- Naza. Il problema non è chi ha parlato, ma ciò che ha detto
- La crisi tedesca fa soffrire il Nordest
- Fine vita, fine di un’era politica
- L’anti-archistar. La scommessa di Wenders
- La paura veste la fede. E la purezza diventa debolezza
- What’s in a name
- Il woke e i travisamenti italiani del woke
- Il mio collega è un robot
- L’immigrato che serve e il nemico che s’inventa
- Più dati non significano più salute
- Il taccuino e la laguna. Henry James a Venezia
- Venezia come laboratorio del negativo
- Eccesso di successo
- Venezia, i numeri e la domanda che resta aperta
- Venezia, il numero che manca
- L’azzardo in tasca
- L’erosione della capacità di indignarsi
- Una legge che fucila la nostra immaginazione
- Dal Go Home all’atlantismo senza condizioni
- Il poeta che c’insegna a diventare
- Una città speciale e una città autonoma
- La torre più alta del mondo e il santo della povertà
- Il pantheon sfavillante di Alex Belli
- Il filosofo del podio
- Chi scrive, per chi, dopo l’AI?
- Una sera sul Canal Grande. Ricordo di Edgar Morin
- Partorire con dolore, morire con dolore. che senso ha?
- Perdere col vento in poppa
- Una potente messa, messa in scena
- A Palazzo Grimani, nella stanza che inventò il museo
- Il mondo che Carlin ha seminato e coltivato
- Benvenuti nella fabbrica dell’oblio
- Ciao tv e giornali, il digitale non è il futuro, è già qui
- Se l’Occidente regala Tucidite alla Cina
- Ei fu… in quel Cinque maggio
- La frattura del Golfo. Perché Abu Dhabi lascia l’OPEC
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ultima modifica: 2016-06-25T19:33:26+02:00
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