Venezia e la bellezza

FRANCO AVICOLLI
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La bellezza e la narrazione

La bellezza è il valore di un ente che prende corpo in un percorso sensoriale di attrazione, quindi di desiderio, poi di volontà possessiva, infine, di destino da condividere. È materia specifica dell’amore di cui è ragione e oggetto. È tema della poesia e dell’arte, dove diventa testo e riferimento, narrazione. La bellezza seduce, conduce verso uno stato di benessere fisico e mentale, ad un’esaltazione biologica dove i sensi possono esprimersi intensamente e con libertà.  Platone ne tratta nel Simposio collocando la bellezza in un processo conoscitivo in cui l’eros svolge un ruolo basilare ben distante dalla supposta spiritualità – il famoso “amore platonico” – voluta da epigoni medievali.  Amore e bellezza si guardano e si danno reciprocamente un volto, poi camminano mano nella mano verso una conquista che sovrasta le circostanze. Tra i molti significati, è sommo il mito quasi esperienziale di Amore e Psiche nelle Metamorfosi di Apuleo, l’opera che sant’Agostino volle chiamare L’Asino d’oro.

 Della bellezza, Omero propone un’immagine nel canto XVIII dell’Iliade, dove il dio Efesto lavora alacremente per forgiare le armi di Achille. Il campo di battaglia e il volteggiare inclemente di spade, di lance e del furore guerresco, cedono la scena alla laboriosità e alla creatività del dio fabbro. Teti, la madre dell’eroe greco, cosciente della morte imminente del figlio, chiede allo sposo di Afrodite di realizzare armi adeguate a rappresentarne la grandezza. La scena è carica di una tensione creativa intenta ad andare oltre la tragedia della morte e della fine. Lo slancio creativo diventa scudo e valore espresso dalle immagini create dal dio zoppo, la ragione in sé della cosa oltre il suo uso. La dea del mare sa che le armi non impediranno la morte del figlio e chiede, perciò, che esse siano la qualità eterna della sua grandezza, ne siano immagine e bellezza in quanto entità capace di suscitare commozione.

E fece per primo uno scudo grande e pesante, / ornandolo dappertutto; un orlo vi fece, lucido, / triplo, scintillante, e una tracolla d’argento. / Erano cinque le zone dello scudo, e in esso/ fece molti ornamenti coi suoi sapienti pensieri. / Vi fece la terra, il cielo e il mare, /l’infaticabile sole e la luna piena.

Sullo scudo, Efesto scolpisce due città in guerra e in pace, scene di vita rurale, feste nuziali che inneggiano alla vita e l’oceano che chiude la forma circolare. Esso è ciò che si frappone tra l’uomo e la guerra, la vita e il caos, è un valore dell’oggetto che suggerisce altro, colpisce la sensitività che finisce per celebrare il suo possessore. Porta in una dimensione estranea alla guerra/caos, enfatizza il valore della vita, ne definisce la complessità. Su un altro piano, potrebbe essere il “molto buono” riferito all’uomo, che chiude la narrazione del “Racconto della creazione”, del biblico libro della Genesi.

Orbene, nessuno ha mai toccato lo scudo di Achille, né ha visto Efesto al lavoro o la madre dell’eroe che implora. E tuttavia, nessuno ha mai dubitato della loro esistenza, del loro stesso esserne forma modellabile, pertanto eterno presente, narrazione e testo, esistenza e attrazione.  Dio creatore, malgrado l’enormità dell’universo, rimane senza volto, un mistero; eppure, c’è una narrazione a testimoniare la sua esistenza in una lettura referenziale su cui si innestano dialoghi infiniti e permanenti, coinvolgimenti vitali rinnovati.    Possono essere eroi, poeti, divinità o quello che sono, ma tutti, senza eccezione, sono protagonisti della narrazione e solo per essa dell’evento: entrano a far parte del quotidiano, sono una modalità compensativa dell’assenza, danno cibo agli avidi sensi,  ampliano qualitativamente la dimensione conoscitiva,  conducono la biologia ad un alto grado di percezione e di immaginazione, sono  viaggio e necessità in quanto possibile modello di bellezza e riferimento dell’appartenenza.

Walter Launt Palmer, Reti a secco, 1900

   

Immaginazione, arte e bellezza.

Stimolata dalla bellezza, l’immaginazione si inoltra nei meandri e nei suggerimenti della narrazione, assumendosi la fatica corporea del movimento alla ricerca di un qualche piacere; percepisce e narra ciò che incontra in una continua costruzione di sinapsi tra l’apparire improvviso e il sedimento della memoria personale e della storia collettiva, nel sé e nell’essere comunità, narrazione e città che si racconta.  È il magico mondo della letteratura e della storia: attesa, annuncio, domanda e illuminante processo identificativo. 

Tra le molte e fortunate esperienze vissute in tale stato di esaltazione, mi piace ricordare un viaggio in Antartide, un volo verso una meta geografica tangibile che si riveste della narrazione dantesca, la base Marambio dei nostri giorni e il monte del Purgatorio dell’immensità oceanica disabitata di Dante Alighieri, punto esatto da cui il fiorentino e Virgilio uscirono “a riveder le stelle”. Tutto incredibilmente reale. Chi saprebbe separare la realtà dantesca, da quella che vola in un aereo verso il Polo Sud? Come non considerare quel momento un dato della bellezza?

Il percorso che porta la bellezza e l’arte a coincidere è induttivo, risponde alla logica della narrazione stessa e alla sua lettura. In questo andare le arti costruiscono l’alterità, quale che sia, una dimensione cui ci si affida senza una ragione specifica, come per esaltare ciò che accade d’attorno e ora.  Al definirsi progressivamente in senso di benessere biologico, di piacere e stimolo, tale effetto dà il profilo ad una realtà che si può chiamare salvifica proprio in virtù dell’effetto prodotto che si configura come riferimento. Un’opera d’arte, pertanto, nella misura in cui esprime quel grado di valore assimilabile alla bellezza, può essere, come dice il principe Myskyn, il valore che “salverà il mondo” in senso lato, un’esigenza sempre più martellante in questo nostro tempo di guerra di tutti contro tutti. Ed è appunto quella del modello della bellezza che salva, la dimensione in cui bisogna collocare Venezia. La sua esistenza è lo scudo di Achille che porta oltre la morte, in una dimensione altra della contemporanea complessità del reale.   

George Loring Brown, Venezia di sera, 1879

Venezia e la bellezza

La differenza è che lo scudo di Efesto è solo narrazione omerica, mentre Venezia è anche testo scritto, soggetto visibile realizzato nel dialogo tra l’uomo e il territorio, volto e interlocutore dell’evento diacronico. Insieme alle proprie morfologie, Venezia possiede la natura di se stessa, è l’ambiguità dinamica in cui è possibile fluttuare seguendo la spinta dell’anelito umano che cerca la convivenza. La città e la sua laguna sono l’ente di un sistema di convivenza liberato dalla sua utilità circostanziale immerso nella problematica sociale e ambientale dei nostri giorni. Per essere corpo dell’attrazione diffusa induce a credere che sia un referente della bellezza. Venezia è perciò speciale nel presente proprio per la sua intrinseca proprietà di essere ispiratrice di un mondo storico e biologico che ha al proprio centro l’uomo in virtù del quale può continuare ad essere necessaria. E non si tratta dell’uomo astratto senza tempo, ma proprio di quello che quest’ultimo ha consegnato alla modernità, dimensione piuttosto confusa e condizionata da una conflittualità cieca incapace di scegliere una direzione.

 Per la sua semplice esistenza, Venezia è appartenenza e indirizzo, suggerimento di vita, palestra dell’umano andare.  In una particolare seduta dedicata al Premio Torta consegnato nel 2023 ai cittadini di Venezia per la loro capacità di resilienza alle aggressioni generiche del mondo e specifiche del turismo cosiddetto over, Tiziano Scarpa ha suggerito un vivace e affascinante Catalogo delle onde, un testo dove lo scrittore veneziano disegna una città in cui l’onda è movimento, carattere e metafora della sua fragile bellezza. Nella lunga lista delle molte possibilità, si legge che l’onda è relazionale, proprio nel senso di un protagonismo nella strutturazione dei rapporti; è gibigianna, ossia rifrangente, abbagliante, luminescente; cinematografica per quella sua  proprietà di proporre, come una pellicola, sequenze di immagini mobili; l’onda scrive sui muri, sui palazzi, sotto gli archi dei ponti e con le sue increspature può essere sgretolante o anche reticolare; c’è l’onda oscillante e insieme specchiante che riporta, come altre, alla città e alle sue problematiche, ma anche a quelle del vivere che a Venezia trovano una loro speciale enfasi. La bellezza di Venezia riporta così alla problematicità complessa del vivere, alla ragione che concede all’uomo una centralità insostituibile e ad un’esistenza, quella della città lagunare, in cui è possibile trovare strumenti e conforto.

In altra circostanza, l’Istituto Romeno di Cultura ha voluto celebrare la Festa Nazionale della Romania con un concerto nella Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco proprio nel bel mezzo di un altro concerto pittorico realizzato da Jacopo Tintoretto. Ovviamente, il dialogo fra il testo pittorico e quello musicale non poteva non rinnovare un senso della vita in una sua essenza umana esaltante. Il mondo è quello che è con le sue miserie e le sue piccolezze, ma la bellezza, l’arte e Venezia provvedono opportunamente ad indicare altre vie più suggestive ed accoglienti. 

 Venezia non è un’isola dove rifugiarsi per salvarsi dal mare magnum della lotta e del disordine, è una componente della complessità moderna che ne fa costante richiesta. La sua esistenza è un dato della storia e un riferimento per le possibilità di costruire convivenza: con la sua laguna, essa è perciò una conquista, una forma realizzata della narrazione in cui è  racchiusa la possibilità del rinnovo in una prospettiva in cui la convinzione del dostoeskijano principe Myskin  si completa operativamente con l’invito di Konrad Fiedler dettato nel suo aforisma 198, in cui afferma: Non è vero che gli artisti debbano esprimere il contenuto di un’epoca: essi devono dare all’epoca un contenuto. Ecco, Venezia è lo strumento.

immagine di copertina: Jane Peterson, Laguna, 1920

Immagini tratte da UNMASKING VENICE: AMERICAN ARTISTS AND THE CITY OF WATER

Venezia, 2 dicembre 2023

Articolo pubblicato dalla rivista Nexus, che ytali.com ringrazia per averne consentito la riproduzione.

Venezia e la bellezza ultima modifica: 2024-01-29T18:34:03+01:00 da FRANCO AVICOLLI
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