Addio al monaco Zen pacifista Thich Nhat Hanh

L’11 ottobre 1926, a Hue, nacque Nguyen Xuan Bao e il 22 gennaio 2022, a Hue, morì Thich Nhat Hanh. O forse no.
PIERGIORGIO PESCALI
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Thich Nhat Hanh [Thích Nhất Hạnh] è morto il 22 gennaio nel tempio di Tu Hieu a Hue, in Vietnam; lo stesso tempio dove, nel 1942, aveva iniziato la sua vita monacale e la stessa città dove, l’11 ottobre 1926, era nato col nome di Nguyen Xuan Bao. Il ciclo terreno di Nhat Hanh (thich è il titolo dato in Vietnam ai monaci, Nhat, significa “la qualità migliore” e Hanh “buona condotta”) si è chiuso, quindi, proprio come un ensō, il simbolo zen che richiama la realizzazione della natura del Buddha.

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Dopo aver insegnato Religioni comparate alla Princeton University e Buddismo alla Columbia University, Nhat Hanh tornò in Vietnam impegnandosi nei movimenti che si opponevano alla guerra e fondando anche diverse scuole buddiste meritandosi l’appellativo di thay, maestro, che lo accompagnò fino alla fine dei suoi giorni.

L’anno di svolta fu il 1966, quando ricevette la “trasmissione lampo” del suo maestro buddista zen, Chan That, diventando così un insegnante del dharma (la legge del Buddha) della scuola zen Rinzai (Lam Te Dharma in vietnamita).

Nello stesso anno, durante un suo tour in USA ed Europa per chiedere la fine delle ostilità in Vietnam, incontrò Martin Luther King, il quale rimase talmente colpito dalla personalità del monaco asiatico che lo propose per il premio Nobel per la pace (premio che non gli venne mai conferito). Al tempo stesso, il suo impegno pacifista gli valse la proibizione di far ritorno nel proprio paese: sia il governo socialista di Hanoi che quello filoamericano di Saigon gli impedirono il rientro e per i successivi 39 anni Thich Nhat Hanh visse in esilio.

Dopo la fine della Seconda guerra del Sudest asiatico, l’impegno di Thich si rivolse prima verso i profughi della regione (i Boat people vietnamiti e i rifugiati cambogiani in Thailandia), poi verso l’economia e l’ambiente.

Dopo aver istituito la comunità Les Patates Douces a Fontvannes, vicino Parigi, nel 1982 si trasferì a Plum, nei pressi di Bordeaux fondando l’Ordine dell’Interessere. Ben presto il villaggio di Plum attirò giovani e fedeli da tutta Europa, tanto che oggi sorgono altri dieci centri comunitari dell’ordine in Germania, Australia, Stati Uniti, Hong Kong e Thailandia.

Partendo da Plum l’opera del thay vietnamita divenne un mantra anche tra i grandi tycoon dell’economia e della finanza, un campo in cui Nhat Hanh ha mostrato il suo interesse combattendo la “voracità” (è un suo termine) con cui queste attività dilaniavano la vita del singolo uomo e dell’umanità.

Il punto di partenza erano le quattro nobili verità del dharma (legge) buddista e la necessità di conoscere il dolore per estinguerlo: “Devi conoscere la sofferenza. Se sai come soffrire, soffrirai meno e userai il dolore per creare gioia e felicità”.

Per lui la vera meditazione era la chiave per cercare una società più giusta ed economicamente più egalitaria. “Meditare non significa estraniarsi dalla società, ma guardare in profondità dentro noi stessi per avere l’intuizione di cui hai bisogno per agire”. Non erano tanto le teorie e le pratiche economiche del profitto o del lavoro a creare un’economia ingorda perché la meditazione, se compiuta in modo sincero e puro, avrebbe automaticamente cambiato l’idea stessa di economia, permeando qualsiasi attività economica di compassione e desiderio di annullare la sofferenza altrui.

Una visione naif e ingenua, ma che ammaliò milioni di persone, compreso il presidente della Banca mondiale Jim Yong King, fervente ammiratore di Hanh, che nel 2013 organizzò una giornata di meditazione condotta a cui parteciparono trecento banchieri da tutto il mondo, molti dei quali scettici sul metodo consigliato da Nhat Hanh. Per il monaco zen era importante insegnare la meditazione ai CEO e ai manager, perché sono loro la testa dell’economia.

Durante gli incontri, oltre di felicità e compassione, Thich Nhat Hanh parlava anche di soldi: secondo lui oggi abbiamo più soldi che in passato, ma abbiamo meno felicità che in passato. 

Seguendo la moda (o l’onda) della meditazione, anche Google organizzò una giornata di insegnamento meditativo, in cui venne svolta anche una cerimonia del tè, a 15 CEO delle più importanti compagnie tecnologiche al mondo. Del resto, anche Steve Job trovò nello zen una via di sviluppo mentale per la sua idea di industria e sviluppo tecnologico.

Accanto alla trasformazione economica e finanziaria mediante meditazione, Nhat Hanh sviluppò anche una rivoluzione ambientale, pure in questo caso in linea col filone della semplicità zen: bisogna manifestare rispetto e compassione per l’ambiente mediante la meditazione, una pratica che sviluppa al tempo stesso spiritualità ed etica. Come? Eseguendo con responsabilità e concentrazione ogni azione che compiamo in ogni istante della nostra giornata, dalla più semplice, come il camminare, a quella più complicata, come assemblare una macchina.

Estrema consapevolezza, dunque, che deve invadere anche il campo della cultura. Tutto è inglobato in un sistema che accetta il consumo indiscriminato come esempio di sviluppo. E fin qui nulla di nuovo; non è certo il primo a dirci che dobbiamo consumare di meno. Ma Thich Nhat Hanh afferma che il nostro consumismo lo utilizziamo come medicina per dimenticare le nostre ansietà e i nostri problemi. Ed è una medicina che, invece, uccide.

Il buddismo, anticipando la teoria Gaia di James Lovelock, assume il mondo come un organismo vivente in cui noi siamo parte integrante. Come scrisse Battiato, forse influenzato da questa teoria: “Dentro di me vivono la mia identica vita dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo… Io a quale corpo appartengo?”

Quindi secondo il maestro (e secondo anche il buddismo), distruggendo l’ambiente, distruggiamo noi stessi. Una realtà oggi acclamata, ma che negli anni Settanta-Ottanta, quando il thay iniziava a predicarlo, non era così scontata. È in questo senso che dobbiamo interpretare la frase, trasformata poi in mantra: “cammina come se dovessi baciare la terra con i tuoi piedi”.

Durante una sua intervista con Anne Simpkinson, Thich tentò, imitando l’ingenua iniziativa del Mahatma Gandhi quando inviò una serie di lettere ad Adolf Hitler, di lanciare (anche lui ingenuamente) dei messaggi a Osama bin Laden invitandolo a esternare tutto il suo dolore interiore che avrebbe convogliato in violenza. Agli americani, infuriati dall’attacco alle Torri gemelle, disse che “il solo antidoto alla violenza è la compassione”. Un antidoto che, però, è concesso a pochi, come lui stesso ammetterà. “La compassione non si compra al supermercato”.

“Quando la nostra casa è in fiamme, dobbiamo spegnere il fuoco prima di investigarne le cause” disse nel 2001 a proposito degli attacchi alle Torri gemelle. Una frase, quella della casa in fiamme, ripresa recentemente per altri motivi.

Nel 2005 il governo vietnamita gli permise di tornare in patria. Arrivarono in decine di migliaia ad attenderlo all’aeroporto e a salutarlo lungo il tragitto verso il monastero. In seguito, altre migliaia di giovani vietnamiti chiesero di essere ammessi al suo ordine suscitando una certa apprensione nel governo socialista di Hanoi.

Nel 2014, un colpo apoplettico lo privò della parola e da allora Thich Nhat Hanh rimase a Hue.

Una volta, a chi gli chiese se credesse nel diavolo e in Dio rispose che sì, ci credeva. Ci credeva però in senso buddista. “Dio e il diavolo sono due aspetti di noi stessi”, non sono entità esterne a noi. “Il diavolo esiste quando il Buddha che è in noi è celato”. Siamo quindi noi stessi Dio e diavolo, una concezione lontanissima e inconciliabile con la visione cristiana.

Ed è sempre in questa sua visione buddista che nel 2000, al termine di un ritiro spirituale tenuto nei pressi di Roma, disse che “morte e nascita sono solo concetti; non c’è morte e non c’è nascita”.

L’11 ottobre 1926, a Hue, nacque Nguyen Xuan Bao e il 22 gennaio 2022, a Hue, morì Thich Nhat Hanh. O forse no.

Addio al monaco Zen pacifista Thich Nhat Hanh ultima modifica: 2022-01-24T20:48:12+01:00 da PIERGIORGIO PESCALI
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