Il bullismo di Salvini e la vera posta in gioco

Non solo migranti. Quella che si sta consumando sulle due sponde del Mare nostrum è una partita che investe affari, petrolio, geopolitica, nuovi equilibri di potenza in una delle aree più turbolente del pianeta
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

La “partita mediterranea” non ha solo come posta in gioco, per l’Italia gialloverde, la securizzazione delle nostre coste contro l’“invasione” dei migranti, narrazione che ha portato Matteo Salvini e la sua Lega al governo del paese. Quella che si sta consumando sulle due sponde del Mare nostrum è una partita che investe affari, petrolio, geopolitica, nuovi equilibri di potenza in una delle aree più turbolente del pianeta (“Oggi il Mediterraneo è il centro del disordine globale”, ebbe a dire, con ragione, l’ex presidente del consiglio Paolo Gentiloni). La questione-migranti e non solo, dunque. Perché in ballo c’è il controllo delle ricchezze petrolifere in Libia, oltre che i miliardi della ricostruzione del martoriato paese nordafricano.

E se non bastasse, la penetrazione nell’Africa subsahariana, fondamentale per provare a stringere un patto di azione con il gigante cinese che sta, con la diplomazia degli affari, conquistando l’Africa. Italia, Francia, Gran Bretagna, Russia, Egitto, Turchia, le petromonarchie sunnite del Golfo: sono tanti e tutti agguerriti i player della partita mediterranea. L’Italia, con i tre mesi di vacanza di governo, ha perso punti e ora deve accelerare per riconquistare una posizione centrale sul quadrante mediterraneo. Per farlo, è chiamata a scegliere. Con chi provare ad allearsi, con chi fare la voce grossa: scelte che presuppongono una visione, una strategia e l’individuazione degli strumenti idonei per realizzarle. I proclami possono andar bene per vincere le elezioni ma poi occorre cimentarsi con il governo di una nazione. Vale per tutti, anche per Di Maio e Salvini.

Nel Mediterraneo, ma non solo, non può valere, come logica di condotta, l’assunto, tristemente famoso, “tanti nemici, tanto onore”. E di “nemici”, Roma se ne sta facendo, e tanti, nel Mediterraneo: ultimi, in ordine di tempo, la Tunisia e Malta. In attesa che mostri segni di vita politica il neo ministro degli Esteri Enzo Moavero-Milanese, a dettare la linea è il titolare degli Interni, Matteo Salvini. Il leader leghista a quel “tanti nemici…” sembra essere fedelissimo. Contro il governo maltese, innanzitutto:

Il buon Dio ha messo Malta più vicino della Sicilia alla Libia. Non è possibile che risponda ‘no’ a qualsiasi richiesta di intervento.

Contro le Ong:

C’è un preciso disegno, al limite delle acque territoriali della Libia, per fungere da taxi.

Contro il suo predecessore, Marco Minniti:

Il regolamento non funziona. Non accetto lezioni.  

Tanta foga del vice premier scatena un nuovo caso diplomatico in pochi giorni, dopo quello con la Tunisia (“Esporta galeotti”). Malta, come prima Tunisi, non ci sta e reagisce a brutto muso: “Il governo di La Valletta nega di non dare assistenza ai migranti” è scritto in una nota. Si sottolinea “il rispetto di tutti gli obblighi in ogni momento” compresi quelli “per le convenzioni internazionali sulla sicurezza in mare”. E si conclude: “Il governo di Malta smentisce di non aver dato assistenza ai migranti in mare”. La guardia costiera maltese avrebbe offerto assistenza in mare, anche per il trasbordo di un cardiopatico, alla nave Seefuchs ma ha rifiutato l’ingresso in un porto dell’isola all’imbarcazione dell’ong tedesca Sea Watch 3 che aveva a bordo 126 migranti ed era in difficoltà per le pessime condizioni del mare. È stato il comandante della nave a riferire l’accaduto agli agenti della squadra mobile della Questura di Ragusa che lo hanno sentito come persone informata sui fatti. Egli avrebbe consegnato alla polizia le registrazioni dei colloqui intercorsi con la capitaneria maltese, che confermano sostanzialmente la sua ricostruzione, e ha fatto ritorno a bordo della Seefuchs.

Alla secca replica maltese, si aggiungono e le critiche del Pd, con il reggente del Pd Martina che lo invita a “smettere di dichiarare e mettersi a lavorare” e dell’ex ministro degli esteri Emma Bonino, per la quale è ora che il ministro “trovi il tempo per studiare”. Immediata la controreplica al governo maltese. 

Il diretto interessato non porge l’altra guancia, ma contrattacca:

Ci dicano gli amici maltesi quante navi che trasportavano migranti hanno attraccato nei loro porti nel 2018, quante persone sono sbarcate, quante domande di asilo sono state esaminate e quante accolte. L’Italia vuole risolvere i problemi, non crearli.

Sarà. Intanto, però, i problemi si accumulano. Salvini non demorde e rilancia. E ha anche lanciato una richiesta di aiuto alla Nato contro i migranti.

Stiamo assistendo alla presa in giro per i cittadini di un’ong tedesca con bandiera olandese che passa davanti a Malta e saluta e arriva in Italia. Non è possibile che Malta dica no a ogni richiesta di intervento. Il buon Dio ha messo Malta più vicino all’Africa della Sicilia. C’è da lavorare.  

Quando parla di lavorare, il ministro dell’interno si riferisce ad un progetto ben preciso:

Il governo sta lavorando sul piano delle ong: alcune fanno volontariato altri affari. Non è possibile che vi siano ong con bandiere spagnole, olandesi e di Gibilterra che arrivano in Italia.

E alla fine arriva un ulteriore ammonimento:

Non ho intenzione di passare l’estate in emergenza, altrimenti avremo modo di porre problemi all’attenzione dell’Italia e l’Europa.

Ulteriore prova del lavorìo leghista intorno ad un pacchetto di norme che dovrebbero rendere ancora più dure le norme contro le ong già varate dal ministro Minniti.

L’affondo del leader leghista ha però provocato una prima, evidente crepa, nei rapporti con gli alleati grillini. Roberto Fico, infatti, lunedì sarà a San Ferdinando, il paese calabrese che ospita la tendopoli di extracomunitari dove viveva Soumaila Sacko, il ventinovenne maliano ammazzato a colpi di fucile nell’ex fornace di San Calogero. Il presidente della Camera, inoltre, ha anche incontrato Amnesty International e Medici senza frontiere. Un segnale chiarissimo contro l’attivismo in senso contrario del ministro degli Interni.

Una frattura confermata dalle parole del presidente della Camera:

Sono la terza carica dello Stato e non entro in queste questioni. Ritengo che chi fa solidarietà deve avere tutto il supporto dello stato. Lo stato deve stare vicino a chi aiuta gli ultimi, perché la loro sofferenza è la mia sofferenza, la loro ricerca di una dignità è la mia ricerca, non solo in tema di migranti ma in generale di diritti.

Al ministro degli interni, e titolare “ombra” della Farnesina, i confini nazionali vanno stretti. Matteo Salvini intende recarsi “presto” a Mosca, ma la prima missione all’estero sarà la Libia.

A chi chiedeva sabato sera a margine del ricevimento nella residenza dell’ambasciatore russo Sergey Razov, a Roma, una prospettiva temporale per una visita in Russia, il titolare del Viminale ha risposto:

Presto il mio primo impegno per il momento è sul fronte libico, che è più vicino e più preoccupante: più che l’invasione dei russi l’Italia in questo momento rischia altro tipo di aggressione e quindi mi sto impegnando sul fronte del Mediterraneo […] So che anche gli amici russi su quello hanno collaborato e spero collaboreranno ancora, spero entro l’estate di respirare di incontrare l’omologo (russo, ndr), mi ha scritto il ministro collega della Federazione russa e speriamo di cominciare a girare […] Io ho bisogno ancora di quindici giorni per organizzare la squadra qua.

E ancora:

Sto studiando, il primo viaggio penso sarà a breve in Libia perché questo (della tratta dei migranti, ndr) ormai è un business miliardario: in Libia ci sono trafficanti di petrolio, di uomini e di armi e sono fondi che vanno a finanziare il terrorismo islamico, quindi non voglio che l’Italia ne sia complice. […] Cercherò in ogni maniera di svegliare l’Unione Europea, visto che l’Italia è totalmente sola. Spero di farlo rispettando tutte le leggi le convenzioni e ti regolamenti, se rispettare le leggi le convenzioni e i regolamenti non basterà faremo anche altro.

Chi prova a essere ancora più dura del duro Salvini, è Giorgia Meloni: per la leader di Fratelli d’Italia,  l’unica risposta per gestire l’immigrazione è “il blocco navale al largo della Libia, mi preoccupa che lei non ne parli”. Così la leader di Fratelli d’Italia in un passaggio del suo intervento in aula per la dichiarazione di voto al governo Conte.

E sulla gestione degli immigrati in Italia ha aggiunto:

Spesso si fa riferimento a chi è effettivamente rifugiato ma si tratta dell’otto per cento con il restante novantadue per cento che ci facciamo? Confidiamo in Salvini

ha concluso.

Nel frattempo, sono dovute partire persino tre motovedette d’altura da Lampedusa per dare una mano ai soccorsi in zona Sar davanti alle coste libiche. Insieme a due mercantili, richiamati dalla sala operativa di Roma, e alla Aquarius di Sos Mediterranee, unica nave umanitaria presente in questo momento nel Mediterraneo, hanno messo in salvo più di seicento migranti in poche ore.

Sono stati un pomeriggio e una notte d’inferno quelli vissuti nel Mediterraneo questo fine settimana. A segnalare la posizione di tre dei gommoni l’aereo dei piloti volontari che da qualche settimana partecipa alle operazioni pattugliando dall’alto il mare. Mille e cento persone partite dalla Libia nel giro di pochissime ore, cinquecento già sbarcate ieri nei porti di Reggio Calabria e Pozzallo e ora queste altre seicento che tra domenica e lunedì arriveranno non si sa ancora in quale porto. In attesa del viaggio in Libia del ministro degli interni, il governo pentaleghista deve fare delle scelte, immediate e impegnative sul fronte libico.

La prima delle quali riguarda gli impegni assunti dall’esecutivo uscente, in particolare dal ministro Minniti, con il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Serraj: rafforzare il sostegno, in mezzi e addestramento, alla Guardia costiera libica oppure “securizzare” in proprio la rotta mediterranea. Questa seconda ipotesi, comporterebbe un impegno militare aggiuntivo dell’Italia e una chiamata in causa di Ue e Nato.

Io non ridiscuto le alleanze di cui siamo parte ma siccome paghiamo l’appartenenza a questi organismi, l’unica aggressione in corso che stiamo subendo è quella dal fronte del Mediterraneo, non mi sembra ci siano aggressioni russe in corso nei confronti dell’Italia e della Ue.

Salvini dixit. E così, nel lungo elenco dei “nemici” tocca infilare anche l’Alleanza atlantica.

Il bullismo di Salvini e la vera posta in gioco ultima modifica: 2018-06-11T10:18:32+00:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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