Brugnaro vince, ma non c’è stato il plebiscito atteso

Il centrosinistra perde, ma non è fuori gioco, come si poteva temere all’inizio di questa strana tornata elettorale. La partita non è dunque chiusa e si giocherà non solo in consiglio comunale.
scritto da PIER PAOLO BARETTA
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Brugnaro vince, ma non c’è stato il plebiscito atteso. Il centrosinistra perde, ma non è fuori gioco, come si poteva temere all’inizio di questa strana tornata elettorale. Questa può essere la sintesi politica del voto per il Comune di Venezia. Peraltro, se ben letti, i numeri descrivono come sempre la realtà. Brugnaro evita il ballottaggio per 5200 voti circa. Nel voto per la Regione, il centrodestra a Venezia raccoglie il 67 per cento dei consensi, ma nel voto per il comune scende al 54 per cento. La lista Zaia raccoglie da sola il 44 per cento (non c’erano liste Fucsia in regione), la lista Brugnaro (non c’era la lista Zaia in comune) ottiene il 31 per cento. In entrambe le votazioni la Lega di Salvini si è attestata tra l’11 e il 12 per cento (anche FdI e FI non mutano le loro percentuali tra regione e comune).

I voti di Brugnaro (ma quanti?) sono dunque confluiti nel sostegno alla lista Zaia, ma non solo quelli, mentre solo una parte dei voti di Zaia si è riversata sulla lista fucsia, ma in misura sufficiente a consentirgli di vincere.

L’abile accordo/scambio tra Brugnaro e Zaia – sancito a pochi giorni dal voto dal patto dell’Arsenale, con tanto di striscione elettorale, forse irregolare – impedisce di contare davvero il peso reale di Brugnaro in città, attribuendogli un consenso personale effettivo, che c’è, ma superiore alla sua vera rappresentanza e distante da quanto gli veniva accreditato all’inizio della campagna elettorale. 

Anche se è interessante chiedersi – come ha già fatto ytali – dove sono finiti, o da dove provengono, il 12,5 per cento dei voti accumulati da Zaia in comune (44,27 per cento) che non sono andati a Brugnaro (31,67 per cento). Non escludo, come ipotizzato, che una parte dei voti che sono confluiti su di me in Comune, siano andati a Zaia in regione.

Se l’analisi dei flussi lo confermerà, propendo per la tesi di un elettorato mobile, ma tendenzialmente più attento a un modo di fare politica “non gridato”. Aggiungo inoltre anche un’altra ipotesi di lettura: poiché il Pd e il resto della coalizione di centrosinistra hanno preso, pur con una composizione differente, più o meno gli stessi voti sia in Regione sia in Comune, si può dedurre che Zaia sia stato votato anche dagli elettori che in Comune hanno votato quelle liste civiche che non erano presenti nella competizione regionale, ma che, invece, hanno ottenuto un buon risultato nelle comunali.

Dall’altra parte, la mappa della distribuzione del voto è per il centrosinistra desolante: neppure un seggio in terraferma e si perde anche nei quartieri popolari della città d’acqua e nelle isole, compattando il consenso in una ridotta certo significativa, ma non consolatoria. Una circostanza che dovrà essere oggetto di una verifica coraggiosa e trasparente, quartiere per quartiere, se non addirittura seggio per seggio.

Pier Paolo Baretta con il ministro Roberto Gualtieri in un’iniziativa della campagna elettorale per le elezioni comunali di Venezia

Il fatto che il risultato del centrosinistra a Venezia sia ben superiore a quello regionale consola relativamente, ma conferma, in ogni caso, l’importanza dell’isola veneziana nel mare piatto del Veneto. Il vero confronto è stato per entrambe le parti il ballottaggio, sapendo tutti che poi sarebbe stata un’altra storia.

La vera vittoria politica di Brugnaro (più che i numeri, che come abbiamo visto sono meno entusiasmanti di come viene raccontato) è aver evitato il ballottaggio, la nostra sconfitta è di non averlo raggiunto. La novità è l’affermazione delle cosiddette “civiche” che entrano in consiglio. Fortemente localizzate a macchia di leopardo nel territorio, hanno saputo intercettare un dissenso e un disagio diffuso e non incanalabile nelle tradizionali rappresentanze partitiche.

Bisognerà, però, addentrarci presto, di più e meglio negli snodi politici che il voto ci consegna e lo faremo.

Per intanto una prima conclusione politica, da questi numeri, è possibile: Brugnaro dovrebbe tenere presente la complessità del risultato generale e suo personale, abbassando i toni e cercando il dialogo; la minoranza dovrebbe non rinchiudersi in una logica di pura contrapposizione, sfidando il sindaco sui grandi problemi irrisolti e riorganizzandosi nei territori.

Sarà così? Le premesse non sembrano tali, se leggiamo le prime dichiarazioni del sindaco indirizzate ai veneziani che non l’hanno votato. Ma siamo solo agli inizi e i problemi veri di una città in crisi incalzano. La partita si giocherà non solo in consiglio comunale.

Brugnaro vince, ma non c’è stato il plebiscito atteso ultima modifica: 2020-09-28T20:02:46+02:00 da PIER PAOLO BARETTA

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