Aiutiamoli a casa loro. Ma con il “modello libico” è una sciocchezza

La Libia, per una moltitudine di disperati che vi arrivano in condizioni disumane, significa violenze di ogni genere, detenzioni illegali, stupri e torture. Come denunciato nell'ultimo rapporto di Oxfam Italia "L'inferno, al di là del mare".
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Dicono: “aiutiamoli a casa loro”. Poi ci ripensano, cancellano, correggono, precisano. Prendono i porti in faccia dall’Europa ma si affrettano a esultare: “Ma sulla Libia sono d’accordo con noi”. Il tema migranti è troppo importante, epocale, per essere piegato al volgarume della politica interna italiota. Non stiamo parlando di numeri, di per sé impressionanti, ma di esseri umani che sfidano la morte sulla rotta mediterranea per sfuggire a una morte certa nei loro Paesi, segnati da guerre, pulizie etniche, povertà assoluta, disastri ambientali. In questo scenario infernale, si staglia l’Italia che indica a un’Europa che chiude porti e sbarra le frontiere quale sarebbe il modello da seguire per l’Africa: il “modello libico”.

Si potrebbe ricordare allo “smemorato” ministro dell’Interno e all’oscillante segretario del Pd che la Libia non è la sua improbabile Guardia costiera, così come l’interlocutore statuale non può essere un primo ministro, Fayez al-Sarraj, che non controlla neanche un quartiere di Tripoli. La Libia è uno Stato fallito dove a dettar legge sono un generale, Haftar, sostenuto dall’Egitto di al-Sisi, che ha gettato le basi – armate – per la costituzione dello Stato di Cirenaica, e in Tripolitania e a Fezzan le milizie jihadiste, signori della guerra e del traffico di esseri umani, tribù in armi. Moltiplicare il “modello libico” è una colossale sciocchezza. Una sciocchezza che se attuata moltiplicherebbe sofferenza e morte.

Perché la Libia, la vera Libia, per una moltitudine di disperati che vi arrivano in condizioni disumane, significa violenze di ogni genere, detenzioni illegali, stupri e torture. È questo che denunciano di subire in Libia migranti e rifugiati secondo il nuovo rapporto “L’inferno al di là del mare”, diffuso nei giorni scorsi da Oxfam con Borderline Sicilia, MEDU (Medici per i Diritti Umani), volutamente reso pubblico in occasione del vertice dei Ministri degli Interni europei di Tallinn e della conferenza “Solidarietà e Sicurezza” tenutasi a Roma su iniziativa del Ministero degli Esteri, assieme all’Alto Commissario per la Politica estera Ue Federica Mogherini e ai Ministri degli Esteri dei Paesi africani di transito dei flussi migratori.

L’84% delle persone intervistate ha dichiarato di avere subito trattamenti inumani tra cui violenze brutali e tortura, il 74% ha dichiarato di avere assistito all’omicidio o alla tortura di un compagno di viaggio, l’80% di aver subito la privazione di acqua e cibo e il 70% di essere stato imprigionato in luoghi di detenzione ufficiali o non ufficiali. Ecco cosa è la Libia oggi:

“Sono stato arrestato da una banda armata mentre stavo camminando per la strada a Tripoli – racconta H.R, 30 anni dal Marocco – mi hanno portato in una prigione sotterranea e mi hanno detto di chiedere il riscatto alla mia famiglia (…) Mi hanno picchiato e ferito diverse volte con un coltello. (…) Un muscolo nel mio braccio sinistro è stato completamente lacerato (…) Stavo per morire a causa delle botte (…) Violentavano regolarmente gli uomini. Per spaventarci, in varie stanze amplificavano le urla per le violenze a cui gli altri detenuti erano sottoposti.

Moltiplicare il “modello libico” per arrivare a chiudere la rotta centrale del Mediterraneo. È l’intento italiano. Ma si tralascia il fatto, messo in evidenza da Oxfam, che i finanziamenti a Paesi di transito come Niger, Mali, Etiopia, Sudan e Ciad, a fronte di una maggiore collaborazione nel controllo delle frontiere e nelle procedure di rimpatrio e espulsione, non chiedono loro di rispettare standard nella tutela dei diritti umani dei migranti. Il rischio è quindi quello di creare così “nuovi inferni” per le persone in fuga da conflitti, abusi, violenze, fame e povertà. Il fatto è, sottolinea il Rapporto, che se l’accordo stipulato dall’Italia con il cosiddetto Governo di Unità Nazionale libico di Al Sarraj qualora riuscisse a diventare pienamente operativo, manterrebbe o riporterebbe le persone indietro, in un Paese dove regna il caos, con abusi sistematici dei diritti di chi scappa da guerra e povertà e dove i centri per i migranti sono dei veri e propri lager.

Ma la forza di chi fa solidarietà concreta, quotidiana, di chi salva in mare migliaia di vite e per questo viene criminalizzato dall’Europa dei manettari, sulla base di una visione che unisce idealità a concretezza indica un piano d’azione molto più realistico ed eticamente in linea con i dimenticati valori fondanti dell’Europa. Oxfam, Borderline Sicilia e MEDU hanno lanciato un appello urgente per un radicale cambio di rotta nella politica europea e italiana nella gestione dei flussi migratori. Chiedono:

– una immediata revoca dell’accordo tra Italia e Libia;

– una revisione degli accordi con i paesi di transito finalizzata solo a favorire lo sviluppo sostenibile dei paesi poveri e il rispetto dei diritti umani e dei migranti, senza mirare al controllo delle frontiere;

– di impedire agli Stati membri di stipulare accordi con i paesi di emigrazione o transito il cui governo e le forze di sicurezza non garantiscano il pieno rispetto dei diritti umani;

– l’attivazione dell’Italia per un intervento di identificazione precoce, assistenza e riabilitazione dei richiedenti asilo vittime di torture, come previsto dalla normativa europea;

– il potenziamento di canali di immigrazione, sicuri e regolari verso l’Europa, facilitando i processi di ricongiungimento familiare e garantendo la possibilità di richiedere asilo nei paesi europei di arrivo;

– di consentire rimpatri dei migranti dagli Stati Ue nei Paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo.

Ricordano le Ong:

“Oggi nel mondo più di 65 milioni di uomini, donne, bambini – gli abitanti di un Paese come l’Italia! – sono in fuga da violenze, conflitti, fame, povertà, impatti del cambiamento climatico. Queste persone hanno perso tutto: la loro casa, il loro lavoro, spesso la propria famiglia. Oggi le nazioni più ricche del mondo non riescono a proteggere queste persone come dovrebbero, e lasciano il peso dell’accoglienza dei rifugiati sulle spalle delle nazioni più povere. In molti paesi, i rifugiati non sono adeguatamente assistiti e protetti, non possono lavorare e i loro bambini non possono andare a scuola. Questo danneggia le loro opportunità di avere una vita migliore di quella che hanno lasciato.

Per concludere: “Non possiamo restare indifferenti mentre vengono violati i loro diritti, i diritti di ognuno di noi”. L’indifferenza è complicità.

Aiutiamoli a casa loro. Ma con il “modello libico” è una sciocchezza ultima modifica: 2017-07-08T19:50:06+00:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento