Eccessi e caricature del woke

Le parole di Alexandria Ocasio-Cortez non segnano un ripudio dei diritti civili, ma una critica a toni e posture che hanno finito per oscurare il nucleo sociale della sinistra. Il punto è tenere insieme salari, sanità e lotta alle discriminazioni senza cadere né negli estremismi identitari né nella caricatura costruita dalla destra.
MARTINO MAZZONIS
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Quando nel 2018 Alexandria Ocasio-Cortez (AOC) vinse le primarie nel Bronx e nel Queens, mandando a casa Joe Crowley – rieletto fino a quel momento per dieci mandati consecutivi – lo fece con un breve video in cui si presentava come espressione della working class e con queste parole: “Non c’è bisogno di aspettare cento anni per avere un sistema sanitario per tutti, l’istruzione universitaria pubblica gratuita, un lavoro garantito o la riforma della giustizia penale”. In questo breve elenco c’erano, e ci sono ancora, molte delle parole d’ordine della sinistra democratica (e socialista), e non c’era niente di ciò che oggi chiamiamo woke. O meglio: non c’era nulla della sua caricatura, quella che ritroviamo negli studi televisivi italici o sulle colonne dei giornali di destra di tutto il mondo, dove si usa una versione distorta di un’idea nata molti decenni fa e riferita, in origine, alla consapevolezza del pregiudizio razziale e della discriminazione negli Stati Uniti. Prima si parlava dei neri, poi di tutte le categorie discriminate.

Come noto, l’esplosione di Black Lives Matter, l’elezione di Trump nel 2016 e la crescita delle proteste contro la polizia dopo la morte di George Floyd nel 2020 hanno trasformato il termine in una sorta di sinonimo della cultura della sinistra radicale americana: cioè le cose che AOC elencava nella sua prima campagna elettorale, insieme a varie rivendicazioni in materia di identità, riconoscimento dei diritti, tutela delle differenze, taglio dei finanziamenti alla polizia e altro ancora. Il termine e diventato anche un passe-partout per la destra: se tutto cio che chiede la sinistra è woke, allora lo sono anche richieste improbabili, estreme o eccessive – o la caricatura che la destra ne costruisce.

Il sillogismo funziona piu o meno così: dover definire la propria identità (he/she/they, ecc.) nella firma o quando ci si presenta può apparire ridicolo; la sinistra vuole questo, come vuole la sanità per tutti o il riconoscimento di diritti uguali per tutti, a prescindere dall’identità sessuale; dunque si tratterebbe di un calderone improbabile, proprio come – secondo la caricatura – lo sarebbe una sinistra che difende le persone trans e vuole chiudere i dipartimenti di polizia. Attenzione: sui dipartimenti di polizia, sul loro finanziamento e sul fatto che siano spesso iperarmati anche con materiale in eccesso del Pentagono, ci sarebbe molto da dire. Ma non e questo il punto.

Nei giorni scorsi AOC ha rilasciato una dichiarazione, rispondendo a una domanda sulle parole di una rappresentante dei Democratic Socialists of America (DSA), e ha preso le distanze da alcuni eccessi di quello che ha definito il “woke 1.0”.

Apriti cielo: soprattutto qui da noi, editorialisti liberali e di destra hanno ripreso quell’intervista, l’hanno commentata, spiegata e usata per deridere una sinistra italiana che, naturalmente, sarebbe ancora woke. L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha usato l’intervista di AOC per spiegare a quelli che dovrebbero essere i suoi alleati alle prossime elezioni che il woke non deve diventare una religione e che il tema vero sono i salari e una società diseguale.

Ma AOC non ha detto che i diritti civili e il rispetto per le persone – chiunque esse siano e qualunque identità rivendichino – siano sbagliati. La rappresentante di New York e diventata una figura nazionale parlando di salari, diritti, sanità e disuguaglianze. E tra queste disuguaglianze ci sono anche, eccome, le discriminazioni contro le persone di colore, gli stranieri e chi ha un’identità diversa da quella eterosessuale dominante. Poi e diventata importante anche perché è brava, coerente e capace di portare avanti battaglie in Congresso.

Torniamo al woke e alla sua esplosione dopo il 2010. Sono gli anni in cui diverse persone afroamericane vengono uccise dalla polizia dopo l’elezione del primo presidente nero. Sono gli anni della prima presidenza Trump – lo stesso Trump che comprò una pagina del New York Times per chiedere la pena di morte per i “Central Park Five”, cinque ragazzi neri e latinoamericani accusati ingiustamente di aver violentato una donna: erano innocenti. Sono anche gli anni in cui i movimenti LGBTQ+ sentono di avere il vento in poppa, anche perché nel 2015 la Corte Suprema sancisce il diritto di due persone dello stesso sesso a sposarsi.

In quel contesto avanzano proposte e parole d’ordine; nei cortei si rilancia lo slogan “defund the police”, e così via. Negli anni successivi, spesso, un Partito democratico a corto di idee e incapace di affrontare alla radice questioni legate ai diritti economici e sociali riprende certi slogan. E quando non lo fa, la destra si dimostra abilissima nel far credere agli americani che i democratici vogliano chiudere il dipartimento di polizia della loro città e incentivare i cambiamenti di sesso degli adolescenti. A volte, nelle piazze o nei convegni, un certo modo di intendere il rispetto delle identità diventa eccessivo, prevaricatore, aggressivo.

In Italia, una discussione su temi enormi – nata negli Stati Uniti da fatti reali, dentro la storia di un paese segnato dalla segregazione e da profonde trasformazioni culturali – è spesso diventata una barzelletta. Per esempio ci si dimentica che la destra statunitense è ferocemente anti-woke, e cioè molto piu estrema: è razzista, discriminatoria, compila elenchi di libri da vietare perché parlano di omosessualità, schiavismo o razzismo, promulga leggi statali discriminatorie e cerca in ogni modo di ridimensionare il diritto di voto dei neri e delle minoranze.

Lo stesso vale, in parte, anche per l’Italia: è soprattutto l’avversario a parlare ossessivamente del tema in forma macchiettistica, per costruire una caricatura della sinistra. Una sinistra che, certo, a volte rischia di caricaturarsi da sola per altre ragioni: ad esempio incartandosi in un dibattito sulle parole di AOC e usandole per piccoli regolamenti di conti in vista di eventuali primarie.

Ocasio-Cortez ha ragione a dire che certi toni e certe forme sono stati eccessivi. L’egemonia non consiste nel dire agli altri che sono mostri, nipoti di schiavisti e colonizzatori, che la loro visione del mondo è un orrore storico, che non sanno nulla e non capiscono niente. Non solo: un conto è che una certa rabbia appartenga a chi subisce discriminazioni, razzismo istituzionale e insulti; altro conto è farne il modo generale con cui tutta la sinistra affronta questi temi.

In questo senso, quel moderato di Obama, sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, ha saputo fare egemonia. Ci sono voluti decenni di lotte nelle strade e nei tribunali, pressione politica, una sentenza della Corte Suprema e poi un presidente capace di dire: “Su questo tema ho cambiato opinione”. Oggi, negli Stati Uniti, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è piu davvero un tema, o quasi. E cosi potrà essere anche su altre questioni, se la sinistra saprà costruire egemonia creando movimenti, lavorando sulle parole e sulle idee, senza prendersela con chi “non capisce”, ma parlando con le parole giuste.

In sintesi, dovremmo volere tutto: che due persone possano sposarsi se lo desiderano; che un certo modo di parlare di alcune categorie sia bandito, perché certe discriminazioni devono diventare indicibili; ma anche salari piu alti e sanità per tutti. E dovremmo, insieme, evitare di trasformare ogni questione simbolica in una crociata. Meglio lasciare in pace vecchie illustrazioni in vecchi libri, che talvolta possono essere offensive e talvolta no. In Mulberry Street, un bellissimo libro per bambini del Dr. Seuss, compariva un personaggio cinese disegnato con cappello di paglia e bacchette in mano. Durante il picco di quello che e stato chiamato wokismo, quel personaggio sparì dalle nuove edizioni. Credo che, quando parlava degli eccessi del wokismo, AOC si riferisse anche a cose del genere. E aveva ragione.

Immagine di copertina: “Breonna Taylor & George Floyd, R.I.P.” by sniggie is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Eccessi e caricature del woke ultima modifica: 2026-08-23T14:56:05+02:00 da MARTINO MAZZONIS
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