tra residenti stanziali — coloro che vivono e lavorano nel centro storico — e residenti non stanziali è un contributo analitico interessante. Mostra che la residenza non è una categoria uniforme.
Ma proprio questa distinzione rende più evidente il problema: una città non vive soltanto perché qualcuno vi risiede formalmente, ma perché mantiene funzioni quotidiane legate alla presenza stabile dei suoi abitanti.
Il calo dei residenti stanziali non è semplicemente una variazione demografica. È il segnale di una trasformazione urbana più profonda: la progressiva separazione tra il luogo dell’abitare e il luogo dell’esperienza turistica, culturale o economica.
Il rapporto definisce questo fenomeno come una trasformazione della componente residente. È una formulazione corretta dal punto di vista descrittivo, ma dietro quella trasformazione rimane una domanda politica: quale quantità e quale qualità di vita residente sono necessarie perché Venezia storica continui a essere una città e non soltanto un luogo attraversato?

Il turismo e la gestione dei flussi
Anche il tema turistico richiede una distinzione.
Il rapporto mostra una trasformazione del turismo veneziano: più pernottante, meno concentrato sull’escursionismo, con dinamiche stagionali differenti. Sono dati utili perché permettono una conoscenza più precisa dei comportamenti.
Anche il Contributo d’Accesso viene analizzato come strumento capace di produrre una riduzione dell’escursionismo. Ma è significativo che lo stesso rapporto ne descriva l’obiettivo primario non come la riduzione dei flussi, bensì come il miglioramento della capacità di “leggere, prevedere e gestire” gli accessi: cosicché il ticket acquista qui più la funzione di strumento di conoscenza e monitoraggio che quella di vero dispositivo di contenimento dei flussi.
Resta una differenza fondamentale tra conoscere una pressione e ridurla. La disponibilità di dati migliori è una condizione necessaria per governare una città complessa, ma non sostituisce le scelte politiche sugli equilibri da raggiungere.

La domanda che resta aperta
Il valore del rapporto di VSF sta nell’aver mostrato che Venezia non può essere compresa soltanto attraverso il numero dei residenti anagrafici. La città è un sistema più ampio, attraversato ogni giorno da persone diverse per funzioni, tempi e modalità di presenza.
Ma proprio questa complessità impone una domanda ulteriore.
Non soltanto: quante persone vivono, lavorano o attraversano Venezia?
Ma anche: quale equilibrio permette a Venezia storica di restare una città abitata?
La risposta non può essere cercata soltanto nell’espansione della scala urbana, perché il problema specifico dell’isola non è la mancanza di movimento, ma la difficoltà di preservare una comunità stabile dentro uno spazio fragile.
I dati sono indispensabili. Ma i dati, da soli, non decidono quale città vogliamo conservare. Per anni il dibattito sulla capacità di carico turistica di Venezia si è scontrato anche con la difficoltà di disporre di una conoscenza sufficientemente precisa dei flussi e delle presenze. Il rapporto di VSF aggiunge oggi informazioni importanti: non fornisce da solo la risposta, ma rende più solida la base conoscitiva necessaria per affrontare il problema.
La vera sfida non è soltanto comprendere le relazioni tra Venezia storica e il sistema urbano che la circonda, ma misurare gli effetti che questa complessità produce sulla capacità della città antica di restare abitata. È utilizzare questa nuova disponibilità di dati per calcolare la capacità di carico turistica della città storica: stimare quale pressione Venezia possa sostenere senza compromettere le condizioni che la rendono una città abitata..
Trasformare i numeri in uno strumento di governo significa proprio questo: non limitarsi a misurare Venezia, ma scegliere quale equilibrio garantire tra una città che accoglie e una città che deve continuare a offrire le condizioni dell’abitare.

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1 commento
Interessante e ben scritto. Kudos!