Comunali, primi elementi su cui riflettere

Un comune frammentato, in cui i due maggiori partiti sono votati da un elettore su due. Un comune dove il centrosinistra e la sinistra si restringono sempre più.
MARCO MICHIELI
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Nei prossimi giorni cercheremo di analizzare al meglio molti degli aspetti interessanti di queste elezioni comunali: dal rapporto di voti tra Zaia e Brugnaro alle preferenze del Partito democratico. Per cominciare cerchiamo di fornire alcuni piccoli spunti sulla frammentazione politica del comune e sul progressivo restringimento della sinistra, confermato da queste ultime elezioni comunali.

Una sorta di bipolarismo

Primo elemento è l’indice di bipolarismo, cioè la somma delle percentuali di voto ottenute dalle due coalizioni principali. Nel nostro caso quella di Brugnaro e quella di Baretta. A titolo di esempio, a livello nazionale, l’apice si è raggiunto nel 2006 quando il 99,1 per cento dei voti si è ceoncentrato sulle due maggiori opzioni disponibili (Prodi e Berlusconi).

Il punto più alto raggiunto in città è stato nel 2010, all’epoca dello scontro tra Orsoni e Brunetta, quando le due coalizioni hanno raccolto il 93,73 per cento dei voti. Per il resto si è sempre trattato di un bipolarismo molto debole (1997 e 2000) o debolissimo (1993, 2005 e 2015). Le elezioni del 2020 segnano una controtendenza rispetto al 2015, con una risalita dell’indice, anche se non a livello del 2010.

Un bipartitismo incosistente, da tradizione

Un altro elemento interessante è l’indice di bipartitismo, con cui si calcola la percentuale dei voti raccolti dalle due liste maggiori. Nel nostro ultimo caso, Lista Brugnaro e Partito Democratico. Come si vede è sempre stato un indice molto basso. Ancora a titolo di esempio, a livello nazionale il livello più alto raggiunto dall’indice è stato nel 2008 col 70,6 per cento, il livello massimo dal 1979.

Che cosa ci dice quest’indice per le elezioni appena trascorse? Che un elettore su due non vota per i due partiti principali. È così dal 1993, con due cali drastici nel 1997 e nel 2015, dove solo poco più di un terzo degli elettori votava per i due principali partiti. È un indice della frammentazione politica. Che anche il numero di liste che superano l’un per cento ci fornisce.

Nelle ultime elezioni, come nel 2010, il numero delle liste che superano l’un per cento è di 11, il più basso dal 1993.

I voti per area politica

Abbiamo anche considerato i voti per aree politiche e abbiamo quindi suddiviso lo schieramento politico in sette aree: sinistra, centrosinistra, centro, centrodestra, destra, Movimento Cinque Stelle e altri.

Come si vede nel grafico, si assiste a un restringimento dei voti dei partiti e delle liste del centrosinistra che parte dal 2005 e continua in discesa fino ad oggi. Un andamento simile si ha per le liste a sinistra delle forze riformiste, tranne per queste elezioni dove liste politiche e liste civiche (che per temi si pongono a sinistra del Pd) consentono di fare un balzo in avanti rispetto al rischio di estinzione paventato nel 2015.

L’altro aspetto interessante è il progressivo restringimento del centro, sempre più schiacciato tra i due poli.

Il polo di centrodestra invece è più grande di quello del centrosinistra, almeno fino al 2015. Qui è stata fatta una scelta di calcolare all’interno del centrodestra la Lega del 2015 che aveva candidato Bellati. Per il 2020 si è fatta una scelta diversa, inserendo Lega e Fratelli d’Italia nell’area di “destra” anche per sottolineare il peso che questa componente ha nello schieramento del sindaco Brugnaro.

Infine i Cinque Stelle: per loro sembra che l’aumento della porzione di voti corrisponda con un declino di centrosinistra e sinistra. Per il 2020 è possibile ipotizzare che al calo del Movimento sia seguita in parte la crescita della “sinistra”, in parte molto minore quella della destra.

Nella seconda immagine abbiamo eliminato “centrosinistra” e “centrodestra”. Come si vede la dinamica è quella del calo della sinistra, in concomitanza con la crescita del Movimento Cinque Stelle. Come se i grillini nel 2010 e nel 2015 pescassero in quell’elettorato. La crisi del Cinque Stelle però non comporta una crescita della sinistra. Anzi, c’è una dinamica che vede la destra inserirsi. Come se il M5S avesse funzionato da filtro: si potrebbe ipotizzare che il Movimento abbia contribuito a sottrarre voti alla sinistra, li abbia tenuti “congelati” e poi, con la crisi elettorale locale del Movimento, questi voti fossero passati, senza più alcuna rete, alla “destra”.

Ripetiamo si tratta di ipotesi di discussione, che meriterebbero anche altre indagini.


Copertina: foto di Andrea Merola

Comunali, primi elementi su cui riflettere ultima modifica: 2020-09-23T21:02:01+02:00 da MARCO MICHIELI

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