Veneziani che non contano

È vero, Venezia perde i suoi abitanti, ma quanti sono i residenti non registrati all'anagrafe? Tanti e non meno attaccati alla città di chi ha la residenza. Raccontiamo le loro storie
scritto da LUCIE TOURNEBIZE

Venezia perde residenti. 52.963 nel centro storico*, ecco la cifra ufficiale più recente. In campo San Bortolo, una farmacia ha installato un contatore che indica in diretta il totale di residenti a Venezia. Insisto sul termine residenti. Perché queste quasi 53.000 persone, sono gli abitanti regolarmente registrati. Quelli che hanno fatto le carte per ottenere la residenza. 

Tanti sono quelli che non la richiedono, non sapendo quanto tempo rimarranno a Venezia. Poi ci sono tanti proprietari che non affittano a residenti, e quindi è tanta la gente che non può avviare la pratica per avere la residenza a Venezia. Non essere residente può risultare scomodo, ma si vive bene anche senza. 

Nel dibattito sul turismo di massa, i numeri sono al centro dell’attenzione. Quello dei residenti, sempre più basso, s’oppone a quello dei turisti, sempre più alto. Il primo sottolinea il problema dello spopolamento del centro storico della città, mentre il secondo interroga sulla sua capacità di sopportare una tale affluenza. La questione è anche problematica quando all’ordine del giorno c’è la possibilità di fare pagare un biglietto d’ingresso in città. Come distinguere il turista dell’abitante se molti non sono registrati come residenti? 

Io non ho la residenza. Intorno a me, nel circolo di amici e conoscenze che mi sono creata, si contano pochi veneziani, e ancora meno residenti. Persone che, a volte, vivono a Venezia da dieci anni non risultano nella popolazione totale. Sono in un vuoto statistico. Venezia è la loro casa, dove studiano o lavorano. Arrivano in città con i loro progetti, la loro visione, la loro creatività, la loro energia. 

Ho voluto parlare di queste persone. Di chi abita Venezia senza risiederci. Di cosa si occupano, della loro relazione con la città. Di cosa amano, di quello che manca. Da queste interviste, sono venuti fuori dei ritratti, in terza persona, e una foto, di spalle, scattata in un luogo scelto da loro.

Ecco la prima. Giovanna, sul tetto, a casa sua.

Giovanna mi riceve nella cucina dell’appartamento che condivide con due altre coinquiline, al quinto e ultimo piano. La stanza è luminosa, siamo in primavera. Parliamo davanti a un caffè, dalla finestra aperta arrivano i rumori discreti della città.

È arrivata a Venezia per studiare architettura allo IUAV di Venezia. Si è iscritta alla specialistica, attirata dalla buona reputazione dell’ateneo. Subito, è stata assorbita dal suo ritmo intenso, tra lezioni e conferenze. È un tunnel, un universo a parte. 

Di notte, riesce a ritagliarsi degli angoli di libertà, per camminare nella città, da sola. A volte, non incrocia proprio nessuno. Tutto sembra pietrificato, non si muove nulla, nemmeno l’acqua sui canali. Poco a poco, s’avvertono i rumori. Passi in lontananza, persiane che si chiudono. Passa una barca e di nuovo, l’acqua è viva. Anche da sola, non avverte solitudine. 

Venezia ti sussurra, dice. 

Da bambina, era venuta con i genitori, un’altra volta con la scuola. Si ricorda una visita a Palazzo Grassi, una mostra sugli Aztechi, un allestimento di velluto rosso. 

Venezia è frenetica, turistica, satura. 

Però lei ci si sente libera, pacificata, indipendente. 

Due città si sovrappongono. La lentezza della vita di quartiere contrasta con la vivacità della scena culturale internazionale. 

Al turismo di massa, ci si è abituata. Però, si considera felice di vivere a Santa Croce, in una zona tranquilla. Sul suo terrazzino, cresce qualche carota, a volte un po’ d’insalata. 

Ogni giorno, attraversa il ponte della Libertà per andare a lavorare a Mestre. Si occupa di rigenerazione urbana. Un ambito trasversale, che si cura degli spazi, delle persone, e delle dinamiche della città. Andare in terraferma la riporta alla normalità. Al lavoro. 

Venezia, alla vita. La città ribolle di energia creativa, che non riesce a trattenere. Studenti arrivano d’ogni parte, e si disperdono di nuovo una volta laureati. 

Secondo lei, servono iniziative positive, propositive. Senza prospettive, come potranno crescere i suoi germogli e poi sbocciare? Chi vuole rimanere, crescere, svilupparsi, non trova sostegno, e se ne va. 

Non sa quanto tempo lei stessa rimarrà a Venezia. 

*La popolazione di Venezia insulare (centro storico, Burano, Murano, Sant’Erasmo, Mazzorbo, Torcello) e della Municipalità Lido-Palestrina è di circa 81.000 abitanti.

versione originale dal blog L’occhio di Lucie

Veneziani che non contano ultima modifica: 2019-02-05T21:49:44+02:00 da LUCIE TOURNEBIZE

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2 commenti

2019-02-07T19:04:07.000Z – Marco Zanetti 7 Febbraio 2019 a 20:04

[…] Ho voluto parlare di queste persone. Di chi abita Venezia senza risiederci. Di cosa si occupano, della loro relazione con la città. Di cosa amano, di quello che manca. Da queste interviste, sono venuti fuori dei ritratti, in terza persona, e una foto, di spalle, scattata in un luogo scelto da loro.” Link: Veneziani che non contano […]

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Matteo Secchi 7 Febbraio 2019 a 23:36

Venezia e Laguna 80mila e non 90mila

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