Ateneo Veneto e Accademia di Belle Arti. Un’intesa che può essere d’esempio

I presidenti delle due istituzioni veneziane siglano un accordo che potrebbe aprire la via ad altre forme di alleanza culturale in città.
BARBARA MARENGO
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L’aula magna dell’Ateneo Veneto risuonerà tra pochi giorni dei passi e delle voci di decine di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia: due istituzioni veneziane come la Scuola Grande di San Fantin e l’Università di alta formazione artistica con sede alle Zattere hanno unito le forze. Un’intesa per offrire agli studenti universitari un’aula d’eccezione come la grande sala al piano terreno dell’Ateneo. 

Perché questa sinergia? L’hanno spiegato il presidente dell’Accademia di Belle Arti Fabio Moretti e il presidente dell’Ateneo Veneto Gianpaolo Scarante durante una conferenza stampa che si è tenuta con tutte le procedure anticovid nell’aula magna della più antica istituzione culturale veneziana che dal 1821 tutela Scienza, Lettere ed Arti e rappresenta un punto di riferimento per la città di Venezia. Così come l’Accademia di Belle Arti, una delle venti istituzioni simili in tutta Italia, fiore all’occhiello della cultura artistica, vivace fucina di talenti e di idee.

Moretti e Scarante hanno raggiunto un sodalizio che forse è il primo tra istituzioni del genere in città: una collaborazione fattiva e una messa a disposizione di spazio che, in questo momento particolare dovuto alla pandemia da coronavirus, manca nei pur numerosi locali dell’Accademia di Belle Arti. Con i suoi 1400 studenti nella sede magnifica del cinquecentesco ospedale degli Incurabili affacciato sulla fondamenta delle Zattere, l’Accademia di Belle Arti soffre di mancanza di locali a fronte di un sempre maggior numero di iscritti, che rappresentano un bene per una città come Venezia che in questi mesi difficili ha dovuto far fronte a diverse emergenze legate alla mancanza sia di turismo che di residenti. 

Una realtà che sta avendo drammatici risvolti sull’economia, e che deve adeguarsi, e molto rapidamente, a un futuro che è già qui: gli studenti delle numerose facoltà universitarie veneziane, e tra queste l’Accademia di Belle Arti, dovranno essere sempre più presenti nel tessuto cittadino, che a sua volta dovrà accoglierli e attrezzarsi facendo sì che gli studenti stessi si sentano veneziani e diventino nuovi cittadini di questa città in emergenza demografica. 

Per questo i settanta ragazzi che seguiranno le lezioni all’Ateneo Veneto potranno usufruire di molti vantaggi: attraversare una parte di città piena di arte e di storia, sedersi in un’aula affrescata da Palma il Giovane, percepire la vicinanza fisica del Teatro la Fenice, altra fucina d’arte e di storia, studiare discipline artistiche nei luoghi stessi dove i grandi artisti del passato hanno lavorato (oltre a Palma, Tintoretto, Veronese, Alessandro Vittoria, Francesco Fontebasso…) raccogliendone idealmente il testimone. Infatti, tra i progetti in fieri del nuovo sodalizio vi è quello possibile, illustrato dal segretario accademico dell’Ateneo Filippo Carinci, che ha proposto un’esposizione delle opere degli studenti stessi a fine anno accademico. Un contesto d’eccezione e quanto mai appropriato, quindi, per gli studenti che di mattina potranno usufruire dei grandi spazi dell’Aula magna seguendo misure di distanziamento (una sala che contiene normalmente circa trecento persone ne conterrà settanta) e di sanificazione messi in atto dall’Ateneo, a fronte di un compenso a copertura delle spese.

Moretti e Scarante hanno lanciato un appello alla stampa per sensibilizzare la città di fronte alla necessità di unire le forze tra istituzioni culturali, soprattutto in momenti come questo: solo in una dimensione culturale nuova Venezia può ritrovare quegli spazi che il coronavirus ha negato, mettendo a disposizione l’antichissimo e strutturato comparto culturale, che a Venezia ha mille sfaccettature. Un comparto pronto a fare da traino al marketing necessario per far ripartire la città dopo mesi difficilissimi: per questo Ateneo e Accademia di Belle Arti sono intenzionati a procedere affiancati per rendere vitale e vivace la città attraverso i canali, e non solo quelli d’acqua, che sono più congeniali. È questa “la prima tessera di un mosaico in costruzione” ha affermato Moretti. 

Ne va della sopravvivenza delle istituzioni culturali stesse, intraprendere un nuovo corso dinamico che potrà avere ricadute positive sulla città: ma molti sono gli ostacoli da superare, e naturalmente quelli di ordine economico sono i più importanti. Se l’Accademia ha una tutela da parte dello Stato centrale, l’Ateneo si regge sui contributi dei soci, centocinquanta euro all’anno per un numero di associati che per statuto non può superare i trecento, oltre alle entrate dovute a locazioni per eventi e presentazioni: da qualche anno infatti l’Ateneo ha visto drasticamente ridursi i contributi pubblici, e in anni recenti ha affittato spazi a esposizioni d’arte, cosa impossibile in questi ultimi mesi.

Ma, anche sotto il segno dell’incertezza che caratterizza l’oggi e forse anche il domani, Accademia e Ateneo devono continuare la loro missione culturale.

Una nuova illuminazione sarà tra poco istallata nell’aula magna dell’Ateneo, e gli studenti dell’Accademia con i docenti – entusiasti dell’iniziativa, ha sottolineato Moretti – daranno inizio a un nuovo corso, una collaborazione che a detta di Moretti e Scarante sarebbe quanto mai necessaria anche tra le varie istituzioni culturali veneziane, che dovrebbero coordinarsi e comunicare, organizzare ed esplorare insieme un nuovo approccio alla cultura. 

E salendo le scale fino alla Biblioteca recentemente sistemata, gli studenti potranno ammirare da vicino il San Girolamo di Tintoretto da poco restaurato. “Casa e bottega” si dice a Venezia, e in questo caso: che casa e che bottega.

I giovani: forse l’aula magna dell’Ateneo Veneto non ha mai visto tanti ragazzi assieme. Un buon auspicio per il programma l’Ateneo dei ragazzi, concepito dall’Ateneo stesso e per ora solo sulla carta, in attesa di tempi migliori.

Ateneo Veneto e Accademia di Belle Arti. Un’intesa che può essere d’esempio ultima modifica: 2020-09-24T19:14:28+02:00 da BARBARA MARENGO

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