Incertitude

Le prossime elezioni presidenziali saranno una battaglia tra chi cerca stabilità in tempi difficili e chi vuole un cambiamento radicale, spinti da rabbia e dalla paura del “declino” del modello francese. Poco spazio per vie di mezzo tra queste posizioni. Senza grande passione per nessuna delle personalità in campo. Anzi, se sarà ballottaggio Macron contro Le Pen sarà ballottaggio tra due persone non amate dagli elettori.
MARCO MICHIELI
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Domenica si vota per il primo turno della presidenziali in Francia in un clima d‘incertitude, d’incertezza. Se nessuno dei dodici candidati presidente otterrà il cinquanta per cento più uno dei voti, i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti andranno a un secondo turno due settimane dopo (il 24 aprile) per decidere chi sarà il prossimo presidente della République. In giugno (12 e 19) si terranno poi le elezioni legislative per definire la maggioranza parlamentare. Nonostante infatti le varie riforme, la Francia rimane pur sempre un sistema semi-presidenziale. Anche le elezioni legislative si svolgeranno in due turni, qualora nessun deputato candidato nei singoli collegi raggiunga il cinquanta per cento più uno dei voti. Partecipano al secondo turno tutti i candidati deputati che nel collegio hanno ottenuto più del 12,5 per cento dei voti ed è proclamato eletto chi ottiene più voti.

I candidati principali alle presidenziali sono: l’attuale presidente Emmanuel Macron (centro); Marine Le Pen (estrema destra populista); Jean-Luc Mélenchon (estrema sinistra populista); Valerie Pécresse (centrodestra); Eric Zemmour (estrema destra nazionalista). Tra i dodici candidati ci sono anche due candidati trozkisti, un comunista, un verde, una socialista, uno di centrodestra, un sovranista di destra.

Quali sono gli aspetti da considerare in questa elezione? E chi potrebbe vincere?

L’astensione

Potrebbe essere determinante al primo e al secondo turno. Questa potrebbe essere infatti l’elezione presidenziale con il più alto livello di astensione. Per ora il record spetta alle elezioni del 21 aprile 2002, quando si raggiunse il 28 per cento. Allora, Jean-Marie Le Pen giunse per la prima volta al secondo turno contro Jacques Chirac. Oggi, circa il 71 per cento degli elettori è sicuro di andare a votare. Quindi si è attorno al 29 per cento di potenziali astenuti.

Questi astenuti potrebbero cambiare il risultato se votassero. Molti di questo però appartengono a un’astensione ormai consolidata. Secondo varie inchieste, questi astensionisti sono giovani, non registrati o non interessati alle elezioni. Quattro elettori su dieci sotto i 35 anni si asterranno. Le ragioni? Risposta complessa. La sensazione di inutilità della politica e un senso di sfiducia generale. Probabilmente anche una semplice distanza e disinteresse per la politica. A cui si aggiunge probabilmente la convinzione che l’elezione sia già conclusa e che Emmanuel Macron sia rieletto.

Di nuovo Macron contro Le Pen?

Attualmente sembra riproporsi la sfida per il secondo turno tra l’attuale presidente Emmanuel Macron e la leader dell’estrema destra Marine Le Pen. Terzo ma in crescita Jean-Luc Mélenchon, che potrebbe riservare sorprese. Potrebbe sembrare un’elezione facile per Macron ma in realtà non è così. Al contrario è piena di rischi. Soprattutto per il primo turno. Anche se qui è diffuso e utilizzato il voto per delega, queste elezioni avvengono in periodo di vacanze scolastiche. Le vacanze e l’idea che in qualche modo la vittoria di Macron sia certa potrebbero essere un mix dannoso per il presidente in carica. È un po’ quello che accadde nel 2002, quando l’annunciato ballottaggio tra Jacques Chirac e Lionel Jospin spinse molti ad approfittare delle magnifiche giornate di sole. Risultato: Jospin fuori al primo turno e Chirac al ballottaggio contro Jean-Marie Le Pen.

Il secondo turno invece ha rischi legati alla mobilitazione dell’elettorato. Come sempre, si tratta di una nuova elezione, non si “riparte” dalla cifra acquisita al primo turno. I candidati devono riportare a votare quelli che hanno già votato per loro al primo turno e trovare altri elettori disponibili a sostenerli. Quello che potrebbe accadere ad un eventuale secondo turno tra Macron e Le Pen è che una parte di elettorato di sinistra non partecipi al voto, in risposta alle politiche dell’attuale presidente. Una non partecipazione che potrebbe contribuire ad assottigliare lo scarto attuale tra Macron e Le Pen al secondo turno: 51,5 per cento di Macron contro 48,5 per cento di Le Pen, secondo gli ultimi sondaggi, uno scarto che non lascia alcuna certezza granitica rispetto al risultato finale.

Le Pen potrebbe contare questa volta su un serbatoio di voti la cui mancanza nel passato è stata la sua debolezza. L’elettorato di Eric Zemmour – un mix di ex lepenisti e della destra repubblicana postgollista – potrebbe sostenere Le Pen. Sottolineiamo “potrebbe” perché nella storia francese non sono così scontati “apparentamenti” tra partiti ideologicamente vicini: l’elezione presidenziale è comunque sempre l’elezione di una sola persona e le ambizioni personali presenti e future influiscono. Nel 1981 Chirac invitò i quadri del suo partito a votare per François Mitterrand contro Valery Giscard D’Estaing, per poter eliminare un avversario politico a destra e potersi candidare presidente sette anni dopo.

Zemmour potrebbe fare la stessa riflessione? Alla fine questa potrebbe essere l’ultima campagna di Marine Le Pen e Zemmour potrebbe cogliere la palla la balzo per “accompagnarla” fuori dall’agone politico. Il rimescolamento delle carte che molti si attendono a destra dopo quest’elezione potrebbe spingerlo verso la scelta del “disimpegno” in un secondo turno?

L’altro elettorato in gioco è quello del centrodestra. Zemmour è riuscito ad abbattere il muro tra estrema destra e centrodestra. Il nome “Le Pen” rimane un marchio negativo. Ma una parte dell’elettorato della destra postgollista potrebbe scegliere la leader dell’estrema destra. Quanti è difficile prevederlo. Quello che è sicuro è che le due settimane che separeranno i due turni saranno costellati da appelli alla “barriera” contro l’estrema destra, il cosiddetto “fronte repubblicano”. Un fronte però che si è indebolito molto, con la progressiva radicalizzazione del sistema partitico francese.

E la gauche?

Il leader della sinistra populista Jean-Luc Mélenchon sta cercando di apparire sempre più come il candidato della gauche, come nel 2017. Probabilmente si tratta anche dell’ultima avventura presidenziale di Mélenchon che deve far fronte a due candidati trozkisti, un candidato comunista, un verde (Yannick Jadot) e una socialista (la sindaca di Parigi Anne Hidalgo). In particolare deve affrontare proprio la presenza del comunista Fabien Roussel: su 100 elettori di Jean-Luc Mélenchon nel 2017, il 10 per cento oggi voterebbe per Roussel, una dato non trascurabile per chi vorrebbe arrivare al secondo turno.

Tuttavia, l’appello al voto “utile” degli elettori di sinistra divisi tra varie opzioni sembra al momento funzionare. “Oggi, è evidente che il voto utile a sinistra è il voto di Mélenchon”, ha detto per esempio l’ex candidata socialista Ségolène Royal. Un voto sotto forma di “referendum sociale” per Mélenchon, con la sua proposta di ridurre l’età pensionabile a 60 anni. Nonostante la crescente intensità delle critiche per le sue posizioni passate sulla Russia e la “neutralità” rispetto a quello che accade in Ucraina, per ora non sembra che l’elettorato di sinistra ritenga la politica internazionale un criterio di giudizio essenziale.

Da vedere che cosa farà Mélenchon nel caso non dovesse arrivare al secondo turno. Non che non faccia appelli a votare contro Le Pen, ma che lo faccia con scarso entusiasmo, quasi forzato, come accadde nel 2017. Perché in questo caso potrebbe contribuire alla smobilitazione dell’elettorato di sinistra. Mélenchon infatti ha deciso di sottoporre la decisione agli iscritti, come accadde nel 2017, quando vinse la scelta di votare scheda bianca ma Mélenchon invitò comunque a votare contro l’estrema destra, senza citare Macron. E questa volta?

Le Pen Présidente?

Marine Le Pen può quindi vincere le elezioni? È possibile. Nonostante una campagna più sottotono rispetto a quella del 2017, la leader dell’estrema destra francese ha trovato da mesi un tema popolare – il potere d’acquisto – e su questo ha insistito, mentre lasciava Zemmour occuparsi con i toni del “vecchio lepenismo” dei temi identitari e dell’immigrazione. Ovviamente sui temi classici dell’estrema destra francese, Le Pen non ha cambiato idea. Semplicemente ha deciso di non parlarne come ha fatto in passato. Idem sulle tematiche europee. Per quanto oggi non sostenga più l’uscita della Francia dall’Euro, una sua vittoria sarebbe evento dirompente per la stabilità dell’Unione, in un momento così delicato. 

Nei sondaggi lo scarto con Macron è diminuito nel tempo. Vero è che un conto è il sondaggio sul secondo turno fatto prima delle elezioni, altro conto è un sondaggio nei due turni sotto la minaccia della possibile elezione di Le Pen. Una parte di elettorato considera però in maniera equivalente Le Pen e Macron. Difficilmente quindi l’appello al fronte repubblicano contro l’estrema destra avrà il successo del passato. Perché per molti si tratterà di votare tra due personalità che non amano, per quanto per ragioni diverse.

In un eventuale secondo turno Macron-Le Pen, Macron potrebbe infatti, come detto, avere problemi a sinistra (e un po’ dal centrodestra). Secondo le inchieste Ipsos, Macron potrebbe contare su più del 60 per cento dei voti di chi voterà per i Verdi e sul 48 per cento di chi voterà Pécresse (centrodestra). Però a sinistra c’è un rischio alto di astensione e anche di possibile voto anti-Macron a favore di Le Pen. Secondo sempre l’inchiesta Ipsos di qualche giorno fa, il 31 per cento degli elettori di Mélenchon voterebbe Le Pen al secondo turno, mentre il 41 per cento rimarrebbe a casa e il 29 per cento voterebbe per Macron.

Sarebbe un cambiamento profondo rispetto al 2017, quando il 53 per cento degli elettori di Mélenchon votarono per Macron, il 36 per cento si astenne e l’11 per cento optò per Le Pen. Per questo qualche giorno fa Le Pen ha detto di volere un governo di unità nazionale da Zemmour a Mélenchon, qualora diventasse presidente. Una dichiarazione che molti hanno interpretato come un segnale all’elettorato della sinistra populista.

Una parte poi di elettorato di centrodestra potrebbe andare verso l’astensione al secondo turno e questo potrebbe essere pericoloso per Macron. Marine Le Pen sembra contare sul voto degli elettori di Zemmour (anche se qualcuno preferisce l’astensione) e su un quarto del voto di elettori di centrodestra. Da questo punto di vista sembra essere caduta quella barriera tra estrema destra e destra repubblicana, i cui confini ormai sono molto permeabili (grazie anche all’operazione Zemmour).

E Macron?

Nel 2017 Macron ha ottenuto il 23,5 per cento al primo turno nel 2017 (Le Pen 21,9 per cento, Fillon 19,7 per cento, Mélenchon 19,2 per cento). Secondo le inchieste Ipsos del 2017 l’elettorato di Macron al primo turno era composto da elettori del 2012 di François Hollande (47 per cento), François Bayrou, centristi (43 per cento), Nicolas Sarkozy (17 per cento) e Jean-Luc Mélenchon (10 per cento).

Nel 2019, alle elezioni europee, cambia un po’ la base di centro-sinistra di Macron. Il 57 di coloro che hanno votato Macron nel 2017 al primo turno torna a votare per il presidente in carica. Ma una parte di quel 43 per cento restante torna a votare altri partiti (socialisti e verdi, questi ultimi che otterranno un ottimo risultato in quelle elezioni). Le perdite a sinistra vengono compensate con l’arrivo del 27 per cento di elettori che nel 2017 avevano votato per il candidato del centrodestra François Fillon al primo turno.

Questa tendenza sembra riconfermarsi oggi.

Se guardiamo all’ultima inchiesta Ipsos, dell’elettorato di Macron del 2017, il 69 per cento dei suoi elettori del 2017 lo rivoteranno al primo turno (una piccola parte sceglierà Jadot e Mélenchon). Il 16 per cento degli elettori di Benoit Hamon (candidato socialista del 2017 che aveva ottenuto il 6,35 per cento) potrebbe votare per Macron, anche se la maggior parte di quell’elettorato sceglierebbe Verdi e Mélenchon al primo turno. L’altro elettorato che arriva in soccorso di Macron è quello degli elettori di centrodestra del 2017 che votarono per Fillon (una parte resta nel centrodestra, una parte si divide tra Le Pen e Zemmour).

Quindi Macron è eletto nel 2017 con una maggioranza di elettori di sinistra e centro, con il supporto di una parte di elettori del centrodestra. Oggi però il peso della componente di centrodestra – già forte nel governo – potrebbe contare ancor più nell’elettorato di Macron. Che rimane tuttavia un elettorato estremamente composito. Però questo orientamento verso il centrodestra da parte di Macron potrebbe comportare un rischio di smobilitazione del voto a sinistra nel secondo turno (se non addirittura il voto anti-Macron)

Cresceranno i partiti anti-sistema?

I partiti francesi “anti” sistema – da destra a sinistra – sono notevolmente cresciuti in vent’anni. Se consideriamo i partiti antisistema di sinistra, il passaggio fondamentale è quello del 2017. Tra il 2002 e il 2012, infatti, i partiti antisistema di sinistra rappresentano tra il 9 e il 12 per cento del voto. Nel 2012 l’operazione di Mélenchon, che raccoglie gran parte di quei voti, è fatta sfruttando le fratture a sinistra sul tema “Europa”. Nel 2017 passano al 21 per cento, essenzialmente grazie a Mélenchon che raccoglie tutti i voti dell’estrema sinistra e di una parte dell’elettorato socialista. 

Se consideriamo i partiti antisistema di destra siamo attorno al 19 per cento nel 2002 (l’anno in cui Jean Marie Le Pen va al ballottaggio con Chirac) e nel 2012. Eccezione il 2007, quando Sarkozy riesce nell’operazione di prendere molti voti a Le Pen padre e lo mette fuori gioco. Ma è ancora il 2017 l’anno di svolta. Tutti i partiti di destra anti-sistema raggiungono assieme il 27 per cento dei voti.

Probabilmente la sinistra anti-sistema farà gli stessi voti. La destra anti-sistema probabilmente ne farà di più. Essenzialmente grazie all’operazione di Zemmour che ha staccato una parte dell’elettorato di destra ai postgollisti sui temi dell’identità nazionale e dell’immigrazione.

La data spartiacque rimane però il 2017. Che coincide con il “fallimento” della presidenza del socialista Hollande, a sua volta eletto per far fronte al “fallimento” della presidenza del postgollista Sarkozy. È un voto anti-sistema che continua e che si va ingrossando attorno ai temi europei e legati alla globalizzazione, mischiati ai vecchi temi cari ai partiti radicali di sinistra e di destra. E di cui ha beneficiato anche Macron che, sui generis, ha rappresentato un voto “anti”.

Lo stato d’animo dei francesi

Quale è lo stato d’animo dei francesi? Inquietudine, incertezza e stanchezza sono i sentimenti generali. Secondo le ricerche Ipsos, mentre per gli elettori di Macron la speranza fa capolino, a differenza degli altri elettori, la collera monta spostandosi verso gli estremi. C’è una Francia che vota per i candidati estremi – Mélenchon, Le Pen e Zemmour – perché sente rabbia e desiderio di contestare il potere. Il resto è una Francia scontenta e forse molto stanca.

Le differenze tra estremi però sono chiare. Da un lato chi vota per Mélenchon aspira a cambiare il modello di società, aspetto che è presente ma con minore forza per gli elettori di Le Pen e Zemmour. Per questi ultimi servono delle riforme profonde senza però cambiare modello di società. Un sentimento questo diffuso anche nel centrosinistra, al centro e nel centrodestra.

La questione Ucraina non sembra influenzare direttamente il voto a Le Pen, Zemmour o Mélenchon, che scontano posizioni passate non critiche verso Vladimir Putin. Le Pen ha però puntato da mesi sulla questione del potere d’acquisto dei francesi, che è indirettamente oggi toccata dalla crisi in Ucraina.

In compenso l’invasione russa dell’Ucraina influenza positivamente il voto a Macron.

Sarà una battaglia tra chi cerca stabilità in tempi difficili (Macron) e chi vuole un cambiamento radicale, anche determinato da rabbia e che è spaventato dal “declino” del modello francese (Mélenchon, Le Pen, Zemmour). Poco spazio per vie di mezzo tra queste posizioni (le altre candidature).

Senza grande passione per nessuna delle personalità in campo. Anzi, se sarà ballottaggio Macron contro Le Pen sarà ballottaggio tra due persone non amate dagli elettori.

Incertitude ultima modifica: 2022-04-08T18:58:56+02:00 da MARCO MICHIELI
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