Liu, Angela e i diritti nella Cina di Xi

Merkel ottiene la fine della persecuzione della vedova del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, morto un anno fa nelle prigioni cinesi. In Italia il Movimento Cinque Stelle guarda a Pechino come a un modello di democrazia efficiente
scritto da BENIAMINO NATALE

Ottenendo, il 10 luglio, la fine della persecuzione di Liu Xia, la vedova del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, morto un anno fa nelle prigioni cinesi, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha conseguito una serie di importanti risultati. Il più importante è di aver dimostrato che nonostante la crescente potenza della Cina e il declino dell’ egemonia degli USA sul mondo occidentale ben incarnato da Donald Trump, una pressione costante su Pechino può ancora portare a qualche risultato sul terreno dei diritti umani. Un terreno al quale gli altri governi europei – in testa quello del Regno Unito e, purtroppo, il nostro – hanno da tempo rinunciato. 

Pochi giorni prima del colpo della Merkel, il sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci, in quota M5s, ha fatto sul suo blog una serie di affermazioni sulla Cina che definire allucinanti è un eufemismo. Nel pezzo, intitolato “La Cina e il governo del cambiamento”, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, Geraci procede col metodo della domande e delle risposte. Ecco alcune delle domande:

“Chi può aiutare a gestire debito e spread?”; “Da chi possiamo imparare a gestire i flussi migratori?”; “Sicurezza pubblica. Qual è il paese nel quale la sicurezza pubblica funziona? Da chi poter apprendere qualcosa di utile?”. 

La risposta all’ ultima domanda non è – come qualche maligno potrebbe pensare “il Cile del generale Pinochet” – ma la stessa che Geraci da a tutte le altre: la Cina! Secondo il professore e sottosegretario la Cina salverà la nostra economia investendo nel nostro paese e assorbendo le nostre esportazioni, salverà anche l’ Africa e naturalmente il resto dell’Europa… Insomma, un futuro radioso ci aspetta se ci leghiamo mani e piedi e ci consegnamo senza discutere al merviglioso governo di Pechino e all’onnipotente e onniveggetnte Partito comunista cinese! L’Oriente è rosso e l’ Occidente lo sarà! Xi Jinping verrà sul suo cavallo bianco, seguito da scudieri come lo stesso Geraci e altri apologeti del Nuovo ordine cinese tra cui occupa un posto di primo piano l’ ex-premier britannico David Cameron, il cervellone che ha proposto pensando di stravincerlo il referendum sulla Brexit e che oggi, persa la poltra di 10, Downing Street, è comodamente seduto su quella di dirigente del fondo d’ investimeno creato da Pechino per finanziare la sua Belt&Road Initiative.

Niente di cui preoccuparsi: immigrazione, pensioni, declino industriale, disoccupazione giovanile! Basta affidarsi ai maghi con gli occhi a madorla et voila, les jeux sont faits! Tutto a posto!

Non per niente sia Geraci che gli altri apologeti italiani della dittatura cinese – che vanno dall’ex-ministro degli esteri Franco Frattini all’ex-presidente del consiglio Paolo Gentiloni  – hanno taciuto prima e dopo la “liberazione” di Liu Xia. Metto “liberazione” tra virgolette perché Liu Xia non è mai stata accusata di alcun reato. In teoria è sempre stata una persona libera. In realtà, agli occhi del regime cinese, è sempre stata colpevole di essere  la moglie di Liu Xiabo, l’ intellettuale e premio Nobel che è stato condannato a undici anni di prigione per le opinioni espresse nei suoi scritti e che è morto prima di aver scontato la pena. Per l’ideologia dei dirigenti cinesi essere moglie, figlio/a, fratello o sorella, cugini, zii o amici di “traditori” sono reati di fatto – anche se non di diritto, una parola della quale non conoscono il significato. Dal quando, nel 2010,  è stato conferito il Nobel a Liu Xiaobo, sua moglie è stata prigioniera di poliziotti che hanno invaso la sua casa, occupandola come se non fossero i padroni e impedendo a parenti, amici, giornalisti e diplomatici di visitarla – a meno che i loro capi non avessero consentito. 

Non per niente il fratello di Liu Xia, Liu Hui, che l’ha aiutata in questi difficili anni (oltre al marito e alla libertà la donna ha perso anche i genitori) è stato trattenuto in Cina. I precedenti non lasciano dubbi sul fatto che sarà usato per ricattare Liu Xia nel tentativo di impedirle di parlare con i giornalisti e i politici occidentali. Alla figlia dell’avvocato dissidente Gao Zhisheng Grace Gao, che oggi è una giovane donna e che per sua fortuna è riuscita a uscire clandestinamente dalla Cina, fu impedito di andare a scuola quando era una bambina – colpevole di essere figlia di suo padre. Due dei figli della dissidente uighura Rabiya Kadeer hanno passato alcuni anni in prigione per reati inesistenti, come mezzo di pressione su loro madre. Secondo il sito web dei missionari cattolici Asianews, alla fine dell’anno scorso “almeno trenta” parenti di Kadeer erano ancora in prigione per reati che vanno dal “secessionismo” all’evasione fiscale. Sia detto per inciso, nel Xinjiang, il territorio abitato dagli uighuri, oggi si finisce nei campi di rieducazione per un gran numero di “reati” tra cui quello di “aver visitato un paese straniero”.

La lista potrebbe continuare a lungo: infatti secondo il regime cinese, come secondo i suoi alleati nordcoreani, il sangue dei traditori si trasmette per tre generazioni, quindi la persecuzione è legittima verso tutti i familiari di coloro che non si piegano alla loro volontà. 

Altroché stato di diritto! Altroche diritti civili! La legge è solo ed esclusivamente la volontà del dittatore di turno, punto a capo. Non per niente – altro argomento tabù per gli apologeti – gli avvocati che veramente hanno cercato di far progredire la Cina verso la creazione di uno stato di diritto, sono o in prigione o in esilio.  

A Geraci hanno risposto un gruppo di studiosi della Cina che hanno sottolineato alcune delle incongruenze contenute nel suo intervento. Prima di tutto, scrivono gli studiosi, in Cina si sono verificate solo migrazioni interne, un problema di immigrazione dall’estero come il nostro non è mai esistito; i dati forniti dalle amministrazioni cinesi sui quali Geraci fonda la sua analisi, sono “spesso” edulcorati dai funzionari locali, che cercano di soddisfare le richieste dei loro superiori; nella lotta contro il “crimine” (tra cui quello di esprimersi a favore di un sistema democratico, come Liu Xiabo), “la tortura è ancora largamente praticata”, eccetera, eccetera.

Concludono gli studiosi:

In quanto accademici impegnati da anni nello studio della società e politica cinese contemporanea, auspichiamo un confronto stretto e costante con la Cina, senza che però si rinunci a quello spirito critico che dovrebbe contraddistinguere ogni sforzo di comprensione reciproca. Per questa ragione, non possiamo che denunciare qualsiasi tentativo di subordinare l’esercizio della capacità critica a considerazioni di carattere politico ed economico, in particolare quelli provenienti da personalità in posizioni di responsabilità.

Fino a una quindicina di anni fa era prassi normale per le delegazioni straniere presentare ai loro interlocutori liste di detenuti politici che poi venivano discusse in quello che era chiamato il “dialogo sui diritti umani”; fu il predecessore di Xi Jinping, Hu Jintao, a pretendere e ottenere che quella pratica fosse sospesa. Questa supina accettazione delle richieste cinesi – spesso palesemente assurde, come quella rivolta ai governi di tutto il mondo di non ricevere un sant’uomo come il Dalai Lama – non ha portato alcun miglioramento. Anzi, la situazione dei diritti civili nella società cinese da allora non ha fatto altro che peggiorare, raggiungendo il suo nadir dopo la salita al potere di Xi Jinping. Le concessioni non vengono interpretate da Pechino come dei favori da restituire ma come delle debolezze da sfruttare. Come ha dimostrato la vicenda di Liu Xia, è ora di rivedere quell’ approccio e di fare dei diritti umani un punto irrinunciabile del dialogo con la Cina.

 

Liu, Angela e i diritti nella Cina di Xi ultima modifica: 2018-07-11T22:05:09+00:00 da BENIAMINO NATALE

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