Poetto. Come sfregiare un paradiso

L'ex-Ospedale marino, abbandonato nel 1983, è un rudere che deturpa la lunga e bella spiaggia dei cagliaritani e di tanti turisti. Di fronte al disinteresse di regione, comune e sovrintendenza non resta che l'intervento urgente dei ministeri competenti
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Conoscete il Poetto? Se non lo conoscete, guardate qui, nelle foto, quella che è una delle più belle spiagge urbane d’Italia: quasi otto chilometri di sabbia finissima a cavallo dei territori di Cagliari e di Quartu Sant’Elena, con alle spalle una serie di lagune in cui vive una miriade di fenicotteri rosa. Un paradiso per i cagliaritani e per i tanti turisti che possono servirsi di stabilimenti, chioschi, casotti, spiagge libere. Nessun pericolo di sovraffollamento alla riminese: qui ci sono chilometri e chilometri di spiagge…

Ebbene, questo non è uno spot turistico. Piuttosto il racconto di uno sfregio vergognoso che deturpa un’area di grande valore paesaggistico, uno sfregio cui si assiste impotenti da più di trent’anni. Già, perché è nel 1983 che, nel pieno del Poetto, viene dismesso lo stabile – un edificio grandissimo, migliaia di metri quadri – del vecchio Ospedale marino che aveva sostituito nel dopoguerra una colonia marina. Che cosa è oggi quell’ex Ospedale? Semplicemente un rudere, un avanzo di edificio che è andato e continua ad andare in malora cedendo ora parte della copertura, ora un intero angolo, gl’infissi cadenti.

Nessuna istituzione si muove per molti anni. Poi, nel 2006 (ben ventitre anni dopo la chiusura dell’Ospedale) la Regione autonoma della Sardegna bandisce una gara finalizzata alla concessione del bene a chi ne farà uso per finalità “turistiche non alberghiere“. Come dire, se ne faccia un luogo di accoglienza per i turisti ma non anche una residenza: nessuno faccia la propria casa del Poetto che è la spiaggia di tutti. Ottima idea, e sacrosanto il fine dell’uso prudente.

Lungomare del Poetto, Cagliari

Se non che, lanciata e conclusa la gara, ecco l’intervento della Sovrintendenza: un vincolo sull’immobile che, a detta dalla società aggiudicataria della concessione, rendeva difficile se non impossibile l’esecuzione del progetto vincente. Poteva non nascerne un contenzioso con ricorsi e controricorsi per vie giudiziarie? Nasceva, ed è durato anni, sino a quando l’immobile veniva aggiudicato ad altra società che proponeva l’uso dell’ex Ospedale per fini “assistenziali-residenziali”. In buona sostanza una struttura sanitaria dedicata alla riabilitazione. Poteva essere una soluzione passabile, ma non è mai andata a buon fine per l’indisponibilità della Regione ad accreditare i posti letto della nascente struttura.

E allora via a un nuovo, lunghissimo contenzioso tra la società aggiudicataria della concessione e la Regione. E si è arrivati così al giugno di quest’anno quando il Consiglio di stato ha disposto in via definitiva la revoca della concessione ai privati. E la “vincente” Regione come ha reagito? Promettendo (lo ha fatto l’assessore agli enti locali) “tempi rapidissimi” per la riqualificazione del bene in accordo con il comune di Cagliari. E, di ricalzo, il presidente della Regione:

Siamo molto soddisfatti, si aprono grandi prospettive per una riqualificazione di alto profilo.

Al coro non poteva mancare la voce del sindaco di Cagliari:

Siamo pronti a risolvere in tempi rapidi [notata la riduzione a semplice aggettivo del superlativo assoluto usato dall’assessore? ndr] questa vera e propria ferita del lungomare riqualificato.

Ma l’estate è passata, l’autunno pure, siamo entrati in inverno e nulla si è mosso, mentre tra i cagliaritani si è diffusa la preoccupazione che i tempi della burocrazia, l’accavallarsi delle competenze, l’ombra sempre incombente della Sovrintendenza, possano determinare – come in effetti determinano a tutt’oggi – ulteriori ritardi e lungaggini non più accettabili: lo sfregio del vecchio e cadente ospedale rappresenta davvero una intollerabile violenza per la spiaggia del Poetto.

Senza contare che c’è una questione urbanistica più ampia, che coinvolge sì l’arenile, ma comprende oltre al vecchio Ospedale marino, l’area dell’ippodromo, importanti (e non invadenti) cubature edificate, la preziosa zona lagunare retrostante con il favoloso spettacolo, eccezionale nella sua unità, dei fenicotteri stanziali. Ebbene, se ne potrebbe fare un comprensorio unitario la cui progettazione aprirebbe importanti prospettive di sviluppo turistico ed economico per Cagliari e Quartu. Ma i poteri locali son fermi, impotenti.

L’Ospedale marino quando era ancora una colonia marina

Possibile che a Roma, tanto al ministero dei Beni culturali e turistici quanto al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, sfugga l’importanza di un bene, unico nel Paese, come il Poetto e l’area (diecine e diecine di ettari) che sta alle spalle della mega-spiaggia? Com’è possibile tanto disinteresse? Ci si trovasse di fronte ad un comune e ad una regione attivissimi nel progettare e realizzare un serio piano di recupero, uno direbbe: lasciamoli stare, stanno lavorando con impegno e alacrità. Ma di fronte a tante parole al vento e a tanta irresolutezza fattuale, ecco la necessità di un intervento rapido (e se necessario severo) dei ministeri preposti istituzionalmente proprio alla difesa e alla promozione di un bene prezioso e, ripeto, unico nel Paese.

È la molla che ha spinto due deputati, Pierpaolo Vargiu e Salvatore Matarrese (eletti a suo tempo nella lista civica per Monti), a porre la questione al governo. Con la speranza, essi, di una risposta adeguata e tempestiva. Con l’alibi, i due ministri, dell’incombenza dallo scioglimento delle camere e quindi della impossibilità di rispondere a tutti…

Poetto. Come sfregiare un paradiso ultima modifica: 2017-12-07T13:45:38+00:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento