Bob Dylan, questo sconosciuto. Un libro di Alessandro Carrera

"La ballata del Nobel, Bob Dylan a Stoccolma", l'ultimo libro del massimo esperto italiano del cantautore americano e traduttore nella nostra lingua di tutte le sue liriche
scritto da MARIO GAZZERI

La musica certamente esalta la poesia di Bob Dylan ma questo non fa di lui un poeta figlio di un Dio minore, come vorrebbero diversi critici letterari e qualche poeta (ad esempio l’eccellente Valerio Magrelli), a poco più di un anno dalla contestata assegnazione del Nobel per la Letteratura al cantore di Duluth.

I troppi equivoci sul termine “poesia”

Basta ricordare come già nell’antica Grecia e nell’Alto Medioevo tutte le liriche venissero generalmente cantate e accompagnate dalla musica di alcuni strumenti. È poi il concetto stesso del termine “poesia”, (linguaggio espressivo troppo spesso misconosciuto e vittima, a tutt’oggi, di pregiudizi e fuorvianti interpretazioni) che andrebbe rimesso in discussione sottolineandone sempre la sua autonomia e diversità ma anche una sua certa natura “camaleontica” e anche, a volte, complementare.

Si è infatti soliti dire che questo o quel film di Fellini è poetico, così come poetica può essere una fotografia di Henri Cartier-Bresson, un quadro di Turner o il sarcofago di Ilaria del Carretto. La Poesia con la maiuscola è un concetto, ma a volte un preconcetto, di una intima grammatica letteraria che già dal secolo scorso non è più seguita, di una sintassi lessicale che in passato ha rinchiuso in versi, rime e iterazioni, terzine , sonetti e endecasillabi (nella gabbia di troppe regole, insomma) l’idea stessa di un componimento poetico.

Affinità con altri linguaggi

Non ci si meravigli dunque se i poeti futuristi venivano giudicati dei “folli”, se lo stesso Ungaretti, con le sue impressioni di guerra trascritte e gettate su un foglio in poche parole, non sia stato giudicato subito per quel sommo poeta che è stato. L’attaccamento a certi criteri di giudizio è tenace ma può e deve cambiare. La poesia è un linguaggio che non tollera regole e che vive della massima libertà espressiva (si vedano, ad esempio, i “Cantos Pisani” di Ezra Pound, a volte corredati da ideogrammi cinesi). Un linguaggio che spesso può sgorgare dagli strati più profondi della coscienza e da una dimensione inconscia che rimanda a volte alle oniriche immagini dei nostri sogni. La poesia è più affine alla musica di quanto non lo sia alla prosa dei romanzi o dei racconti, forse proprio per una sua certa inafferrabilità che comporta una maggiore capacità e sensibilità interpretativa da parte di chi legge o ascolta versi, poesie, ballate.

Un saggio di Alessandro Carrera

In questa direzione, ci sembra si muova anche Alessandro Carrera docente di Studi italiani e di Culture e letterature del mondo alla University of Houston, in Texas. Carrera è anche il maggior esperto italiano di Bob Dylan e traduttore nella nostra lingua di tutte le sue liriche.

Recitare ad alta voce una poesia di Quasimodo non aggiunge nulla a ciò che già dice, ma recitare il testo di Dylan senza il canto gli toglie parte del suo potere,

sottolinea Carrera nel suo ultimo libro, “La ballata del Nobel, Bob Dylan a Stoccolma” (Luca Sossella editore).

Con il premio Nobel a Dylan, l’Accademia di Svezia non ha premiato un letterato, ha premiato una voce. Ha premiato la voce, anzi le molte voci che Dylan ha incarnato nel corso della sua lunghissima carriera e che tutte assieme riassumono la voce dell’America,

argomenta lucidamente Alessandro Carrera.

Con Andy Warhol

Dylan è un impressionista

Quella che, nelle sue liriche, canta Bob Dylan è l’America sotterranea, la storia di uomini e donne “invisibili”. Il poeta-cantante racconta l’America di Woody Guthrie ma anche quella delle solitudini dipinte da Edward Hopper e delle anime perdute della “Spoon River Anthology” di Edgar Lee Masters. L’impressionismo dei suoi testi è ritmato da una voce disperata, nasale come di chi ha troppo pianto. In certi momenti, sembra quasi inutile aver letto Faulkner o Steinbeck, aver ascoltato Leadbelly, Cisco Huston o il grande Woody Guthrie. Ma non sembra superfluo, per capire le ombre e i segreti dell’anima americana, aver letto e amato l’Antologia di Spoon River o ascoltato le liriche di Robert Zimmerman. In arte Bob Dylan, ebreo del Minnesota.

Bob Dylan, questo sconosciuto. Un libro di Alessandro Carrera ultima modifica: 2017-12-23T10:23:22+00:00 da MARIO GAZZERI

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