Ucraina. Un accademico, gay ed ebreo, scrive a un’amica

BRUCE LEIMSIDOR
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Di recente, una mia vecchia amica e collega mi ha chiesto se sono mai stato in Ucraina e che opinione mi sono fatto del conflitto in corso. Quella che segue è la risposta che le ho scritto e nella quale chiarisco che le mie opinioni sulla questione sono – almeno in una certa misura – influenzate dalle mie esperienze personali, dalla mia storia familiare e dal mio retroterra etnico. È dunque un punto di vista personale, che aggiunge, credo, una certa sfumatura a una discussione nei media occidentali – quella innescata dal conflitto – piuttosto polemica.
Per questo sottopongo la mia risposta alla collega alla considerazione dei lettori di ytali:

Nel corso degli ultimi dieci anni ho insegnato diverse volte in Ucraina come professore ospite, ho tenuto conferenze e sono stato intervistato dalla televisione ucraina. La mia attività professionale è stata esclusivamente a Odessa, ma ho anche viaggiato per visitare Leopoli e dintorni, dove i miei antenati paterni avevano vissuto almeno dall’inizio del XVIII secolo. Fortunatamente, la mia famiglia è emigrata negli Stati Uniti molto prima dell’invasione nazista, ma alcuni membri della mia famiglia allargata furono bruciati vivi nella loro sinagoga locale dai nazisti e dai loro collaboratori ucraini. I loro nomi, che portano il mio cognome piuttosto singolare, sono incisi su una targa posta da un’organizzazione ebraica sulle rovine della sinagoga incendiata contenente i nomi delle numerose vittime presenti nella città di Veliky Mosty, a breve distanza da Leopoli [nell’immagine di copertina].

Ho anche insegnato per un periodo anche più lungo in Russia, principalmente ad Astrakhan, ma anche in Daghestan e in Cecenia. Fino a quando non è diventato evidente che stavano cercando di usarmi come un “utile idiota”, ho avuto rapporti continui e persino stretti nel ministero russo dell’immigrazione. In un incontro all’Università di Astrakhan, ho commentato favorevolmente l’accoglienza e l’integrazione in Russia dei migranti ucraini, per lo più di etnia russa, durante il conflitto del 2014. Incoraggiato da ciò, il ministero ha facilitato il mio accesso a molti dei loro progetti, ma tutto si è concluso quando il mio contatto al ministero mi ha chiesto di diffondere rapporti inventati sul virus Covid 19 che era stato sviluppato in un laboratorio di guerra biologica degli Stati Uniti. Ovviamente, ho rifiutato e interrotto tutti i contatti successivi.

Ho mantenuto cordiali relazioni di colleganza con docenti sia in Russia sia in Ucraina, anche se, per motivi di sicurezza, non discuto mai di politica con loro su Internet, nemmeno attraverso i canali presumibilmente sicuri. I miei contatti russi sono tutti, credo, anti-Putin, ma, credo, non necessariamente filoucraini. Per quanto riguarda i miei contatti ucraini, sono tutti principalmente, ma non esclusivamente, di etnia russa o ebraica (Odessa è un centro per entrambe queste minoranze).

Ti prego di tener conto che la mia posizione sulla situazione attuale in Ucraina è fortemente influenzata dal fatto che sono un accademico specializzato in diritto dell’immigrazione, gay ed ebreo. Da un lato, Putin è senza dubbio il leader russo più pro-ebrei della storia. Ha finanziato un importante museo ebraico a Mosca e ha sostenuto finanziariamente le comunità ebraiche in tutta la Russia. Ho visitato personalmente molti dei progetti che ha finanziato. È, semmai, FILO-semitico.

Al tempo stesso è veementemente omofobo. Sostiene una legislazione omofobica pericolosa in tutta la Russia, e i miei amici gay russi, anche quelli in posizioni professionali piuttosto buone e il cui orientamento sessuale è noto ai colleghi etero, vivono in un continuo stato di ansia. Ancor più tragico è che non osano consigliare adolescenti gay alle prese con la loro sessualità che hanno un disperato bisogno di guida, a causa di leggi russe che puniscono severamente la “propaganda gay”.

Allo stesso modo, la situazione in Russia, in materia di libertà accademica, si è notevolmente incupita negli ultimi anni. Quando ho iniziato a insegnare diritto internazionale in materia di asilo e immigrazione in un ateneo russo circa una decina d’anni fa, potevo essere anche apertamente critico nei confronti delle normative e delle pratiche russe in materia di asilo e persino ricevere un aperto sostegno dall’amministrazione universitaria. Più recentemente, tuttavia, in una conferenza tenuta presso la stessa università in cui avevo precedentemente goduto della libertà di espressione, quando, in una presentazione, ho espresso ciò che non è altro che una critica indiretta, molto blanda, al sistema russo, suggerendo che il sistema di asilo russo necessitava di alcune lievi revisioni in vista degli eventi contemporanei, la mia presentazione è stata interrotta. È successo due volte, esattamente nello stesso punto della mia presentazione, in due sessioni separate, quindi non c’è dubbio che non sia stato semplicemente per “mancanza di tempo”, come si diceva. Successivamente sono stato invitato a tenere un corso in un’università di Mosca, ma sono stato avvertito dai colleghi che dovevo stare attento a quello che dico. Ho rifiutato l’invito.

Quel che è più importante, a parte questi problemi, è che l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è una grave violazione del diritto internazionale, anche senza neppure considerare le atrocità russe recentemente riportate.

Chiaramente, non sono un fan di Putin, né posso sostenere la parte russa in questo conflitto. Ma come ebreo, e anche come esperto di legalità, è difficile per me essere totalmente entusiasta dell’Ucraina. Gli ucraini collaborarono con entusiasmo con i nazisti nel loro annientamento degli ebrei, e molti dei maggiori collaboratori, come Bandera, sono ancora celebrati con statue e nomi di strade, soprattutto nell’Ucraina occidentale. Fino all’attuale governo ucraino, c’era il sostegno ufficiale da parte del governo ucraino di un’organizzazione, l’Istituto della memoria nazionale, che promuoveva la banalizzazione della collaborazione ucraina con i nazisti nello sterminio della quasi totalità della popolazione ebraica, e Zelensky non è stato in grado di ribaltare completamente questa deriva. L’attuale inno nazionale ucraino celebra i cosacchi, che erano i principali agenti dei pogrom antisemiti, e le città prendono il nome da antisemiti storici, come Khelmnitsky. Fino a tempi recenti, era difficile per le comunità ebraiche in Ucraina ottenere il controllo o addirittura l’accesso alle sinagoghe che erano state rilevate dalle autorità locali. Anche a Odessa ci sono voluti anni prima che la comunità ebraica ottenesse il controllo e l’accesso alla storica sinagoga principale. È molto difficile per un ebreo essere entusiasta della cultura ucraina, anche oggi. Ho visitato e lavorato a Odessa con piacere, poiché è, da questo punto di vista, alquanto atipica. Non credo che mi sarei sentito così a mio agio a Kiev, e certamente non a Leopoli, nonostante sia una delle città più belle d’Europa.

Inoltre, sostengo convintamente la riluttanza della parte occidentale dell’Unione Europea ad accelerare l’ingresso dell’Ucraina nell’UE. Secondo Transparency International, l’Ucraina è uno dei paesi più corrotti al mondo, trovandosi al 122mo posto in una lista di 180 paesi presi in considerazione. È seconda solo alla Russia in termini di corruzione tra i paesi europei. Zelensky è probabilmente meno corrotto della maggior parte dei funzionari ucraini, ma nei tribunali c’è tanta corruzione, così come tra i membri del parlamento e i funzionari locali. Sono sicuro che anche alcuni miei colleghi universitari non siano del tutto innocenti da questo punto di vista. Parte del motivo della corruzione è che i salari sono così ridicolmente bassi a tutti i livelli che si è costretti a prendere mazzette per sopravvivere. Stipendi bassi che non sono limitati solo agli accademici; anche i membri della magistratura guadagnano appena abbastanza per sopravvivere. È quindi del tutto ragionevole mettere in discussione la validità della democrazia ucraina, visto il grado di corruzione che indubbiamente s’insinua in molti aspetti della vita pubblica, compreso il processo elettorale.

Aggiungo che la questione dello stato di diritto, nel suo complesso, è molto debole in Ucraina; il divieto da parte dell’attuale governo per gli uomini tra i 18 e i 60 anni di uscire dal Paese è in diretta violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, articolo 13.2, che garantisce la libertà di partire e tornare nel proprio Paese (escludendo, ovviamente, quelli sotto accusa penale). Se obbligare i cittadini a sottoporsi alla leva militare è, chiaramente, legale, non è tuttavia legale vietare l’emigrazione per evitare la leva. Ai tempi della guerra del Vietnam, negli Stati Uniti molti giovani emigrarono in Canada e in altri paesi per evitare di essere arruolati e andare in guerra, e non fu loro impedito di partire. Perfino Assad, in Siria, non impedisce ai giovani di uscire dal Paese per evitare la coscrizione. I media occidentali, nel loro giustificato sostegno all’Ucraina nell’attuale conflitto con la Russia, esagerano ed evitano di discutere di queste macchie di fronte a ciò che è costantemente rappresentato come la vittima; quelle macchie restano, tuttavia, lì.

Un monumento a Stepan Bandera nella piazza di Veliky Mosty

Si badi bene, una volta che un paese è ammesso nell’UE, non è prevista l’espulsione e il paese avrebbe potere di veto su molte decisioni dell’UE che richiedono l’approvazione unanime. Abbiamo visto come l’Ungheria e la Polonia hanno indebolito l’UE. In breve, la vita dei residenti nell’UE sarebbe, in una certa misura, determinata a Kiev. Lo vogliamo davvero? Accelerare l’ingresso dell’Ucraina nell’UE sarebbe, ovviamente, per Putin un forte schiaffo in faccia. Ma l’umiliazione di Putin vale il prezzo che si continuerebbe a pagare?

Chiaramente, sostengo con forza la parte ucraina nell’attuale conflitto, ma pur essendo molto critico nei confronti di Putin e della Russia, mi oppongo anche con fermezza alla demonizzazione generalizzata della parte russa, così come sono contrario all’annacquamento dei problemi seri che pone l’Ucraina. Forse la polarizzazione del discorso è inevitabile in una situazione di guerra. Forse è necessario per chi è direttamente in battaglia, ma non per noi che abbiamo il privilegio di considerare la situazione a distanza. Dovremmo permetterci il lusso di considerazioni più sfumate.

Bruce Leimsidor in un ritratto di Maggie Siner
Ucraina. Un accademico, gay ed ebreo, scrive a un’amica ultima modifica: 2022-04-12T13:28:10+02:00 da BRUCE LEIMSIDOR
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3 commenti

valeria termini 14 Aprile 2022 a 9:03

Una riflessione coraggiosa, che apprezzo per la sincerità e l’autonomia del pensiero; mostra quanto sia necessaria una discussione ponderata in questo difficilissimo e crudele ritorno della storia in Europa.

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GPaolo Lombardi 15 Aprile 2022 a 9:36

Capita di rado, in questi tempi, di leggere qualcosa ricco di informazioni e contenuti, e soprattutto attento a non cadere in giudizi di parte. Anche se, correttamente, l’autore dichiara più volte il proprio parere sull’invasione dell’Ucraina e le responsabilità di Putin. Molto utili e per me preziose le informazioni sulle ombre presenti nella realtà ucraina

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Tiziana Plebani 13 Maggio 2022 a 9:23

Davvero interessante! grazie Ytali

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