Grazie, Francesca

LUCIO FAVARETTO
Condividi
PDF

Qualche mese fa ho comprato il libro di Francesca Mannocchi Bianco è il colore del danno. Ho seguito i grandi reportage di Francesca, grazie alla simpatia e alla stima per una trasmissione su la 7, “Propaganda Live”, tra le poche a fare un servizio pubblico denudando qualsiasi re e dedicandosi agli ultimi.

Da allora ho cominciato a leggere i suoi articoli sulle guerre, ho fatto attenzione al suo lavoro di documentazione nei vari programmi televisivi, dove i cosiddetti fatti separati dalle opinioni, raccontano, con una pietas sottostante e mai retorica, gli avvenimenti nei luoghi sperduti e lontani dove Francesca e il marito Alessio vanno in una sorta di “missione” per tenerci informati su quel poco che si capisce della guerra e dei suoi disastri.

Ma torniamo al libro. Mi aspettavo una specie di confessione sulla sua malattia, la schlerosi multipla, sulla conciliazione tra malattia, gravidanza e un lavoro rischioso.

Ho trovato una scrittura (e qui colpevolizzo Francesca per avermi tenuto una notte intera a leggere) degna della Yourcenar, di Sartre, di Pavese, dei grandi scrittori che hanno accompagnato la mia vita. Una fratellanza letteraria: abbiamo letto molti degli stessi libri, ascoltato molta musica che ci accomunava nei gusti.

La parte “poetica” del romanzo serve solo a dire ciò che non si può dire diversamente. 

Molti avranno delle resistenze nel leggere un libro che sembra parlare solo della malattia di Francesca. Ma è un errore. È grande romanzo, che inizia con il raccontare la povertà e le difficoltà (che non vengono mai scritte come tali) di una famiglia con un nonno povero e malato di cuore. In quel periodo c’erano cure meno efficaci. La nonna per far campare tutta la famiglia si dava da fare lavorando, come sanno fare le donne, con lavori difficili, manuali, che la sfinivano, senza lamentarsi.

La vita presa come capita, la malattia come un caso. Si nasce in un luogo e in una famiglia qualsiasi, e come i ragazzi che erano mancini a scuola, venivano obbligati a scrivere con la mano destra “ci si adatta e si continua con la mano destra” (Roland Barthes). Così si comporta Francesca Mannocchi.

La storia che il libro racconta, pieno d’amore, va detto, è quella sicuramente delle traversie personali, ma nel senso di renderci tutti fratelli, poiché nessun medico a cui si chiedono certezze, sa dire il come il quando il perché si diventi, o si possa diventare da “broken” parte di un futuro imponderabile. Ci si adatta e si continua. I fatti, raccontati per ciò che sono, riescono a commuovere, a smuovere il rapporto più difficile da comprendere: la nostra finitezza e l’ingiustizia come “critica radicale alla vita” (Sartre). Raccontare cosa per cosa, senza farne “un’esclusiva”, il contrario del televisivo “abbiamo una notizia” di tanta triste televisione.

C’è un cuore grande, mai ostentato, che attraversa tutta la famiglia di Francesca e che diventa il preambolo del suo fare, scrivere, dire con gentilezza le cose che potrebbero sembrarci uniche quando ci capitano e che invece fanno parte della vita dei tanti. Una poetessa come la Mannocchi ha la capacità di rendere universale la sua storia. Chi non ha visto in ospedale una persona cara malata, o che ci ha lasciati, non conosce, forse, la realtà. Da non perdere l’accudimento finale della madre che si spegne come un fiammifero. È puro amore detto solo tra le righe. La Mannocchi sa raccontare silenzi. Non è compito facile in un romanzo.

È difficile consigliare un libro che sembra parlare SOLO di medicina, ma vi assicuro che non è così. L’infanzia, la malattia, le difficoltà, la nonna che dice sempre “se aiuti ti aiutano”. Per questo ho deciso di regalare varie copie agli amici più cari. Hanno tutti acciacchi dovuti ai malanni del tempo, e ho notato che sono spaventati da quello che presumono l’argomento centrale del libro. È un libro che andrebbe divulgato nelle scuole, passato ai medici, fatto girare il più possibile. Perché di così belli se ne trovano pochi.

La realtà è la poesia della Mannocchi, il saper raccontare della caduta in motorino, della paura di non essere all’altezza delle aspettative del padre sul piano scolastico, delle piccole gioie come lei sa raccontare, la malattia come fatto politico. Un passo di grande letteratura è il bagno al mare con il figlio. Anch’esso rincula come un fucile quando nel racconto di una bellissima nuotata dice: “la famiglia è entrare in acqua, per trovarsi senza accorgersene dall’altra parte della riva”. Non è una cronaca di una serie di eventi, ma, e forse qui la Mannocchi mi biasima, la tenerezza verso gli altri, come se il romanzo avesse una texture invisibile piena di affetto. Un affetto bello e lievemente contraddittorio, privo di tensioni traumatiche. L’amore si vede, si sente, si legge in controluce.

Non sto mitizzando la mia simpatia per la scrittrice, ho preso un calmante alle 3 di notte per riuscire a chiudere il libro e, malgrado questo, dopo pochissimi minuti l’ho ripreso in mano cercando a tastoni libro e occhiali per leggere e non disturbare chi dorme con me da 35 anni. 

Sarebbe bello fare una recensione collettiva, una specie di lettura e commento come quelli che si facevano in classe a scuola. Vorrei prendere il libro, fare uno “spoiler” come si dice ora quando si anticipano i contenuti di qualcosa, e con un copia e incolla metterlo tutto, ma proprio tutto, dentro a questo piccolo commento. C’è qualcosa di speciale in questo libro, che diventerà grande letteratura. 

Consiglio a tutti la profonda sincerità del testo, la qualità dello scritto, perché mi pare di aver capito che a Francesca interessano le persone, reduce da una famiglia meravigliosamente altruista. Il resto spetta a voi. Non perdetelo. È una specie di capolavoro senza fronzoli, è di aiuto. Si citano autori appartenuti alla mia vita a volte più delle persone, si cita musica che sta nel mio mobiletto dove ci sono tanti e tanti dischi. E ci si sente affratellati, in bilico come un ballerino-atleta del Cirque du soleil, da una parte esterrefatti come bambini, dall’altra maturi, nel mio caso forse vecchi, e dunque preoccupati. Ci si sente parte di qualcosa, si assiste, si lacrima da soli, si sente di appartenere a un consesso umano perché, anche se non viene detto, la vita può essere difficile. C’è una specie di rapporto fenomenologico con le cose della vita.

Grazie Francesca, mi aspettavo qualcosa di completamente diverso. Ora ho nella testa tuo nonno, tua nonna, i natali, i cibi al peperoncino, il fatto che tu non abbia mai creduto a Babbo Natale, ma mi hai regalato il consesso dei viventi, raccontato da una grande autrice. Il modo asciutto e lirico insieme (una contraddizione non semplice da risolvere con la scrittura) ci tocca il corpo e la mente. Di più non posso scrivere: finirei, come ho già detto, per copiarvi il libro.

È un romanzo per chiunque, da non perdere, vicino ai suoi reportage. Dove si cerca di allontanare le brutture di qualsiasi guerra, di qualsiasi esodo, lasciando al lettore o a chi vede lo spazio per respirare e non venire travolto dagli avvenimenti. 

Non finirà di stupirvi: è tra i miei grandi libri, tra le mie grandi canzoni (Nick Drake, Nirvana), tra i suoni che attraverso le parole – pur in un tema così difficile – ci rendono una generazione (lei è più giovane di me) fatta di nuovi orgogli. Perché c’è ancora del bene. C’è ancora mestiere, ci sono ancora ascolto e racconto. Leggendo, ci si sente meno soli. È vero, ci sono anche dichiarazioni di paura, di forte malessere fisico. Ma forse così ci si sente meno soli: “abbiamo tutti un blues da piangere” o da cantare ove questo sia possibile, aggiungo io. 

Sento di non aver descritto la trama del romanzo, ma è impossibile: come per tutte le cose grandi, va letto e riletto e basta.

“Si nasce e si muore soli, basta volersi un po’ di bene” (Cesare Pavese).

Grazie, Francesca ultima modifica: 2022-03-27T19:34:42+02:00 da LUCIO FAVARETTO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento