A Venezia per le ultime amministrative abbiamo avuto otto candidati Sindaco: tutti uomini.
Il dato è significativo se si osserva che, nel dibattito pubblico veneziano, il tema della rappresentanza equilibrata tra uomini e donne nelle istituzioni è rimasto sostanzialmente assente.
Venezia è una città complessa e strategica. Una città che, fin dalla prima legge speciale del 1973, viene definita, “di precipuo interesse nazionale”. Una città in cui si discutono grandi questioni: casa, turismo, sicurezza, lavoro, servizi, spopolamento, transizione industriale, futuro del porto, ampliamento dello scalo aereo.
Quasi mai, però, si affronta un nodo essenziale della qualità democratica: chi decide; quali esperienze, sensibilità e condizioni sociali compongono la classe dirigente.

Colpisce inoltre in queste elezioni una contraddizione evidente del sistema politico veneziano: uno scollamento tra quanto si chiede agli elettori e quanto viene praticato dai politici.
La legge elettorale prevede, giustamente, la doppia preferenza di genere, chiedendo ai votanti, quando esprimono due preferenze, di indicare un uomo e una donna. È il riconoscimento istituzionale del fatto che una democrazia ha bisogno della presenza di entrambi i generi nella rappresentanza pubblica. Eppure questo principio sembra arrestarsi proprio al vertice della competizione politica. Tutti i candidati sindaco sono uomini e nessuno ha posto con chiarezza il tema di una vicesindaca donna o di una reale condivisione della guida politica della città con le donne.
Si chiede dunque agli elettori di praticare l’equilibrio di genere nel voto, ma i gruppi dirigenti continuano a considerarlo opzionale,quando si tratta dei ruoli di maggiore potere politico e amministrativo.
A distanza di 80 anni dal diritto di voto alle donne in Italia, ci sisarebbe potuto aspettare almeno un’assunzione di responsabilità chiara: l’impegno di costruire giunte realmente paritarie a partire dai ruoli decisivi, quelli che orientano bilanci, investimenti e priorità amministrative. Non per una logica simbolica o compensativa, ma perché una democrazia rappresentativa funziona quando le diverse componenti della società partecipano davvero ai luoghi della decisione. Anche perché le donne non sono una minoranza sociale o politica. Nella realtà veneziana, come nel resto del Paese, costituiscono una parte essenziale del lavoro, della cura, dei servizi, della vita economica e culturale della città. Eppure questa presenza continua a non tradursi in un’effettiva condivisione del potere decisionale.

Nella campagna elettorale i candidati sindaco hanno affrontato temi diversi, spesso importanti.
Agirmo, imprenditore del turismo, prospetta una comunità di persone, ma non cita in essa il ruolo femminile. Boldrin, che ha calcato per molto tempo la scena degli USA come Professore di economia a Chicago, non pare aver introiettato le lotte del femminismo nord-americano. Corò, ha presentato una politica perla città di tipo securitario, senza riferimento alla libertà di movimento delle donne. Del Zotto, molto attento ai temi del bilancio, ha prospettato l’espulsione delle fasce di popolazione a più basso reddito, donne comprese, con la proposta di vendere le case ATER. Martella ha affrontato positivamente ma solo in separata sede, con le candidate della sua coalizione, il ruolo del Centro donna, con il Centro antiviolenza e i progetti di integrazione delle immigrate, ruolo da rilanciare come quello della Consulta delle Cittadine, soppressa dalla Amministrazione Brugnaro. Ma non ne ha fatto oggetto del dibattito pubblico.Martini ha parlato di “internalizzazione dei servizi” che adesso sono in gran parte in appalto a cooperative senza continuità, e haquindi rimesso al centro una buona politica per asili nido, trasporti, servizi di cura alla persona che, in assenza di adeguati investimenti dell’Amministrazione, gravano da sempre sulle spalle delle donne. Ma ha lasciato il problema della parità di genere sullo sfondo. Vernier, pur affrontando vari temi di valorizzazione della Città, non ha mai toccato quello del valore aggiunto dato dalle donne alle aziende. Venturini anziché accettare la proposta di un assessorato a Venezia per la Pace, fortemente voluto da tante donne, ha vagheggiato con Crosetto di portare a Marghera l’industria delle armi e delle unità navali utili all’esercito. Ma di servizi ben strutturati che consentano il lavoro delle donne (servizi che gli sono in capo, perché Assessore “ai servizi alla persona e alla coesione sociale”) non ha fatto menzione.

Nella campagna elettorale non si è parlato della libertà di movimento femminile nello spazio urbano, della qualità e continuità dei servizi di cura, del peso che la carenza di asili nido, trasporti efficienti e assistenza alle persone fragili e a quelle anziane continua a scaricare soprattutto sulle donne. E neanche del contributo femminile al lavoro, all’economia cittadina e alla costruzione delle reti sociali.
Persino temi centrali come casa, occupazione e welfare che non sono temi “settoriali” o “sociali”, non sono stati letti dal punto di vista della loro ricaduta sulla possibilità per le donne di lavorare, partecipare alla vita pubblica e raggiungere autonomia economica.
Eppure proprio questi aspetti definiscono il grado di civiltà amministrativa di una città.
Vale la pena di ribadire che la questione della rappresentanza non è un residuo ideologico del Novecento, né un tema superato dal fatto che oggi alcune donne ricoprano ruoli politici di vertice. La presenza di leader femminili importanti non coincide automaticamente con una trasformazione delle strutture del potere e delle priorità politiche.
A consultazione elettorale conclusa o prossima alla conclusionecol ballottaggio, le donne di questa Città e quegli uomini che non si riconoscono nel machismo imperante si aspettano che sia affermato nelle scelte di composizione della giunta un principio semplice: una città si governa molto meglio quando entrambi i generi partecipano realmente alle decisioni, soprattutto nei luoghi in cui si distribuiscono risorse, opportunità e potere pubblico.

Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

